I due razzismi di Tor Sapienza

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Cos’è il razzismo ? Il rifiuto dall’altro, su cui vengono proiettate le proprie paure e i propri pregiudizi, nato dall’ignoranza delle sue ragioni.

A Tor Sapienza si manifestano due razzismi: il primo, evidente, è quello degli abitanti della borgata nei confronti degli stranieri del Centro di Accoglienza, usati come ingiusto capro espiatorio di tante tensioni sociali.

Il secondo, più sottile, è quello dei tanti radical chic, romani e non solo, che per capire dove è quella borgata hanno bisogno del Pigneto come punto di riferimento, che demonizzano a priori gli abitanti della periferia, ignorandone tutto.

Danno loro dei fascisti: ma se studia un poco la storia, cosa troppo faticosa per chi passa le serate tra mercatini vintage e apericene, Tor Sapienza è sempre stata una delle roccaforti della Sinistra romana.

Fondata dall’antifascista Michele Testa, nelle ultimi elezioni comunali, ha votato in massa Marino che al primo turno prese il l primo turno ha preso il 47%, al secondo turno il 69%. (il PD prese il 30.2% Sel 7% Lista Civica Marino 8,5% numeri più elevati di quelli già impresionanti del V Municipio)

Pe cui, nonostante i vari Borghezio e Meloni, chi protesta tutto è, tranne simpatizzante dell’estrema destra: è il popolo della vecchia Sinistra,piena di nostalgia per Berlinguer e per le feste dell’Unità che si sente tradita e umiliata dai vertici del partito in cui credeva.

Sinistra che ingenuamente, perchè ignara del suo programma, ha votato in massa Marino, sperando che rappresentasse ciò in cui ha sempre creduto: più equità, più servizi per i più deboli, una maggiore tutela dai soprusi.

E che invece è stata tradita, trovandosi davanti, da parte dall’attuale giunta, una chiusura e un rifiuto inaspettato: è quasi impossibile e parlo per esperienza personale, far smuovere un assessore dalla sua poltrona, per farlo spostare oltre la Palmiro Togliatti.

Una giunta a misura di radical chic, prontamente integrati nel suo sistema di potere, ma ignara dei bisogni del popolo: ad esempio, si riempie la bocca di numeri e percentuali sulla raccolta differenziata (sempre minore di Milano), ma ignora che dalla Collatina in poi, se si è fortunati, si vede il furgone dell’Ama un paio di volte alla settimana.

O che ha diminuito spietatamente i servizi nelle periferie: per limitarci al trasporti pubblico il V e il VI municipio (rispettivamente ex VI/VII ed ex VIII) sono stati i più colpiti dai tagli delle linee ATAC.

Tagli che, in una sorta di neolingua orwelliana, sono stati spacciati come razionalizzazioni.

O che ignora lo scandalo infinito di Via Salviati

Quello che succede a Tor Sapienza è anche frutto di questa insensibilità per le periferie: è un grido di protesta, mal diretto, nei confronti di una classe dirigente tanto inetta quanto velleitaria.

E irriderlo, come fanno i radical chic, senza volere affrontare alla radice il problema, significa solamente gettare sale sulle ferite.

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2 thoughts on “I due razzismi di Tor Sapienza

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