L’eterno barocco

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Ieri pomeriggio, in attesa di prendere i biglietti per il film sui Minions, per ammazzare il tempo, sono andato a vedere la mostra di David LaChapelle. Senza giri di parole, è stta un’illuminazione.

Perchè, per ritornare al discorso dei giorni scorsi sugli Universi Visivi... Mi sono innamorato profondamente dei suoi lavori, perchè in lui riconosco una sensibilità barocca molto simile alla mia (con le ovvie differenze qualitative… Lui è un grande artista, mentre io sono un mestierante della penna)

Barocco è confrontarsi con l’ossessione della Morte, esorcizzandola accumulando oggetti o storie, tratte dal passato e dal presente, spesso in contrasto tra loro, sperando che dalle sovrapposizioni nasca una superiore armonia, specchio del caos che ci circonda.

Barocco è avere il coraggio dell’eccesso e dell’immaginifico, del ridere, anche senza eleganza del potere e delle sue forme, affamati di una spiritualità sempre vicina e sempre sfuggente…

Barocco è confusione, disarmonia, ma anche straniamento, accettare la sfida del disordine, per provare a inseguire se stessi…

Barocco è raccontare la nostra società, di memi e immagini, realtà virtuale e pesantezza del metallo…

Forse è una condizione dello spirito umano, sempre pronta a saltar fuori, appena crolla l’illusione dell’equilibrio e della razionalità… E c’è bisogno di pazzi, per tentare di mostrarne un riflesso al mondo..

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Universi visivi

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Le riflessioni di ieri mi hanno reso consapevole di quanto la mia narrativa sia influenzata dagli universi visivi degli artisti che frequento e conosco: di fatto ciò è molto legato alla mia modalità creativa.

Prima creo delle immagini nella mia mente, poi tento di tradurle in parole: è ovvio che l’immaginazione non sia green field, ossia nasca dal nulla, ma sia figlia degli stimoli visivi e culturali che mi circondano.

Se per i racconti di Altra Storia tali riferimenti sono immediati, dall’aeropittura a Casorati, e lo stesso per Il Canto Oscuro, da Roesler Franz a Boldini e per Navi Grigie, tutto il magmatico movimento New Pop Contemporaneo, per Lithica, grazie alla sua dimensione onirica, la situazione è più complessa.

Se dovessi ipotizzare dei nomi di artisti che mi hanno influenzato, per le componenti più espressionistiche, sicuramente Ferruccio Lipari, Elisa Rescaldani e Alex Lo Vetro, mentre per quelle più poetico Dorian Rex , Gerlanda di Francia e Chiara Fersini… E senza dubbio, per le suggestioni alchemiche, molto dipendo dal buon Alessandro Bulgarini…

Grazie Max Papeschi

Ieri sera stavo chiacchierando al telefono con un mio amico artista… Tra un pettegolezzo e l’altro, siamo finiti a parlare delle vicende del buon Max Papeschi, concordi nell’esprimere la nostra solidarietà per la questione Dismaland…

Ad un certo punto, il mio amico se ne esce con un

“Mi è piaciuto come hai reso omaggio a Max, in Navi Grigie

Mi gratto la testa, aggrotto la fronte, assumendo un’espressione alla che diavolo stai dicendo Willy…

“Cioè ?”

“Ma come, con quel personaggio, il muride”

Accrocco due o tre parole di circostanza, per non dare dello scemo al mio amico e liquido la vicenda…

Però, il tarlo mi rode la mente: riprendo il mio libro e lo rileggo, scevro da pregiudizi.. E lo scemo sono. A mente fredda, devo dare ragione al mio amico. Le opere di Max hanno influenzato il mio immaginario e la mia scrittura…

Riflettendoci, sarebbe stato strano il contrario ! Max, con la sua arte intelligente, disincanta e sarcastica, racconta una società che priva di senso di sfalda, aggrappata alle sue contraddizioni.

Un mondo in cui i meme hanno sostituito il Reale, in cui una risata amara e grottesca è l’unica ribellione al vuoto multiforme..

Di fatto una cosa molto simile a a ciò che racconto in Navi Grigie… Senza le visioni di Max, il mio romanzo sarebbe stato senza dubbio diverso e peggiore…

Orchestraccia

Sabato scorso sono andato ad ascoltare un concerto dell’Orchestraccia: per chi non la conoscesse, è un gruppo folk-rock romano, in cui musicisti e attori revisionano e attualizzano le canzoni tradizionali dell’Urbe.

Una rivisitazione in termini sia di arrangiamenti, sia di drammatizzazione, che può piacere o non piacere, mio padre ad esempio non la gradisce, ma che ha il grande pregio di riportate alla luce tutta la forza espressiva e la drammaticità di testi che l’abitudine ha spesso nascosto.

In piccolo, penso che la mia narrativa fantastica faccia qualcosa di molto simile: non invento nulla di nuovo, sospetto che nella fantascienza sia stato scritto di tutto e di più, ma con lo steampunk recupero le idee di un secolo fa, mostrandole sotto altra forma, a volte pervertendole, ma cercandone di recuperarne la potenza espressiva…

Ci riesco ? Non so, ma almeno mi diverto a tentare…

pervertendole, ma cercandone di recuperarne la potenza espressiva…

Ci riesco ? Non so, ma almeno mi diverto a tentare…

Cina o non Cina

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Leggendo alcuni commenti sulla crisi borsistica cinese, mi sono trovato davanti un

“Perché nessuno l’aveva previsto ?”.

In realtà, di analisti che avevano annunciato il pericolo, ve ne sono a bizzeffe, anche in tempi non sospetti.

Però, per la natura caotica dell’economia, un conto è ipotizzare un rischio, un conto è dire quando si verificherà e se le ricette adottate siano veramente efficaci.

I segnali vi erano tutti. Il governo cinese dagli anni Ottanta in poi ha applicato con la sue élites un patto abbastanza trasparente: voi non mettete bocca sulla politica, io vi faccio arricchire.

Patto che è stato mantenuto sia grazie all’esportazioni, sia grazie agli investimenti infrastrutturali interni: dal 2008 sono calati entrambi.

La prima per la contrazioni dei consumi in Occidente, i secondi per evitare che il debito pubblico di Pechino esplodesse.

La prima soluzione tentata per foraggiare la borghesia cinese è stata quella di stimolare il mercato interno: purtroppo gli effetti di tale politica si vedono solo a medio termine, mentre i nuovi ricchi, er generone cinese, non brillano certo per pazienza.

Per cui, si è tentato, con buoni risultati, di tenere su l’economia con l’edilizia privata: il problema è che il mercato è stato rapidamente saturato. Di conseguenza, il flusso di denaro si è buttato in borsa, alimentando una bolla ben superiore a quella del 1929.

Quando è scoppiata, per evitare il primo collasso, il governo cinese ha cominciato ad acquistare azioni, per tenere artificialmente elevato il loro valore. Però, le risorse sono quelle che sono: se compro azioni, non posso certo comprare i titoli di Stato americani.

E se non compro i titoli di Stato americani, non posso tenere basso il valore dello yuan sul dollaro (e quindi sull’euro) e di conseguenza, calano le mie esportazioni.

Per cui, per evitare questo, ho dovuto svalutare ufficialmente la mia moneta: cosa che gli investitori, sempre malfidati sulle statistiche ufficiali cinesi, hanno interpretato come segnale che la crisi economica fosse peggiore di quanto affermato pubblicamente.

Il che ha generato il fuggi fuggi… Ora le soluzioni attualmente applicati da Pechino non sembrano essere efficaci: il suo sistema bancario e di fondi pensionistici è così scassato che non può fungere da valido sostegno per la borsa e il governa rischia anche di dover tamponare eventuali fallimenti in questo campo, dall’altra l’immissione di liquidità da parte della Banca of China non fa alimentare il circolo vizioso precedente.

E ora che succede ? Quanto dura ? Domande a cui è difficile dare una risposta, anche perché vedere come reagirà all’evento ignoto da almeno un secolo, della recessione… L’unica cosa è che speriamo non succeda come tradizione, con signori della guerra pronti a prendersi a cannonate a destra e manca, sino all’instaurazione di una nuova dinastia…

Perché Lawrence….

Perchè Lawrence d’Arabia ? E’ un domanda che mi hanno fatto un paio di lettori di Lithica… La prima risposta, istintiva, è

“Perchè m’è piaciuto er film”.

In realtà, la questione è lievemente più complessa, simile al mio rapporto con i dinosauri. quando me ne sono innamorato da bambino, non erano che lenti e stupidi lucertoloni; con il passare del tempo e le nuove scoperte, si sono trasformati in tacchini giganti.

Ciò non ha tolto loro fascino, ma se possibile, li ha resi ancora più interessanti…. Così Lawrence: da bambino ho visto il film, poco c’ho capito, ma mi sono rimasi impressi i colori, i vestiti e i paesaggi

Poi ho letto i Sette Pilastri della Saggezza, conoscendo Lawrence, con i suoi ideali e

ambiguità. Non uno stratega o un ribelle, ma un uomo inquieto, alla perenne ricerca di se stess e del senso di ciò che lo circonda…

Proprio di ciò che avevo bisogno del romanzo: se Andrea Conti accetta la legge morale come un dato di fatto, razionale e intellegibile, e Beppe, come il fowl delle commedie elisabettiane la irride, mostrandone la vuota apparanze, Lawrence è colui che nel rimpianto ritrova il senso del Bene e del Male.

Recensione a Cronache di Mondo9

Dato che non sono il tizio più attendibile per recensire Mondo9, il mio giudizio potrebbe essere contestato, data la mia amicizia per Dario, preferisco lasciare la parola al signor Nando, personaggio storico dell’ Esquilino, noto per aver avuto un banco di frutta e verdura quando il mercato era a Piazza Vittorio e che adesso si gode la meritata pensione, leggendo fantascienza.

A suo dire, ha tutti i numeri di Urania: l’ha scoperta da ragazzo, quando faceva il garzone presso un banco che vendeva lumache, legumi, stoccafisso e baccalà.

“Me faceva compagna ne le pause” ci tiene sempre a dire “e me faceva sognà… Però, più invecchio e meno me la godo e meno ce capisco… Diventa tutto più complicato e meno divertente, più terra terra e con tanti paroloni.

Sarà che la fantascienza è specchio der monno e questo è sempre più brutto… No, stamme a capì, nun me lamento de l’immigrati: ‘na volta qui venivano dal Sud dell’Italia, mo dar sud der monno, non è che è cambiato niente.

Nè de la zozzeria… A Piazza Vittorio sempre affogati ne la monnezza… Neppure de la delinquenza… Vedì, la do quella zingara venne li panni presi da li secchioni ? Vent’anni fa c’era uno che rivenneva le catenine de li scippi, trent’anni far un bucatino, cinquanta, un cravattaro… Alla fine nun è cambiato niente, se non ne la testa nostra.

Nun sapemo più sognà er futuro… E se la fantascienza deve raccontà er presente co’ altre parole, boh, che palle… Vedi er premio Urania de quest’anno… Io, pe’ ignoranza mia, ‘sto Battisti nun lo conosco.. E Verso nun me piace ! E’ scontato, ma forse so’ io che ho letto troppa fantascienza, te fa scende il latte alle ginocchia pe’ quanto è lento, usa trenta parole, quando ne basterebbe una… Speriamo bene”.

Poi, da un vecchio borsello anni Settanta, tutto logoro, tira fuori Le Cronache di Mondo 9

“Vedi questo… A me l’altri libri de Tonani nun è che m’abbiamo fatto ‘mpazzì, forse perchè a Milano nun ce so mai stato o perchè io li cartoni animati nun l’ho mai seguiti… Quando accompagnavo mi nipote all’Apollo, quando non era er rudere de oggi, pe’ vedè la Disney, me facevo certe penniche.

Invece questo…E’ immaginifico, co’ ‘sto mondo desolato e ‘ste navi de terra infami. Non è la solita solfa che se legge nei romanzi italiani: cioè se me devo legge de un omicidio e de un investigatore, me compro un giallo, no Urania.

Poi è scritto che se legge veloce, senza troppi fronzoli, che appassiona. L’unico problema, che però è legato all’annite acuta mia, è che secondo me è ‘n po’ dispersivo, tra un racconto e l’altro. ‘N sacco de volte ho dovuto faticà, pe’ recuperà er filo der discorso e ricordamme tutti i protagonisti… E che non so’ più attento come ‘na volta..”.