Nostos (Parte II)

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“Nostos/Nόστος”, il Ritorno

Il 29 Maggio ore 19:30, dopo la personale del 25 ottobre 2014, chiusa con successo presso la Be Cause (ArtSpace) di Lamezia Terme, approda all’ HulaHoop Gallery sede del “Mau” Museo D’arte Urbana Torino.

Si inaugura la seconda personale di Gerlanda Di Francia nata a Vibo Valentia, ma di adozione romana, la personale dal titolo “Nostos/Nόστος”, il Ritorno. Gerlanda di Francia omaggia la sua terra parlando di miti e favole dando una reinterpretazione del tutto  personale. Per donare nuove prospettive contemporanee e visive dell’opera di Gerlanda di Francia l’artista Giapponese Hirotsugu Aisu,  ha realizzato un video Mapping , su una scultura dell’artista stessa. Ad aprire la serata Dynamic Live Painting di Madame Decadent

TESTO :

In un’epoca di ridefinizione dei generi la pittura mantiene la sua centralità riuscendo, nei casi migliori, a rinnovarsi da un punto di vista iconografico, quindi conservando quella caratteristica che le è propria, implicita al concetto di “technè”, di tirocinio artigianale visto in una dimensione di sublimazione religiosa dell’agire artistico, con modalità attente e riflessive, abbinando a questa antica vocazione la capacità di osservare con occhio partecipe e disincantato al tempo stesso l’esistente, decontestualizzandolo dalla sua effimera contingenza materiale per dargli forma nella dimensione del simbolo. Da quando l’arte si è calata in una nuova realtà sociale, che le ha mutato diversi connotati ponendola all’interno di un diverso e più complesso sistema relazionale, cioè dall’inizio dell’ 800, la pittura si è posta in due occasioni, ovviamente tra loro diverse, a salvaguardia dei suoi valori fondativi : all’esordio della rivoluzione industriale, con le correnti del Romanticismo che ne difendevano il livello auratico, e dopo il 1975, a seguito dell’ingresso nella società postindustriale e della crisi del Concettuale. Seguo con partecipazione le vicende della pittura sin dagli esordi del mio mestiere di critico ed organizzatore culturale, quindi dal 1984. Sintonicamente con un’attività che è nata come vocazione, a contatto con i giovani autori di quegli anni, ho registrato le mutazioni della pittura dopo l’ondata della Transavanguardia, in un clima di contaminazione multidisciplinare e di enfasi espressiva, fortemente venata da suggestioni provenienti dall’estetica metropolitana, dalla moda, dalla musica e, soprattutto, dal fumetto. Dopo la spinta dirompente di quella fase, influenzata dalla volontà di rompere con gli schemi ideologici del passato per dare libero sfogo al proprio impeto creativo, la pittura si è sempre manifestata nel panorama dell’arte, resistendo anche all’omologazione imposta dalla società globalizzata, ed assumendo un rigore improntato ad una crescente consapevolezza progettuale. Essendo, sin dall’antichità remota, lo strumento mimetico per eccellenza, la pittura riesce a metabolizzare, con procedimento metamorfico, tutto quanto proviene dall’esterno, e sta riuscendo nell’impresa anche relativamente a strumenti come la fotografia, l’immagine digitale e, più in generale, tutto l’inesauribile armamentario di simulacri della contemporaneità.. La contemporaneità appare nuovamente come narrazione iconografica prevalente, ma sfumata in un atteggiamento evocativo di suggestioni che furono un tempo intense e nel “qui ed ora” si ripropongono come sfocate dalla consapevolezza e dal disincanto. Gerlanda Di Francia è una autrice che, con uno stile personale e non confondibile, riassume esemplarmente gli umori della giovane generazione nei confronti della pittura, vissuta ed interpretata per narrare il contemporaneo non appiattendosi su questo, ma evocandolo con il ricorso al simbolo ed all’allegoria, coniugando la dimensione pre moderna con quella post moderna, e guardando a quel “surnaturalismo” tanto apprezzato da Baudelaire. Gerlanda di Francia constella le sue composizioni di immagini oniriche, che gettano luce sulla complessità del reale a partire dalla creatività dell’inconscio, di cui non teme di affrontare anche gli angoli bui e tenebrosi. Nell’uso delle tecniche è evidente la sua predilezione per una manualità consapevole, dal sapore antico. Come sosteneva John Ruskin a supporto dello stile dei Preraffaeliti, la minuziosità e la perdita di tempo, relativa all’estrema precisione compositiva, diviene perdita del tempo, ingresso in una dimensione spirituale ed atemporale. Lo stile della di Francia, corredato da citazioni che vanno dal Quattrocento, ad esempio Botticelli, fino al Seicento, soprattutto in merito al tema della “melanconia”, vede nella fiaba il suo riferimento prediletto. L’importanza della fiaba nella storia della cultura è stata evidenziata, nel corso del Novecento, da eminenti studiosi di linguistica, in particolare dall’antropologo russo Vladimir Propp. Nel suo scritto “Morfologia della fiaba”, Propp identifica 31 funzioni narrative ricorrenti, soffermandosi sui ruoli ricoperti dai personaggi e sull’intreccio .La fiaba è una forma letteraria antica e pre domoderna e ben le si addice, quindi, una funzione simbolica all’interno della stagione post moderna. La di Francia predilige l’impiego di elementi narrativi poco consolatori, le protagoniste delle sue narrazioni spesso fronteggiano con coraggio situazioni pericolose e sgradevoli, come l’assalto dei corvi, mostrando però spirito di abnegazione, chiara metafora del comportamento quotidiano. Il titolo di questa personale , allestita per la prima volta a Torino, presso la sede della HulaHoop Gallery, e successiva ad una realizzata a Lamezia Terme, nella terra d’origine dell’artista, i cui ricordi d’infanzia ne hanno fortemente permeato l’immaginario artistico, è “Nostos”, parola la cui etimologia proviene dal greco “ritorno”. Nella mitologia “nostos” era la narrazione delle peripezie degli eroi omerici, il cui ritorno a casa, pur desiderato, era fonte di indecisione e disorientamento, nonché di notevoli travagli. Questa appare una metafora efficace per riassumere la poetica di Gerlanda Di Francia. I ricordi di infanzia le sono stati prezioso ausilio per la carriera artistica in una grande città come Roma. Tuttavia per comprendere il presente, e gettare lo sguardo, anche in tempi interdetti, verso il futuro, la lezione, esistenziale e culturale, del passato, è fondamentale.

Edoardo Di Mauro, maggio 2015

Artisti:

Gerlanda di Francia vive e opera a Roma.
Nasce in Calabria a Vibo Valentia cresce con la passione per l’arte e la pittura, si diploma presso l’Istituto d’Arte della città, e in seguito si trasferisce a Roma per frequentare l’Accademia di Belle Arti.
È allieva del maestro Gino Marotta, e negli anni di Accademia apprende le più importanti tecniche di decorazione pittorica, quali l’affresco, il mosaico, il trompe l’oeil e la pittura a olio, che rimarrà il suo strumento favorito per il linguaggio della sua arte. Predilige le tecniche classiche, olio su tavola nella pittura e penna per i disegni.
Con la tecnica classica cerca di rendere plausibili e convincenti le sue visioni improbabili, oniriche o fantastiche che la accompagnano sin dall’infanzia.

https://www.facebook.com/gerlandadifrancia

Hirotsugu Aisu, nato a Yokohama in Giappone, vive ed opera a Napoli.
Il padre orafo artigiano gli trasmette la passione per la manualità artistica e la musica, il che lo porta a frequentare la E.S.P. Musical Academy di Tokyo con indirizzo artigiano/liutaio. Appassionato dell’arte e della cultura italiana, vi si trasferisce dopo aver terminato gli studi.

A Bologna collabora con Afroeira (Accademia do Ritmo) prendendo parte a varie performance multimediali. La passione per la musica si fonde all’esperienza dell’arte di liutaio all’interno del progetto Tree Weel, Street Performance, realizzando un prototipo di triciclo con una console Dj ad alimentazione dinamo, con materiali di riciclo. A Napoli, frequenta la scuola di Nuove tecnologie dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Da questa esperienza di confronto il suo campo di indagine si contamina ulteriormente ampliandosi negli ambiti delle arti multimediali – come il caso dei suoi progetti di projection mapping, disciplina nella quale è un virtuoso – e dell’arte programmata, verso gli universi del generativo. Pur nei diversi ambiti di applicazione, la cifra stilistica di Aisu è sempre riconoscibile, così come la sua instancabile ricerca, tesa verso una sintesi tra la sublimazione iconica tipica della tradizione orientale ed il confronto costante con la tecnologia, intesa filologicamente, come un pensiero critico sugli orizzonti espressivi della tecnica.

Madame Decadent, nei primi anni della sua formazione nasce come pittrice . La sola dimensione della tela inizia a starli stretta ,inizia a sperimentare nuovi linguaggi ,il suo corpo diventa una espressione d’arte . Ad oggi alterna un percorso come performer e come pittrice unendo e separando a suo piacimento.

http://www.madamedecadent.com/

Nostos/Nόστος

Personale di Gerlanda Di Francia
A cura di Togaci e Edoardo Di Mauro

video Mapping di Hirotsugu Aisu
Dynamic Live Painting di Madame Decadent

29 Maggio 2015 ore 19:30
Presso : HulaHoop Gallery sede del “Mau” Museo D’arte Urbana Torino
Via Rocciamelone,7cTorino
Orari dal martedì al sabato ore 15.00 alle19.00
Ingresso libero
www.facebook.com/HulaHoopGalleryTorino
www.museoarteurbana.it

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La guerra delle immagini

Censimenti

Come detto tante, tante volte la narrativa cyberpunk è morta poichè il suo Immaginario si è degradato a quotidiano: la politica si è subordinata all’economia, siamo pervasi dal Network e si è scatenato il duello tra Reale e Virtuale.

Sotto certi aspetti, l’Esquilino, con la sua pluralità di storie e culture, è un osservatorio privilegiato per capire questo fenomeno che, bisogna anche ammetterlo, non è certo indolore.

Fenomeno che può essere compreso e incanalato oppure demonizzato e combattuto inutilmente: la prima è la strada di chi ogni giorno cerca di creare una coscienza civica condivisa tra le diverse anime del rione, la seconda è di chi crea quella che i sociologhi chiamano “economia del degrado”, lo sfruttare a proprio vantaggio i problemi di un’area urbanistica, invece di cercare di risolverli.

L'”economia del degrado” funziona secondo un circolo perverso: si creano disagi, si scaricano colpe su un capro espiatorio, si genera paura, si raccolgono i dividendi.

Per realizzarla si agisce sul piano concreto, boicottando i tentativi di mutare in positivo le cose e sul piano dell’immaginario, diffondendo percezioni distorte del Reale.

Ed è quello che sta avvenendo in questi giorni nel Rione, con la diffusione di dati falsati sulla sua sicurezza e sulla sua demografia, da parte dei quotidiani.

Sulla prima, si è risposto abbondantemente. Sulla demografia, si può lavorare, con un minimo di serietà sulla tabella, integrandola con i dati più recenti:

Nel 2001 i cittadini italiani dell’Esquilino erano 23.100, nel 2010 23.114, nel 2013 23.694.

Tutto a fronte di un numero di stranieri residenti pari a circa 5000 nel 2001 e salito a circa 8000 ad oggi.

Ragionando sui danti, nel 1951, quando il Centro storico di Roma si presentava con alti indici di affollamento, l’Esquilino aveva il suo picco di abitanti. La più alta concentrazione demografica compariva intorno a piazza Vittorio, specialmente dal lato di piazza Dante, nella parte intorno piazza Manfredo Fanti (compresa tra via Cavour, via Napoleone III, via Mamiani e via Giolitti) e lungo l’asse di Santa Croce in Gerusalemme.

Tra il 1951 e il 1991, tutti i rioni del Centro storico hanno subito fortissime dinamiche di espulsione di abitanti, per decisioni politiche mutazione economiche.

Paradossalmente, l’Esquilino è stato l’area meno impattata: ha mantenuto il 40% degli abitanti a fronte del 33% medio del resto del Centro di Roma.

In termini percentuali le perdite di popolazione maggiori si sono verificate
proprio nella zona di piazza Vittorio, mentre specialmente nella parte tra viale Manzoni e via Statilia la popolazione ha avuto un lieve incremento.

Il collasso demografico, che replica quello avvenuto nel ventennio tra il 1901 e il 1921, raggiunge il culmine a fine anni Sessanta, dove di immigrati nel rione non se ne vedeva neppure l’ombra. Non è quindi vero che sono gli stranieri ad aver cacciato gli italiani, ma semplicemente, gli immigrati hanno occupato gli spazi vuoti.

Dal 1991 ad oggi, non vi è stata una stabilizzazione della demografia, a differenza di quanto scrive il Corriere, che mente spudoratamente quando parla di espulsione degli italiani.

Ora, io non idea di chi abbia interesse a lucrare sull’economia del degrado: però è necessario non arrendersi a questa, sia continuando a rafforzare il tessuto sociale del rione, con le mille iniziative, non ultima il Festival Culturale che si terrà questa estate, sia combattendo il nemico con le sue stesse armi, mostrando la verità sull’ Esquilino, sui suoi difetti, certo, ma anche sulle grandi esperienze di cui è teatro.

Retake dell’anima

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Dopo un periodo di stasi, legato ai casini al lavoro, alle ultime revisioni di Lithica, che sembra possa uscire a metà giugno e alla raccolta di documentazione per il prossimo romanzo, ricomincio a buttar giù qualche post.

Strano a dirsi, parlerò della vicenda Pao e Linda. Ora, lungi da me demonizzare o irridere l’esperienza del Retake: ho collaborato attivamente con tale esperienza all’ Esquilino e senza timore di essere smentito, posso affermare che la maggior parte dei volontari sono splendide persone, che credono nell’impegno e nella valorizzazione del bene comune.

Il problema che questo calderone di positività è anche una calamita per la peggiore borghesia italiana, priva di orizzonte e incapace di guardare oltre la punta del proprio naso. Proprio l’avere a che fare con loro, con il la pochezza intellettuale e spirituale, mi ha allontanato dal movimento Retake.

Quello di Milano, è un caso, mi si dirà… No, è la testimonianza di un atteggiamento che si replica ogni giorno: è quello di chi si oppone con esposti, per parlare sempre di Milano, alla ricollocazione del «Teatro Continuo» di Alberto Burri a Parco Sempione.

O per parlare dell’Esquilino, che ha definito festa degli “zozzoni” la festa di Primavera di Piazza Vittorio o che guarda con disprezzo gli interventi artistici del Movimento dell’Emancipazione della Poesia.

Atteggiamento che nasce dall’ignoranza, perchè solo persone prive di cultura e senso estetico non sanno distinguere un’opera d’arte, tra l’altro in linguaggio semplice e immediato, da un imbrattamento.

Dalla pigrizia, perché basta navigare con lo smartphone, che non serve solo a pubblicare selfie con il raschietto e la paletto, per avere notizie di un murales citato da libri, documentari, articoli e guide turistiche…

Dalla spocchia, per il rifiuto di confrontarsi con gli abitanti della zona, che raccontavano una realtà diversa da quella da loro immaginata.

Dall’idea che Arte e Poesia siano qualcosa di inutile, fastidioso, da confinare in un museo vuoto o in libro che nessuno legge e non una forza viva che possa irrompere nel Quotidiano, dandogli forma e contenuto.

Dallo scambiare il mezzo, la pulizia, con il fine, ricostruire il tessuto sociale. Da un’idea totalitaria del decoro, in cui il grigiore dell’omologazione deve trionfare sulla diversità del colore, per creare una società di automi, in cui demonizzare ciò che non si comprende.

Per cui il vero retake, la vera lotta contro il degrado non deve cominciare sui muri, ma nelle coscienze: non solo di chi non rispetta il bene comune, ma soprattutto dei talebani che, con la scusa di difenderlo, sfogano sul mondo le loro frustrazioni