Marino e Pareto

Per comprendere cosa è avvenuto in questi anni a Roma, è necessario far ricorso al buon vecchio Vilfredo Pareto.

Secondo questo sociologo, ogni società ha dovuto di volta in volta misurarsi con il problema dello sfruttamento e delle distribuzione di risorse scarse. L’ottimizzazione di queste risorse è quella che viene assicurata, in ogni ramo di attività, dagli individui dotati di capacità superiori: l’élite. È interessato in particolar modo alla circolazione delle élite: “la storia è un cimitero di élite”. A un certo punto l’élite non è più in grado di produrre elementi validi per la società e decade; nelle élite si verificano due tipi di movimenti: uno orizzontale (movimenti all’interno della stessa élite) e uno verticale (ascesa dal basso o declassamento dall’élite).

A Roma, in cui dai tempi di Romolo la politica non è coincisa con la gestione del bene comune, ma con la rappresentazione di interessi di clientel egoiste, le risorse da distribuire, sempre più scarse per la crisi economica, erano costituita dalle finanze pubbliche e dal sottogoverno.

Risorse per cui lottavano due gruppi di potere, che facevano riferimento, più per identificarsi che per convinzione, alla Destra e alla Sinistra.

Negli ultimi vent’anni, però, questi gruppi di potere, invece che scontrarsi, hanno deciso che fosse più comodo ottimizzare la distribuzione delle risorse ai loro sodali, trovando un accordo i cui termini venivano rinegoziati più o meno esplicitamente a valle dei risultati elettorali.

Gruppi di potere, che, data la complessa articolazione della società romana, tendevano a essere tentacolari e inclusivi, inglobando, nella gestione del consenso e nella ridistribuzione delle risorse, clientele a volte contraddittorie, dalla chiesa agli ultras del calcio, dalla malavità al proletariato intellettuale.

La scelta di Marino rientrava, da parte del PD romano, in questa ottica: un uomo di paglia, da piazzare al Campidoglio, che non disturbasse la condivisione del potere e la circolazione orizzontale delle risorse nelle élite.

Calcolo parzialmente sbagliato: Marino, pur non intaccando gli interessi acquisiti, con le nomine burocratiche, con l’assessorato dato ad Ozzimo, la passività rispetto all’azione di Odevaine sul numero di profughi da accogliere a Roma, dalle delibere a favore della cooperativa “29 giugno”, ha cercato di crearsi un suo spazio di potere, la circolazione verticale, creandosi i suoi clientes tra i radical chic.

Politica che andando a danno della città, con il taglio dei servizi alle periferie, ha messo in crisi tutti gli equilibri; si è aperta così una lotta che, più per fortuna che per virtù, lo vede vincente.

Il rischio, però, è che possa essere a medio termine vittima della dinamica che ha innescato.

Perchè, come osservava sempre Pareto, più è veloce l’ascesa di élite, più è rapido il suo crollo

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