Il Fattore Invisibile

Io a matematica

Il primo dell’anno, dopo essermi ripreso dal concerto del Politeama, che in illo tepore ispirò un capitolo del mio Navi Grigie, e con con mia suocera impegnata nell’apparecchiare la tavola, emula delle architettura provvisorie del Barocco Romano, mi sono dedicato alla lettura di un vecchio Urania, Il Fattore Invisibile di Connie Willis.

Libro spassoso, che consiglio a tutti, ma che mi è difficile definire fantascienza. Ora, cosa di preciso la sci-fi, è arduo dirsi; qualsiasi discussione sul tema, fa impallidire quelle tra nominalisti e realisti nella Scolastica o quelle dei teologi bizantini.

Nel caso specifico,mi limito a una definzione vaga e incompleta, che però è utile ai miei scopi.

“La fantascienza è la descrizione di una realtà alternativa, basata su presupposti razionali, siano questi scientifici o storici (così ci infilo dentro pure l’Ucronia)”.

Il Fattore Invisibile è certamente basato su presupposti razionali, il problema è non descrive una realtà altra, ma satireggia con abilità ed eleganza l’ambiente scientifico che, in America e in Italia, nel 1996 aveva tutte le paturnie descritte nel romanzo.

E che queste nei venti anni successivi, si siano diffuse in altri ambiti, società di consulenza, aziende IT, per finire alle PMI italiane, dimostra quanto sia fondata l’idea base del romanzo… Personalmente negli stessi anni ho conosciuto un paio di persone che si dedicavano a ricerche analoghe a quelle della protagonista e io stesso mi sono occupato dell’applicazione dei metodi epidemologici alla diffusione dei memi.

Quindi, se non è fantascienza, come diavolo il libro dell Willis è finito su Urania ? Forse all’epoca, nell’ambito editoriale, si aveva poca conoscenza di quei temi… E qui torno a un argomento che mi ha sempre colpito, nella Cultura Italiana.

L’asimmetria di conoscenze tra chi ha formazione tecnico scientifica e chi ha formazione umanistica, trascurando il caso particolare dello scrittore di fantascienza.

Spesso, nel mio lavoro, mi trovo accanto tecnici e ricercatori appassionati di letteratura, musica e arte, anche contemporanee: cambio cappello, mi confronto con i miei amici pittori e artisti e spesso mi cadono le braccia sul loro rapporto conflittuale con Scienza e Matematica.

Per cui, se la scuola italiana ha contribuito in parte a creare una sensibilità estetica comune, non ha raggiunto lo stesso obiettivo in relazione alla curiosità scientifica (io ho buoni ricordi della mia prof di matematica alle Superiori, ma spesso schiacciavo pisolini durante le sue lezioni, modello Piperita Patty…. )

Chiudo questo abominio, con una domanda: quante di queste tecniche di marketing, basete sulla teoria del caos e sugli small world, sviluppate a cavallo degli anni Novanta e Duemila, sono applicate nell’editoria italiana ?

Non è una domanda retorica, ma una semplice curiosità, visto che in ambiti simili, paiono funzionare..

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One thought on “Il Fattore Invisibile

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