La Voce dell’Ossido

Approfittando di un attimo di pausa in queste convulse giornate, se hanno ragione gli indù, visto il karma che mi sta toccando, nella scorsa vita ero il cugino cattivo di Gengis Khan, ne approfitto per terminare la pubblicazione del mio brano teatrale la Voce dell’Ossido, magistralmente interpretato dalla Centoducati e rappresentato nelle visionari dipinti di Lunghini

Devo tenere a bada la mia boccaccia. Avrei evitato di stare a mezz’aria, al freddo e al vento. Non ho paura della morte. Da quando hanno scoperto la tisi, mi sto abituando all’idea di andarmene. Il problema è come: un conto tra i sogni indotti dall’oppio e dalla morfina, un conto bruciato vivo, per delle fisime ideologiche che neppure condivido. La rivoluzione non è un pranzo di gala e non si può fare una frittata senza rompere le uova… Va bene tutto, però non capisco perché i gusci debbano essere i miei. Il piano di Zerlina è semplice:  nello sgabuzzino della sala da ballo, tra tante cianfrusaglie, che paiono saltate fuori dal ballo Excelsior, vi era una chiave universale. Con un poco di fatica, grazie ai muscoli dei due toscani, l’abbiamo usata per aprire una porta di emergenza, per accedere a una passerella di servizio che sbuca  nella stanza del marconista. Con un poco di fortuna, non dovrebbe esserci nessuno; secondo Zerlina, per evitare che il fluido elettrico appiccasse fuoco all’idrogeno, è isolata rispetto al ponte comando. Qualcuno mi tocca la schiena. Sobbalzo, gridando.

“Nervoso, professore ?”

“Zerlina era sovrappensiero… Attenta a dove poggia i piedi”.

“Non si preoccupi … Per motivi di servizio, l’ho percorsa cento volte… Che ha, perché è impallidito ? Eppure poco fa si è vantato di non soffrire di vertigini !”

“C’è un mostriciattolo calvo sulla gondola che mi sta facendo boccacce ! Lei non lo vede ?”

“Ah, il mazzamurello… Anche un mio vecchio amico era convinto di vederlo… Professore, faccia come me: lo ignori… Tanto, più di insultarla non può fare “.

“Ma è impossibile ! Non esistono folletti !”

“Perché è normale che esista il fluido elettrico o i computatori ? Professore, come diceva il buon Amleto,

Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, che non sogni la tua filosofia.

Dobbiamo accettarlo, altrimenti usciremmo pazzi e sperare che si limitino a farci boccacce”

Ho l’impressione che il suo sguardo sia velato di tristezza…  Si ferma davanti a una paratia. Le passo la chiave

“Serve una mano, Zerlina?”

“No, Professore, dall’esterno si apre senza troppa fatica”

A me pare il contrario. Mi affianco a lei, dandole una mano nel tirare le maniglie. Dopo una lunga battaglia e parecchi colpi di tosse da parte mia ci riusciamo.

“Zerlina, fortuna che si apriva…”

“Quella bestia di Masetto il motorista… Pensasse meno a giocare a dadi e più alla manutenzione dell’aeronave”

Scivoliamo con facilità nell’ufficio del marconista; una volta sarei rimasto incastrato nell’apertura. Ho perso venti chili. A volte la malattia dona vantaggi imprevisti. Ci avviciniamo alla radio.

“Zerlina, sa usarla ?”

“Fa parte dell’addestramento base”

Alla parete vi è una rastrelliera per fucili, su cui è appoggiata una Conti mod 0.5; ne carezzo il calcio in ebano, decorato con l’aquila a scacchi, e le due canne in Nichel.

“Che diavolo…”

“Ah, ecco dove l’aveva messa il capitano Bartolozzi… Gliela aveva regalata il principe Conti, non so bene in quale occasione… Quel citrullo diceva sempre di averla persa”

“Zerlina, ci sono le munizioni in giro”

“Credo di no, mica è un’armeria questa…”

Mi avvento sullo scrittoio, aprendo tutti i cassetti. Trovo un paio di manette, un frustino, biancheria intima degna dei bordelli di via Panisperna. Con la coda dell’occhio, mi accorgo del sorrisino di Zerlina. Quando sto per perdere la speranza, trovo una scatola, piena di munizioni 9 mm della Ghislenti. E’ roba del Lombardo Veneto, non il massimo, ma me la farò bastare. In fretta e furia, riempio il caricatore.

“Zerlina, preghi per me”

Lei sospira, scuotendo la testa

“Professore, si calmi. Non è tempo di eroi, questo… Termini di mandare il messaggio in codice morse e ce ne ritorniamo buoni buoni nel salone da ballo… Si organizzeranno a Roma, per salvarci. Lasci fare le cose agli esperti”,

“Aiutati che Dio ti aiuta, dice il proverbio”

Zerlina allarga le braccia, guardando il soffitto.

“Ma almeno la sa usare ? Non è che quell’accrocco le possa esplodere in faccia…”

“Usavo il vecchio modello, nella legione straniera, giù in Algeria”.

La ragazza socchiude gli occhi..

“E’ una balla vero ? Non ce la so vedere, con il kepì blanc…”

Sullo scrittoio, c’è una bottiglia di calvados. La dimezzo, bevendo a canna.

“Da ragazzo, ero un unionista…”

“Capita a tutti, professore. E’ una malattia adolescenziale, come il morbillo per i bambini…”

“La mia baracca carbonara voleva sabotare uno degli altoforni di Mongiana, per protesta contro non so quale decisione borbonica. Andò tutto storto: morirono quattro poveri cristi. Non me lo sono mai perdonato. I miei mi fecero espatriare in Corsica, dove mi arruolai, per cercare la bella morte e l’espiazione.”

“E vuole trovarla proprio ora ?”

“No, Zerlina, alla fine si fa pace con se stessi. Voglio solo liberare il mondo da qualche idiota”

Sbuffa, mentre digita con nervosismo punti e linee.

“Mi raccomando, professore, stia attento che non è roba per lei…”

Avanzo per il corridoio, a passi leggeri, respirando il meno possibile.  Le scale per salire sul ponte di comando cigolano, ma nessuno sembra farci caso. La fortuna aiuta gli audaci o gli sciocchi. Sento delle voci. Mi infilo di corsa in una cabina, dove trovo tre membri dell’equipaggio, legati e imbavagliati. Riconosco un mozzo che non mi infastidiva mai con la richiesta di mance.  Libero lui.

“Aho, ma chi sei, Fantomas ?”

“Dove sono gli anarchici ?”

“Nell’appartamento de Bartolozzi, alla fine del primo corridoio a sinistra”

“Libera gli altri che a quei Robur in sedicesimo ci penso io”.

Il mozzo si carezza i polsi, poi mi scruta.

“Come te va…”

Mi avvicino all’appartamento di Bartolozzi. Da fuori sento russare. Do un calcio alla porta, mi fiondo dentro e sparo come non ci fosse domani. Farfuglio qualcosa, ma il crepitio dei colpi nasconde la mia voce. Terminano i colpi. A occhio dovrei aver fatto una strage. Da dietro una colonna, però, sbuca un bestione, dalla barba nera e incolta. Zoppica, per un colpo di striscio. Ha in mano un coltello. E’ pronto a sgozzarmi. Ho tentato… Spero non sia doloroso. Un colpo di pistola colpisce il mio assalitore in piena fronte. Mi giro, trovandomi davanti Zerlina. Mi fa l’occhiolino…

“Come le dicevo, certe cose le debbono fare i professionisti…”

Nella notte si sente il canto di un ubriaco…

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