Finalmente Lithica….

Lithica

 

Finalmente è uscito Lithica, il seguito del mio primo romanzo, a cui è dedicato questo blog Il Canto Oscuro… Libro la cui scrittura mi è costata tanto tempo e fatica e che dedico a mio suocero, uomo coltissimo e grande lettore di fantascienza, che ci ha appena lasciato….

Come d’uopo, sperando si scriva così, mi dedico ai ringraziamenti… A mia moglie, Emanuela Cinà Brugnoli non solo per la pazienza che ha nel sopportarmi ogni santo giorno, ma per il suoi aiuto e la sua competenza nel melodramma, che mi ha fornito tanti e tanti spunti narrativi.

Alla mia famiglia, cugini e zii compresi, ineguagliabile fonte di ispirazione. A Sandro Battisti, paziente e instancabile editor. A Ksenja Laginja, per la splendida e onirica copertina.

A Giampietro Stocco, Davide Del Popolo Riolo e Pier Luigi Manieri, per le lunghe chiacchierate e i preziosi consigli… A Filippo D’Ascola e Michael Barbaro Calò senza i quali un paio di capitoli sarebbero rimasti lettera morta…

A Stefano Doglio che mi ha aiutato a creare un personaggio sopra le righe… E a Roberto Arduini e Marco Arduini, che, venticinque anni fa, mi hanno permesso di scoprire il solitario di Providence…

Per chi fosse interessato, qui può essere comprato il cartaceo e il formato .epub, mentre su Amazon si può trovare il formato Kindle

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Il mio Holmes

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A dire il vero, e molti appassionati del detective di Baker Street mi odieranno, non ho avuto mai un bel rapporto con Sherlock Holmes; forse perché ho sempre bazzicato poco i racconti di Conan Doyle, oppure perché il fratello di Mycroft ha sempre rappresentato tutto ciò che non sopporto dell’immaginario vittoriano: non solo la rispettabilità borghese, cosa assai scontata, ma anche l’approccio positivista, noioso, sotto tanti aspetti, in cui il reale appare come un ingranaggio perfettamente comprensibile e prevedibile, in cui non c’è posto per l’imprevisto.

Per me, al contrario, il reale è il gliòmmero di gaddiana memoria, un succedersi caotico di imprevisti e percezioni, a cui a forza vogliamo affibbiare un senso.

Poi, per caso o per il mio amore per lo steampunk, mi sono ritrovato a vedere un vecchio anime di Hayao Miyazaki, Il fiuto di Sherlock Holmes… Non so, ma ritrovarmi davanti il detective sotto un aspetto canino, ha fatto scattare in me la curiosità.

Così, mi sono buttato a pesce non libri canonici, quelli ancora non riesco a digerirli, ma sugli apocrifi, immergendomi in un caleidoscopio di citazioni postmoderne e giochi letterari, più o meno riusciti, rimanendo sempre più stupito della capacità che ha un’icona, inventata da un dottore fallito, di veicolare messaggi anche contradditori tra loro.

Forse perché Sherlock Holmes è la potente trasposizione di un archetipo antico come l’Uomo: il cercatore di verità, che non si contenta dell’apparenza e di quanto il resto della tribù da per scontato. Di fatto, proprio la molla che ci rende umani e che sin da quando vagavamo nella savane africane ci ha spinto oltre l’Orizzonte.

Per questo, nonostante tutto, con la vecchiaia gli rendo omaggio, arrivando a citarlo, in maniera ironica e sconsiderata in Lithica: perché, sotto sotto, il vecchio pantofolaio che sono, che passerebbe le serate a poltrire sul divano,  lo invidia e vorrebbe essere come lui.