Bayes, clima ed effetto antropico

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In questi giorni, a Parigi, si discute del clima; come sempre accade, ci si scontra tra catastrofisti e negazionisti, sul tema del surriscaldamento globale. Uno dei temi di scontro, abbastanza arcano per i non addetti ai lavori è legato alle applicazioni del teorema di Bayes, che per semplificare al massimo il discorso, viene usato in statistica per calcolare la probabilità di una causa che ha scatenato l’efetto verificato: nel caso specifico, di quanto sia probabile l’effetto antropico come causa del surriscaldamento globale.

Teorema il cui enunciato è il seguente:

P(A/E) = (P(E/A) P(A))/P(E)

dove

P(A|E) è la probabilità condizionata di A, noto E. Viene anche chiamata probabilità a posteriori, visto che è derivata o dipende dallo specifico valore di E; nel caso specifico, verificato l’effetto antropico, quale è la probabilità che avvenga il riscaldamento climatico

P(A) è la probabilità a priori o probabilità marginale di A. “A priori” significa che non tiene conto di nessuna informazione riguardo E; nel caso specifico, la probabilità che avvenga il riscaldamento

P(E|A) è la probabilità condizionata di E, noto A, ossia la probabilità che sia presente l’effetto antropico, in caso di surriscaldamento

P(E) è la probabilità a priori di E, e funge da costante di normalizzazione, ossia che si verifichi l’effetto antropico.

Il motivo del contendere è relativo ai valori da assegnare alle singole probabilità. Valori che dipendono dall’intervallo di osservazione considerato. I catastrofisti utilizzano cone intervallo di osservazione, gli ultimi 30 anni, il che porterebbe valori di probabilità condizionata intorno al 75%.

I negazionisti utilizzano come intervallo d’osservazione l’intera storia geologica della Terra, il che porta valori di P(A/E) trascurabili. Tenendo un approccio moderato, ossia considerando un intervallo di osservazione dal 1750, dall’inizio della rivoluzione industriale, la probabilità condizionata si attesta intorno al 15%.

Tradotto in parole povere: in generale il ciclo di riscaldamento e raffreddamento, con tutte le sue stranezze e imprevedibilità è un fenomeno naturale, però, nell’ultimo ciclo postglaciale, cominciato prima della Rivoluzione Industriale, è possibile che vi sia una componente dipendente dall’effetto antropico.

Il problema vero è stimare l’impatto reale di tale componente: il sistema climatico terreste è un sistema caotico, caratterizzata dalla forte dipendenza puntuale dalle condizioni iniziali (il cosiddetto effetto farfalla) e dall’indipendenza complessiva dalle stesse condizioni iniziali (l’evoluzione del sistema sarà sempre vincolata nell0 spazio delle fasi dai suoi attrattori strani).

In termini pratici, non è prevedibile quanto un qualsiasi evento, a medio periodo, cambierà il clima terrestre, ma è certo che questo, a meno di avvenimenti catastrofici come impatto di planetoidi grandi quanto un terzo della Luna, ma si sa che la variazione sarà limitata in una certa fascia di valori.

Come conseguenza, di ciò non solo i modelli climatici a medio periodo non risultano essere attendibili, parlare di come sarà il clima italiano tra cinquanta anni non è scienza, ma aruspicina, ma lo stesso vale per le soluzioni proposte nei vertici, che non sono nulla di più di sceneggiate di propaganda.

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2 thoughts on “Bayes, clima ed effetto antropico

  1. Pingback: Transumanesimo e cambiamento climatico | ilcantooscuro

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