Cronache della Visione – Personale di Michelangelo Arizzi

manieri

Dal 7 al 16 novembre presso il Palazzo Baronale di Calcata le opere di Michelangelo Arizzi. Già collaboratore di Frigidaire, Il Male e La Peste, l’artista romano propone nella personale  “Cronache della visione”, a cura di Pier Luigi Manieri, saggista, scrittore e curatore di eventi culturali. La sua lettura personale, riconoscibile dell’idea stessa d’immagine, in un percorso di 27 opere tra surreale e metafisica.

Testo critico di Pier Luigi Manieri e Barbara Martusciello, storico e critico dell’arte.

Vernissage sabato 7 ore 17,00  Domenica 9,00/19,00 Sabato e giorni feriali 15/19

L’estetica di Michelangelo Arizzi tra riscrittura e simbologia

Valica i confini spazio-temporali la fotografia di Michelangelo Arizzi.

Una ricerca tesa tanto all’esplorazione, come riscoperta di archetipi, quanto alla riscrittura e attualizzazione dei medesimi. Echi di esperienze esoteriche e tentazioni metafisiche e surreali, postmoderne e futuriste, si rintracciano in una dialettica che scevra da condizionamenti di maniera, restituisce l’idea di icona. Partendo dallo scatto, che rimane centrale,  Arizzi maneggia il linguaggio plasmandolo con elementi altri. Ricorre, come sottende la sua tecnica, al collage fotografico e alla manipolazione digitale per dare forma e sostanza ad un immaginario visivo-concettuale attraversato sotto traccia da una  precisa filologia: La fotografia come diario onirico.  In ciò s’impone la sua ricerca, laddove elementi apparentemente a se stanti, si evolvono coerentemente in una dialettica in cui la matrice formale è la dominante. Il punto di vista di Arizzi trova sintomatica espressione in giochi di  luce e ombra caravaggeschi e simultaneamente evoca  visionari rimandi pittorico letterari. L’accurata opera di recupero e  citazionismo letterario, cinematografico, pittorico, di costume,  di cui l’estetica  si alimenta é pertanto piegata strumentalmente all’esigenza della narrazione,  meta tacitamente – ma nei fatti – dichiarata dall’artista che si coniuga superbamente col “porre all’attenzione”. Azione di ricordo di cui Arizzi come detto  s’investe e ne assume l’onere. Mediante la sua ricerca egli recupera dai troppo compressi e polverosi archivi della memoria collettiva frammenti di tessuto connettivo, certamente preziosi ma allo stesso tempo, “acquisiti”, per  restituirli al contemporaneo. Lungo un percorso di 27 opere, si snoda la dialettica di ricerca e riscrittura di Cronache della Visione, esposizione-compendio dell’immaginario visivo-visionario di Michelangelo Arizzi che in essa e attraverso di essa recupera, trasfigura e svela una simbologia altra. Tanto familiare quanto simultaneamente inedita.

Pier Luigi Manieri

Dall’analogico al digitale, la contaminazione linguistica materializza anime e complessità, non corpi.

Cronache della Visione di Michelangelo Arizzi ha come soggetto principale la figura femminile: una e trina, e anche di più…Con essa l’autore gioca e ci fa giocare e, soprattutto, fa giocare lei, nelle sue innumerevoli sfaccettature, con il facsimile e tanta della Fotografia che porta dentro la sua osservazione l’arte del travestimento :che il nostro richiama. Arizzi percepisce, preleva, usa, contamina impressioni e illuminazioni avute – e trattando di fotografia, i due termini sono quanto mai appropriati – e ricostruisce arcani cosmi abitati da protagoniste sur-reali; queste occhieggiano ritratti rinascimentali, barocche sinfonie compositive, riproduzioni preraffaellite (come la sua Ofelia con lunghissimo strascico bianco in sospensione sull’acqua), memorie oniriche (in particolare rivolte ad Alberto Savinio e ai suoi uccelli-muliebri e a Max Ernst, specialmente delle illustrazioni per Une semaine de bonté, 1934), evocazioni metafisiche (si veda la sua Natura Morta con clessidra, che porta dentro anche una luce caravaggesca assai convincente) per spingersi verso atmosfere fantasy talvolta più grottesche, ambientazioni da graphic novel, narrazioni di rimando Gothic e rasentando volutamente un climax dal kitsch al trash. Eppure, oltre la finzione dell’Arte, tali donne sono molto plausibili e dunque assurte a eroine contemporanee: delle quali queste manipolazioni digitali cercano di esplorare le tante anime, psicologie e immagini di sé. “

Barbara Martusciello

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