All’Esquilino: un incontro con l’artista Leonella Masella

Anche i più accaniti fan del Sindaco Marino devono però ammettere come la Cultura non sia stata tra le principali priorità della sua amministrazione. In alcuni casi, ad esempio nelle decisioni sui teatri di periferia, gli interventi sono stati dannosi, bloccando le attività di importanti incubatori culturali.

Tuttavia, questa pericoloso mix di pochezza e confusione da parte del Campidoglio, ha avuto un inaspettato effetto collaterale: i cittadini si sono organizzati dal basso, dall’estrema periferia al centro storico, per creare e diffondere Cultura.

Una delle esperienze più interessanti è quella del gruppo Noi di Esquilino che, dopo festival culturale autogestito di questa estate, sta organizzando una serie di incontri con gli artisti che vivono nel rione più multiculturale di Roma, che apriranno i loro studi per dialogare con il pubblico

Il primo di questi incontri, sarà il 13 ottobre alle ore 18.30 con la visita all’atelier di Leonella Masella in Via Principe Eugenio 40, artista che definisce così la sua ricerca

“Sono gli oggetti/rifiuto che mi chiamano. Rivolgo loro la mia attenzione, passando dall’uno all’altro, con determinazione. Perché, mio malgrado, continuo a dedicare il mio tempo ed il mio interesse a degli oggetti morenti, svuotati del loro senso? Fustini per il detersivo, contenitori per creme ed alimenti hanno esaurito la loro funzione (stando alle regole del consumismo), ma il contenitore sopravvive al contenuto e resistiamo, loro e me, al luogo che li richiama a se: la discarica. C’è sempre un colore, una forma, o la direzione di una linea immaginaria che catturano il mio sguardo; allora allungo il braccio, afferro l’oggetto, lo giro e rigiro fra le mani, lo accarezzo per seguirne le forme morbide e le superfici accattivanti. Comincio a cucire tra loro gli oggetti, li assemblo, costruisco, trasformo, usando filo di ferro e tessuti di plastica a confermare, come scrive Simona Antonacci, un gesto scaramantico ma giocoso contro l’inquietudine che pervade il mondo contemporaneo. Ho preso la decisione liberatoria che La fontana di Cleopatra è l’ultimo lavoro che produco utilizzando questa tecnica. Decretare la fine di questa mia schiavitù /sottomissione alla materia e la liberazione dello spazio prezioso nel mio studio, si è trasformato in un atto gioioso che ha dato vita ad una fontana, simbolo di vita e di nascita. Svetta in alto la mitica Cleopatra che sembra fare l’occhiolino alla serpe: forse, questa volta, il finale è aperto”.

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