Teoria dei Giochi e crisi greca

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Una cosa che mi ha sempre colpito, nei politici e nei giornalisti, è la scarsa conoscenza della teoria dei giochi, che permetterebbe loro di avere una percezione più chiare di tanti avvenimenti che avvengono sotto il loro naso.

L’ultimo, in ordine di tempo, è la questione greca: l’obiettivo del buon Tsipras non è cambiare l’Europa, ma di ottenere una rinegoziazione del debito, tale da aumentare la sua sostenibilità, liberando risorse per una politica keynesiana e trasformando i creditori in potenziali investitori.

Nell’Europa dei padri fondatori, associazione governata secondo le premesse della fiducia e della collaborazione tra Stati e istituzioni comunitarie in vista di un bene comune, si sarebbe trovato un compromesso, dopo lunga trattativa, più o meno valido e basato sull’Esquilibrio di Nash: scegliere una soluzione meno soddisfacente ma con più probabilità di essere ottenuta rispetto all’ottimo.

Il problema è che l’Europa attuale è ben diversa, a causa della consolidata abitudine tedesca di scaricare i problemi esterni sui vicini, giustificando il tutto con ideologie più o meno campate in aria: oggi è il turno dell’austerità che, da tesi economica su cui discutere, si è trasformata in un imperativo morale.

Di conseguenza, l’attuale Europa è un’istituzione retta sulla sfiducia e la competizione a vantaggio della Germania e a svantaggio degli altri partner. Partendo da questa visione Varoufakis ha deciso di rompere gli schemi, adottando una soluzione analoga a quella di Nixon e Kissinger nel ‘Nam.

La strategia del pazzo: far credere al competitor di essere pronti a tutto, anche ad una scelta non razionale, capace di danneggiare tutti e costringere i giocatori razionali a fare concessioni.

In quest’ottica si inquadrano il referendum e l’apertura a Putin. Risultato che con la richiesta di Francia e Italia di riaprire i negoziati e il relativo isolamento tedesco pare essere stato raggiunto.

Però, per riaprire un tavolo, orientato all’ottenimento dell’equilibrio di Nash, alla controparte deve essere concessa anche una vittoria “simbolica”, tale da permettergli di salvare la faccia…. E il sacrificio di Varoufakis svolge proprio questo ruolo.

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One thought on “Teoria dei Giochi e crisi greca

  1. la strategia del pazzo funziona se sei abbastanza grosso… se in casa mi entra una formica e minaccia di fare la pazza non mi fa paura, è proprio pazza. Se Varoufakis mostra qualcosa sulla teoria dei giochi è che è meglio, molto, se i politici non la conoscono…

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