Empire

Un pomeriggio uggioso a Milano, con una pioggerellina sottile che entra nelle ossa, un freddo pungente e i treni che si perdono nella nebbia: un’atmosfera degna di un romanzo vittoriano.

Bighellono per la Stazione Centrale, in attesa che Trenitalia risolva un problema che mi ha coinvolto. Entro da Feltrinelli. Uno sguardo di sconforto sullo scaffale dedicato alla Fantascienza, povero e banale, poi mi butto nel settore fumetti. Mi cade l’occhio su Empire, dell’ Editoriale Cosmo, con testi di Pecau e disegni di Kordey.

Dato che è un fumetto steampunk e il Freccia Rossa sembra essersi perso in un universo parallelo, decido di comprarlo, per ammazzare il Tempo. E alla fine sono soddisfatto.

Empire è divertente, visionario, fracassone, ricco di citazioni, che strizzano l’occhio alla letteratura colta, mischiandola con quella popolare (anche se ci sono diverse imprecisioni: saltano subito all’occhio quelle su Mary Wollstonecraft Godwin e su Babbage… Ma non cerchiamo il pelo nell’uovo)… Il limite, a livello di trama, è forse quello di voler mettere troppa carne al fuoco. Forse, se l’opera avesse avuto un respiro più ampio di tre volumi, la leggibilità ne avrebbe guadagnato…

A livelli di disegni, invece, tanto di cappello a Cordey: le tavole, ricche di dettaglio, veramente danno immagine a un mondo parallelo…

Media ed Esquilino

Per l’angolo della polemica gratuita, mi diverto a raccontare una piccola storiella sull’Esquilino.

Da qualche giorno, erano state affisse delle locandine per promuovere una manifestazione il pomeriggio dell’otto ottobre per protestare contro il degrado del rione e contro l’immigrazione clandestina, sottintendendo un legame diretto tra i due fenomeni.

Essendo convinto sostenitore della libertà di pensiero e conoscendo alcuni di quei manifestanti come persone pacifiche, anzi paciose, non mi sono scandalizzato, anche se preferirei vederli, più che scandire slogan che lasciano il tempo che trovano, dare una mano alle diverse iniziative che si tengono a Piazza Vittorio per reagire ai problemi della zona, come per esempio i retake (il prossimo si terrà domenica 19, alle 10.00 lato OVS, per chi può essere interessato…)

Altri cittadini, hanno deciso, sempre in maniera pacifica e democratica, di esprimere il loro dissenso a tale posizione, con una contromanifestazione che si è tenuta nel centro dei Giardini di Piazza Vittorio, culminata con l’esposizione di uno striscione in cui si diceva No al Razzismo.

Allora alla prima manifestazione, quella sul degrado e immigrazione clandestina, tenuta all’angolo con Via dello Statuto, hanno partecipato quattro gatti… Alla seconda, una folla certo non oceanica, ma senza dubbio, molto più ampia dell’altra.

Stamattina, sui giornali locali, come Il Tempo o Leggo, però si è dato ampio spazio alla manifestazione di Via dello Statuto, tacendo completamente su quella contro il Razzismo.

Il che fa sorgere una semplice domanda: che interesse vi è, tra giornalisti e politici, nel diffondere un’immagine distorta di un Rione che con tanti problemi, tenta di costruire una identità e una convivenza tra diversi popoli e culture, ognuno capace di arricchire l’altro ?

P.S. L’immagine evidenzia concretamente la scarsa partecipazione alla manifestazione di via dello Statuto…

Nuovo parere su Il Canto Oscuro

Conti

Benché sia passato un poco di tempo dalla sua pubblicazione e sia prossima l’uscita del seguito, Il Canto Oscuro riesce ancora a emozionare i lettori.

Do visibilità a uno degli ultimi messaggi che ho ricevuto, che mi ha riempito di emozioni

letto tutto in una notte con la voglia di continuare pagina dopo pagina curiosità intrigo voglia di scoprire Roma chiesa affari …. grande Alessio quardarsi la mattina acciacati ma soddisfatti della lettura è gratificante … continua così

Speriamo che Lithica piaccia altrettanto !

NONSONOMAISTATAUNABAMBINA

Lacedra

Per FEMMINILE, plurale”
Rassegna in tre atti a cura di Alessandra Redaelli
Biffi Arte presenta
 
NONSONOMAISTATAUNABAMBINA
 
Una performance sull’infanzia abusata e maleamata
di Giovanna Lacedra,
con  Massimo Festi
 
Sabato 18 ottobre – Palazzo Pirola – Piazza della Repubblica 1 – Gorgonzola (MI)

Maschera e progetto fotografico: Massimo Festi
Progetto performativo e testi: Giovanna Lacedra

” Nascondi ciò che sono

e aiutami a trovare la maschera più adatta

alle mie intenzioni”

[William Shakespeare]

Sabato 18 ottobre ore 19,00

Palazzo Pirola – Piazza della Repubblica 1

– Gorgonzola (MI)

Sabato 22 Novembre ore 19,00

Galleria Biffi Arte 

P.zza Sant’Antonino – Via Chiapponi 39 – 29121 Piacenza

apertura: da martedì a domenica 11,00 – 19,00

Info: tel 0523.1720408

www.biffiarte.it

La bambina è immobile. Ferma nel suo cerchio magico.

Non guarda, non sente. Si è chiusa, come una noce.

A passo lento le si avvicina una donna. Tacchi a spillo e una maschera di cieli ricamati sul viso. Reca in mano una pagnotta sventrata. Si china davanti alla bambina e la posa ai suoi piedi, fingendo pane a quella fame lontana che meritava invece null’altro che amore.

La donna si posiziona nel cerchio magico attiguo al suo. Le si affianca, dritta e ferma, le braccia lungo i fianchi. La guarda, cerca i suoi occhi. Ma la bambina non li ha più. Dormono vuoti, dietro la prigione delle sue mani. Non vuole sapere quale donna diventerà. Non crede più allo sguardo buono e amorevole dell’altro. I grandi sono subdoli. I grandi non ti accolgono. I grandi hanno paura di essere grandi. Per questo ti distruggono.

La donna vorrebbe conoscere la bambina che è stata. Ma questa è marmorea e distante. Abbassa allora lo sguardo… e si accorge di un album da disegno lasciato sul pavimento. La storia vera comincia da lì. Da un’immagine disegnata e poi cancellata. Da una verità inascoltata. Quella di una madre, di un padre, di un sole, di una bambina. E di un vuoto improvviso. La donna lo guarda. Ma non vede né sole né padre. Soltanto solchi. Soltanto segni come graffi, rabbiosi e incisivi, a raschiare la piaga più vera.

E tutto è fissità.

La donna, nel suo cerchio ieratica, lo sguardo verso il basso, commosso sul disegno.

La bambina, nel suo cerchio ieratica, lo sguardo sottratto al mondo e al suo pane vuoto.

Quando dal bosco delle ombre giunge a interporsi fra loro LA PAURA.

NONSONOMAISTATAUNABAMBINA è un discorso performativo sull’infanzia abusata.

Perché infanzia non è semplicemente un’età anagrafica. È un paesaggio interiore. È fede. Innocenza. Stupore. Fame d’amore. Bisogno di protezione e rassicurazione. Fiducia nell’adulto. Magia delle cose. Sapore della vita. Luce. Emozione. Sorriso. L’infanzia abusata è la negazione di tutto questo. E i modi per violare l’innocenza, per fare in modo che un bambino smetta di essere tale, sono innumerevoli.

Io non sono mai stata una bambina.

A scuola dicevano che ero pigra e distratta, ma quando mi domandavano se avevo capito riportavo una descrizione cavillosa delle nozioni appena ascoltate. Non ero necessariamente distratta. Né ero meno intelligente degli altri.  Semplicemente, mi sentivo distante. Semplicemente, ero andata a vivere su un’altra stella, oltre la mia maschera. Avevo cercato un luogo dove potermi inventare la vita. Smettendo di essere la bambina-soprammobile, silente, matura e indisturbante che faceva così comodo a tutti.

“Sembra molto più adulta rispetto all’età che ha…”

No.

Io non ero matura, io non ero cresciuta. E soprattutto, non ero adulta.

Io volevo soltanto essere una bambina.

Ma non c’è stato tempo.

(Giovanna Lacedra | Nonsonomaistataunabambina)

Fantafascismo…

breda

Una delle questione della narrativa ucronica italiana è la sua riduzione al cosiddetto fantafascismo, l’insieme di romanzi basati sulla sopravvivenza del Regime oltre il 1945 a causa della vittoria italiana nella Seconda Guerra Mondiale, al fianco o contro la Germania nazista, o della sua neutralità.

E’ innegabile che questo tipo di romanzi siano diffusi, come quelli, meno numerosi, che ipotizzano un mancata Unità di Italia: altri temi, come la Prima Guerra Mondiale o gli anni Settanta, sono assai meno trattati.

Se dovessi fare un’ipotesi, questi due temi storici rappresentano la “mitologia fondativa” del nostro Stato, come il ciclo di Enea o le vicende di Romolo per l’antica Roma.

Definiamo la nostra identità, il nostro essere italiani, rapportandoci con loro: per un antropologo, non proiettiamo il Passato nel nostro quotidiano, ma al contrario, lo ricostruiamo, mappandovi i problemi e le contraddizioni del nostro Presente.

Questo rapporto dialettico, rende variegata la natura del Fantafascismo; la narrazione del mito fondativo vive nel singolo. Può essere nostalgica, per ideologia politica o per l’idea della Storia come progressiva decadenza, progressista, oppure cinica, tanto qualsiasi sia il regime, i difetti e i problemi dell’Italia rimarranno uguali

In questa ottica, dato che il fantafascismo è una rappresentazione di ciò che siamo, anche io penso di dedicare un romanzo al genere.

Immagino una linea temporale in cui Francesco Baracca è sopravvissuto, diventando Ministro dell’Aeronautica al posto di Balbo e capo della fronda antitedesca nel Fascismo.

Dove si è realizzato in Etiopia quanto previsto dal Patto Hoare-Laval e Stalin manda aiuti molto più consistenti ai Repubblicani Spagnoli, trasformando il M.M.I.S. in un pozzo senza fondo.

Che il contratto Ricciardi, con la pronta disponibilità del governo Chamberlain-Churchill ad acquistare 800 apparecchi, per 6-8 milioni disterline, duemila cannoni (6 milioni), esplosivi e strumenti ottici (3 milioni), materie prime (2 milioni), e noleggiare navi italiane (5 milioni) sia firmato.

Lo stesso per il contratto Caproni, con la vendita di 300 aerei Ca-313 e 100 aerei Ca-311, di 300 caccia Reggiane Re-2000, di 50 di motori marini Isotta Fraschini ASSO e 1.000 mitragliere da 20 mm Isotta Fraschini/ Scotti.

Tutto questo porta a un Italia stanca e neutralista, che cerca di barcamenarsi alla male e peggio tra i due contendenti e dove la Breda tenta il colpaccio, tentando di appioppare il suo fallimentare Ba 88, che in questa TL viene accolto a pernacchioni da Baracca, alla RAF…

E l’impresa impossibile di rendere presentabile e far volare quell’accrocco viene data ad Adriano Visconti di Lampugnano, che deve districarsi tra gerarchi corrotti e puttanieri, ingegneri genialoidi, meccanici socialisti finchè non si tocca il loro portafoglio, burocrati sfaticati e doppiogiochisti…

Steampunk a destra e manca

Negli ultimi mesi, con un poco di stupore, ho trovato la definizione di steampunk affibbiata diversi romanzi fantastici

Il che mi rallegra, smentendo chi ipotizzava un rapido sgonfiarsi del fenomeno, dall’altra mi lascia perplesso, perché spesso vedo l’etichetta applicata, secondo me, a sproposito.

Lo steampunk, infatti è qualcosa di più e di diverso dal piazzare a destra e manca ingranaggi e vapore: è il confrontarsi in maniera postmoderna, cinica e disincantata, con i miti dell’Ottocento, dal positivismo all’imperialismo, dal meccanicismo al razionalismo, che vuoi o non vuoi hanno costituito il culmine massimo della cosiddetta ideologia della Modernità..

Cosa che per esempio non è applicabile all’ottimo Il Volo del Leone di Paolo Ninzatti, che, con estrema eleganza, rivisita gli stilemi culturali del Rinascimento, i quali, citando l‘analisi di Stephen Toulmin nel suo celebre saggio Cosmopolis, sono antitetici alla Modernità.

E lo stesso vale per Davide Del Popolo Riolo che si confronta con uno mondo classico, sotto certi aspetti più simile alla nostra postmodernità che alla visione del mondo ottocentesca.

Se l’etichetta steampunk può essere un buon veicolo pubblicitario, un traino per i nostri bravi autori del fantastico, però è anche un letto di Procuste.

Il pericolo è che omologando il tutto, si perda di vista la vera ricchezza dei nostri romanzieri: l’originalità creativa e visionaria.

E ciò può provocare la disaffezione, convinto a torto, di trovarsi davanti prodotti sempre uguali.

Bertinotti aveva ragione

Quando ero molto più giovane e magro di adesso, per una serie di fantozziani equivoci, legati al tentativo di rimorchiare una gentile donzella, finiì in prima fila in un comizio del buon Fausto Bertinotti.

Tra le tante cose che disse, tirò fuori il vecchio slogan di Potere Operaio

Lavorare meno, lavorare tutti

Dopo aver accennato alla questione delle 35 ore, descrisse un’idea, da associare a questa di ammortizzatore sociale.

I lavoratori avrebbe ridotto l’orario, con parte dello stipendio coperto dallo Stato; in cambio le aziende si sarebbero impegnate ad assumere i giovani.

Proposta che all’epoca fu criticata, ma che adesso è utilizzata, anche con buoni risultati, con il nome di solidarietà espansiva...

Insomma, almeno su una cosa Bertinotti aveva ragione….

Il destino di Noccioline da Marte

mela

Posso dire di essere assai dispiaciuto per la chiusura della casa editrice Mela Avvelenata: mi sono sempre trovato bene con Alexia Bianchini e Daniela Barisone, apprezzandone l’entusiasmo, la professionalità e la correttezza che hanno mostrato nei confronti degli autori che hanno partecipato al loro progetto.

Ne ho ammirato il coraggio editoriale, sia per l’idea di dare spazio a tematiche che in un’Italia bacchettona hanno sempre poco spazio, sia a sperimentazioni, come la mia Noccioline da Marte…

Opera che a breve, anche per rispetto di Alexia e Daniela, non ho intenzione nè di proporre nè a un altro editore, nè di autopubblicare…

L’idea sarebbe, terminata la revisione di Lithica, i progetti per l’Edizione Scudo e il romanzo ucronico su Adriano Visconti e il Breda Ba. 88, di riprenderla in mano, inserirela in una serie di racconti, creando le mie demenziali Cronache Marziane...

Discutendo sull’Ucronia

ucronia

Giorni fa, come già accennavo, c’è stata un’interessante discussione con il buon Umberto Rossi: tra i tanti argomenti trattati, la natura dell’Ucronia.

La tesi di Umberto è che in alcuni paesi, ha citato come esempio Italia e Polonia, si scrivono numerose ucronie, a causa della volontà apologetica di molti intellettuali, che, insoddisfatti della storia reale, vorrebbero definirne una alternativa, in cui la loro nazione svolge il ruolo di grande potenza.

Tesi che lascia perplesso in diversi punti: il primo è quantitivo. Siamo proprio sicuri che la produzione di narrativa ucronica italiana sia così rilevante a livello globale ?

Premesso che non è semplice stimare i perimetri di confronto, (i motivi sono diversi:, parlando tra le ucronie dobbiamo contare anche le onirostorie, come il ciclo Invasione di Turtledove ? Opere ambigue, come Meridiano di Sangue di McCarthy o In cerca di Klingsor di Volpi, devono essere considerate o no ? Senza dimenticare la difficolta di rintracciare i romanzi delle case editrici minori e gli autopubblicati…) dai dati che io, da prendere con le molle, visti i possibili margini di errore, la produzione di Italia e Polonia, sommata, impatta su circa il 6% del totale… Pochino, per parlare di numerose ucronie, benchè, in termini relativi, vi sia stata un’enorme crescita della produzione nel genere.

Dal mio punto vista, il problema è contrario… In Italia si producono poche ucronie rispetto ad altre letterature fantastiche, a causa del pensiero neohegeliano che nelle sue diverse forme, da Croce e Gentile al marxismo, ha pervaso la nostra cultura, al grido

tutto ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è razionale

La Storia è necessaria e non può evolversi altrimenti: il possibile non è degno di speculazione.

Invece nei paesi anglosassoni, in cui bene o male, la cultura accademica è basata sull’empirismo e le sue varianti, la Storia è il dominio del possibile e l’Ucronia è un esperimento mentale.

E lo sviluppo del genere qui in Italia è anche legato alla “sprovincializzazione” della nostra forma mentis

Il secondo punto è qualitativo: l’idea che l’ucronia sia una consolazione per i presunti sconfitti della Storia, non mi convince.

Per percezione empirica: se così fosse, nei paesi anglosassoni il genere sarebbe derelitto e al contempo, saremmo pieni di ucronie scritte da palestinesi, indiani d’america, curdi, armeni e aborigeni australiani.

Per il dubbio che si riduca la produzione ucronica italiana, in cui vi è tutto e il contrario di tutot, a un certo fantafascismo, lontano da quello di Stocco e Brizzi, per capirci, in cui nostalgie revanchiste sono presenti (ma in questo caso, si potrebbe anche parlare di distopie 😀 )