Essere connettivista ?

Urania

Il buon Sandro Battisti nella sua intervista al termine dell’Urania di questo mese, mi ha citato tra i connettivisti: la cosa, oltre a solleticare la mia infinita vanità, mi ha fatto riflettere sul mio ruolo nel movimento, al di là dell’amicizia che ho per lui e la saltuaria collaborazione con Next.

Il Connettivismo, dati i confini molto ampi tracciati dal manifesto, è un contenitore aperto a diverse sensibilità, in cui l’elaborazione di un linguaggio artistico è una sorta di copyleft, in cui chiunque abbia il coraggio di osare e creare può utilizzarlo, studiarlo, modificarlo e ridistribuirlo.

Un’avanguardia liquida e pervasiva, in cui alla fine c’è anche spazio per me, pure se mi concentro nella rivisitazione del Passato, piuttosto che nella costruzione del Futuro.

Anche se la mia sperimentazione linguistica, piuttosto che alla definizione di una nuova lingua, è orientata a contrapporre e fondere il dialetto con il linguaggio forbito.

Anche se riempio le mie pagine di citazioni pop e ritengo che l’importante nella scrittura, sia divertirsi e divertire…

SU LA SOGLIA DELLA LUCE – Personale di Emanuele Dascanio

Naked for me, Leonardo - Charcoal and graphite on paper - 35x29 cm - 2014

Un perfezionista alla continua ricerca del miglioramento della tecnica pittorica, sua vera vocazione. Questo è Emanuele Dascanio, enfant prodige e protagonista, fino al 20 novembre, di una personale alla Fondazione Maimeri.

La mostra è frutto del fortunato incontro tra l’artista, Gianni Maimeri, Presidente di Fondazione Maimeri e AD di Industria Maimeri, e Massimo Candela, CEO di F.I.L.A. – Fabbrica Italiana Lapis ed Affini. Un sodalizio che trae origine dalla passione per l’arte, per il talento e per la ricerca della bellezza e che si concretizza con il supporto a questa esposizione.

Un’occasione per fare il punto su una carriera ancora agli inizi (Dascanio ha solo 32 anni), ma già ricca di riconoscimenti, raccontata in 22 opere che delineano il percorso artistico di questo brillante artista italiano.

Ritratti e nature morte creano un cammino ricco di fascino che ha come filo conduttore la linea incerta tra buio e luce. La tecnica utilizzata, quella dell’iperrealismo, spesso caratterizzata da una perfezione quasi algida, qui – attraverso l’amore per il dettaglio di memoria fiamminga – regala calore e poesia. Lo sguardo di Dascanio è privo di virtuosismi ed è quello di chi, rappresentando le cose, le fa esistere. La luce sontuosa dell’olio nelle nature morte e la delicata consistenza del carboncino e della grafite nei ritratti danno vita a una serie di opere dalle suggestioni ipnotiche. Nei portrait, il bianco e il nero si fanno sinfonia sulla pelle e sui capelli di fanciulle dall’aura vagamente mistica che emergono dal buio come apparizioni.

Un gioco di equilibri tra eros e spiritualità che culmina nel ritratto a figura intera della ragazza in lingerie che giace abbandonata su un groviglio di lenzuola, in una posa che ricorda però una deposizione classica. Il mondo maschile di Dascanio è invece abitato da uomini vecchi, con visi solcati dalle rughe testimoni di una vita intensa e vissuta. Immagini scolpite, solco dopo solco, dalla sua matita.

Infine, le nature morte dove l’ispirazione seicentesca è più esplicita e ci regala l’essenza dei soggetti rappresentati.

Su la soglia della luce
Spazio Maimeri
C.so C. Colombo 15, Milano
Inaugurazione il 4 novembre alle ore 19.00
La mostra sarà aperta al pubblico fino al 20 novembre con i seguenti orari: dal martedì al venerdì dalle 14.00 alle 19.00 e il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 18.00. Ingresso gratuito.

Curatori della mostra: Angelo Crespi e Alessandra Redaelli
Per informazioni: 02 87391016

L’artista – note biografiche
Emanuele Dascanio nasce a Garbagnate Milanese nel 1983. Dopo essersi diplomato al Liceo Artistico Lucio Fontana di Arese, nel 2003 si iscrive all’accademia di Brera, sezione pittura che, sembrandogli un contesto decadente per la pittura stessa, abbandona dopo sei mesi. Continua, però, a sentire il desiderio ed il bisogno di una crescita artistica. Nel 2007 approda nello studio di Gianluca Corona, allievo del celebre Mario Donizetti, trovando in lui un valido maestro ed apprendendo la tecnica della pittura ad olio. Attraverso l’utilizzo delle antiche tecniche rinascimentali applicate al contemporaneo senso del fotorealismo, Emanuele Dascanio cerca di indagare attraverso la pelle della realtà il suo senso intrinseco e profondo. Ha partecipato a vari concorsi e mostre collettive a livello nazionale e internazionale, classificandosi sempre ai primi posti. Le sue opere sono presenti in prestigiose collezioni private in Italia e all’estero

FONDAZIONE MAIMERI
La Fondazione Maimeri è nata nel 1997 in ricordo di Gianni Maimeri (1884-1951), artista lombardo, fondatore dell’omonima azienda di colori per le Belle Arti, con lo scopo principale di promuovere l’arte e la cultura in ogni sua espressione. Si muove attraverso tre direttive principali: la valorizzazione dell’attività artistica di Gianni Maimeri, la promozione dei giovani talenti e al divulgazione dell’arte italiana contemporanea. La Fondazione Maimeri ha una splendida sede in Porta Genova, nel cuore della vecchia Milano, in cui organizza convegni, premi artistici internazionali, borse di studio e una vera e propria ‘Scuola dell’Arte’ in cui hanno luogo corsi di pittura, decorazione e creatività. La Fondazione – come spiega il Presidente Gianni Maimeri (nipote dell’artista) – intende porsi come interlocutore privilegiato per gli artisti; sviluppando una politica tesa a divulgare, anche in ambiti non specializzati, la linea creativa dell’estetica italiana attraverso strumenti innovativi

F.I.L.A. (Fabbrica Italiana Lapis ed Affini) è l’azienda che ha conquistato l’Italia con i prodotti per colorare, disegnare, modellare, scrivere e dipingere ed è oggi un’icona della creatività in molti Paesi del mondo grazie a marchi come GIOTTO, Tratto, DAS, Didò,
Pongo, LYRA. Nata a Firenze nel 1920, F.I.L.A. rappresenta una delle realtà industriali e commerciali più solide, dinamiche, innovative e in crescita sul mercato. Presieduta dal 1956 dalla famiglia Candela, ha oggi raggiunto dimensioni globali ed è quotata alla Borsa di Milano – segmento MIV – da Giugno 2015. Sotto la guida di Massimo Candela, azionista di controllo e CEO di F.I.L.A., l’azienda è stata segnata negli ultimi vent’anni da una significativa crescita con un fatturato di oltre 230 milioni di euro nel 2014 e una
serie di acquisizioni strategiche: l’italiana Adica Pongo nel 1994, la statunitense Dixon Ticonderoga nel 2005, la tedesca LYRA nel 2008, la messicana Lapiceria Mexicana nel 2010, la brasiliana Lycin nel 2012. A queste acquisizioni, nel 2011 si aggiunge una
partecipazione nell’indiana Writefine Products. Nel 2014, F.I.L.A. e Maimeri (storica azienda italiana attiva nel settore della produzione e del commercio di colori, vernici, articoli e accessori per le belle arti) costituiscono Industria Maimeri. La joint venture che segna un passo decisivo per la crescita del Gruppo nel mercato delle belle arti.
F.I.L.A. è attiva con 11 stabilimenti produttivi e 19 filiali nel mondo e impiega circa 5.000 persone.

INDUSTRIA MAIMERI SpA
Maimeri produce da 91 anni in Italia colori per Belle Arti. Fin dalla sua nascita l’azienda pone il massimo degli sforzi nella scelta di materie prime di qualità eliminando tutte quelle sostanze che l’esperienza ha dimostrato nocive e nell’avanguardia delle tecnologie di produzione. Il fine ultimo è offrire a ogni artista validi strumenti per la creazione delle proprie opere e trasmettere la conoscenza del colore. Produrre e commercializzare gli elementi perché l’attività artistica italiana ed internazionale proseguano con la stessa
intensità e lo stesso valore e la stessa passione testimoniati finora dal patrimonio lasciatoci in eredità dai grandi Maestri del passato come Gianni Maimeri, pittore e fondatore. A Leone, persona dotata di grande carisma e intraprendenza, figlio di Gianni, si deve la delicata gestione della trasformazione dalla brillante ma piccola società originaria alla dinamica industria attuale. Gianni Maimeri, figlio di Leone e nipote dell’omonimo fondatore, ha trasformato la ditta in una SpA, unendo la profonda passione per la famiglia alla rapida crescita aziendale e guida attualmente la società.
A marzo 2014, F.I.L.A. e Maimeri (storica azienda italiana attiva nel settore della produzione e del commercio di colori, vernici, articoli e accessori per le belle arti) costituiscono Industria Maimeri, una joint venture che segna un passo decisivo per la crescita del Gruppo nel mercato delle belle arti.

Ufficio Stampa:
Cantiere di Comunicazione
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02 87383180

Cronache della Visione – Personale di Michelangelo Arizzi

manieri

Dal 7 al 16 novembre presso il Palazzo Baronale di Calcata le opere di Michelangelo Arizzi. Già collaboratore di Frigidaire, Il Male e La Peste, l’artista romano propone nella personale  “Cronache della visione”, a cura di Pier Luigi Manieri, saggista, scrittore e curatore di eventi culturali. La sua lettura personale, riconoscibile dell’idea stessa d’immagine, in un percorso di 27 opere tra surreale e metafisica.

Testo critico di Pier Luigi Manieri e Barbara Martusciello, storico e critico dell’arte.

Vernissage sabato 7 ore 17,00  Domenica 9,00/19,00 Sabato e giorni feriali 15/19

L’estetica di Michelangelo Arizzi tra riscrittura e simbologia

Valica i confini spazio-temporali la fotografia di Michelangelo Arizzi.

Una ricerca tesa tanto all’esplorazione, come riscoperta di archetipi, quanto alla riscrittura e attualizzazione dei medesimi. Echi di esperienze esoteriche e tentazioni metafisiche e surreali, postmoderne e futuriste, si rintracciano in una dialettica che scevra da condizionamenti di maniera, restituisce l’idea di icona. Partendo dallo scatto, che rimane centrale,  Arizzi maneggia il linguaggio plasmandolo con elementi altri. Ricorre, come sottende la sua tecnica, al collage fotografico e alla manipolazione digitale per dare forma e sostanza ad un immaginario visivo-concettuale attraversato sotto traccia da una  precisa filologia: La fotografia come diario onirico.  In ciò s’impone la sua ricerca, laddove elementi apparentemente a se stanti, si evolvono coerentemente in una dialettica in cui la matrice formale è la dominante. Il punto di vista di Arizzi trova sintomatica espressione in giochi di  luce e ombra caravaggeschi e simultaneamente evoca  visionari rimandi pittorico letterari. L’accurata opera di recupero e  citazionismo letterario, cinematografico, pittorico, di costume,  di cui l’estetica  si alimenta é pertanto piegata strumentalmente all’esigenza della narrazione,  meta tacitamente – ma nei fatti – dichiarata dall’artista che si coniuga superbamente col “porre all’attenzione”. Azione di ricordo di cui Arizzi come detto  s’investe e ne assume l’onere. Mediante la sua ricerca egli recupera dai troppo compressi e polverosi archivi della memoria collettiva frammenti di tessuto connettivo, certamente preziosi ma allo stesso tempo, “acquisiti”, per  restituirli al contemporaneo. Lungo un percorso di 27 opere, si snoda la dialettica di ricerca e riscrittura di Cronache della Visione, esposizione-compendio dell’immaginario visivo-visionario di Michelangelo Arizzi che in essa e attraverso di essa recupera, trasfigura e svela una simbologia altra. Tanto familiare quanto simultaneamente inedita.

Pier Luigi Manieri

Dall’analogico al digitale, la contaminazione linguistica materializza anime e complessità, non corpi.

Cronache della Visione di Michelangelo Arizzi ha come soggetto principale la figura femminile: una e trina, e anche di più…Con essa l’autore gioca e ci fa giocare e, soprattutto, fa giocare lei, nelle sue innumerevoli sfaccettature, con il facsimile e tanta della Fotografia che porta dentro la sua osservazione l’arte del travestimento :che il nostro richiama. Arizzi percepisce, preleva, usa, contamina impressioni e illuminazioni avute – e trattando di fotografia, i due termini sono quanto mai appropriati – e ricostruisce arcani cosmi abitati da protagoniste sur-reali; queste occhieggiano ritratti rinascimentali, barocche sinfonie compositive, riproduzioni preraffaellite (come la sua Ofelia con lunghissimo strascico bianco in sospensione sull’acqua), memorie oniriche (in particolare rivolte ad Alberto Savinio e ai suoi uccelli-muliebri e a Max Ernst, specialmente delle illustrazioni per Une semaine de bonté, 1934), evocazioni metafisiche (si veda la sua Natura Morta con clessidra, che porta dentro anche una luce caravaggesca assai convincente) per spingersi verso atmosfere fantasy talvolta più grottesche, ambientazioni da graphic novel, narrazioni di rimando Gothic e rasentando volutamente un climax dal kitsch al trash. Eppure, oltre la finzione dell’Arte, tali donne sono molto plausibili e dunque assurte a eroine contemporanee: delle quali queste manipolazioni digitali cercano di esplorare le tante anime, psicologie e immagini di sé. “

Barbara Martusciello

Archeologia del ricordo

città

Cos’è la Città ? Domanda difficile e complessa… Per alcuni è un contenitore, l’insieme delle strade, degli edifici e delle reti sociali in cui imprigioniamo il nostro quotidiano. Per altri è un organismo viventi, di cui noi, miseri mortali, non siamo che trascurabili parassiti.

Per me, in maniera più semplice, quasi banale: la città è il luogo delle storie che racconto agli altri e a me stesso, per comprendere chi sono. Ogni via non ha valore in se stessa, ma per i ricordi e le emozioni che vi associo. Raccontandole, le rivivo, ricostruendo la mia identità, in una lunga, faticosa e forse inutile lotta contro il Nulla.

Lo stesso pensiero mi è balenato ieri nella mente, mentre mi godevo i quadri di Mariarosaria Stigliano.

La sua pittura è un’archeologia del ricordo, un’epifania del lungo viaggio che ci porta a scoprire noi stessi. Le sue città, fatte di colore, silenzio e solitudini, non sono che tracce di questo cammino…