Kolosimo, l’arcitaliano

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Nel gruppo di fantascienza che bazzico su Facebook da un paio di giorni ci sa scannando su Kolosimo. Premesso che a dodici anni fui sottoposto a una full immersion di lettura dei suoi libri, grazie a un amico di mio padre, grande sostenitore delle pseudoscienze e che la mia narrativa, senza di lui, sarebbe alquanto diversa, dato che molte sue suggestioni sono apparse sia in Navi Grigie, sia in Lithica, rimango però sempre stupito del fatto come nonostante gli anni, la sua figura continui a suscitare controversie.

Forse perchè Pier Domenico Colosimo, così si chiamava veramente, è un perfetto specchio dell’intellettuale italiano del Novecento, le cui contraddizioni si riflettono anche nel nostro Presente

Dopo un breve flirt con il futurismo, Kolosimo entrò in contatto con Evola e con alcuni degli esponenti di quello che era stato il Gruppo di UR, da cui trasse l’amore per l’archeologia misteriosa, argomento che andava già per la maggiore nel Ventennio, sia di alcune tesi teosofiche, come quella dei Superiori Sconosciuti e del Re del Mondo di Agharti che ogni tanto fanno capolino nei suoi libri.

Nel 1942, cosa su cui una certa apologetica non usa all’onestà intellettuale glissa poco elegantemente, cominciò a collaborare con Testa di Ponte, il periodico del Gruppo Universitario Fascista di Rimini, con articoli sulle teorie razziali e sui kamikaze giapponesi che non sarebbero sfigurate in qualche comizio di Goebbels.

Queste posizioni intellettuali lo portano ad avvicinarsi sempre di più al nazismo, tanto da arruolarsi come carrista nell’esercito tedesco: come tanti intellettuali della sua epoca, Kolosimo passò dal fascismo al comunismo.

Se per molti, questo salto della quaglia è stato un modo come un altro per continuare a guadagnarsi la pagnotta, per Kolosimo, vista la drammaticità degli avvenimenti in cui è coinvolto, disertà dalla Wehrmacti, per diventare partigiano in Boemia, rischiando più volte la pella, senza dubbio la conversione fu sincero.

Dopo la guerra, affiancò la carriera di giornalista a quella di scrittore di fantascienza e anche per l’influenza di quanto avveniva nell’Unione Sovietica, in cui si cercava di rimpolare il materialismo storico con ipotesi pseudoscientifiche, per spiegare la complessità della civiltà umana, riprese i suoi interessi giovanili, scrivendo il primo dei suoi libri, Il Pianeta Sconosciuto.

Libri che ebbero successo proprio per i limiti della cultura italiana, che sono presenti anche oggi: un’infarinatura di massima della cultura umanistica, una crassa ignoranza riguardo alle questioni scientifiche e matematiche, la difficoltà di una società desacralizzata ad accettare il caos del Reale, per cui ha necessitù di superstizioni consolatorie, la sostanziale sfiducia nelle capacità creative umane che la porte sempre ad ipotizzare l’esistenza di un complotto o di un deus ex machina.

Limiti che sono presenti anche oggi e che continuano a rendere attuale Kolosimo..

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3 thoughts on “Kolosimo, l’arcitaliano

    • Bè, Kolosimo era appunto, a 12 anni, una delle mie letture preferite. Dopo non lo è più stato; anzi, lo detestavo. Più tardi sono tornato parzialmente ad apprezzarlo. Lo considero uno che sapeva unire le sciocchezze alle cose vere; non è da disprezzare. Aveva sia erudizione che astuzia, e sapeva scrivere bene. Soprattutto, credo di capire che il suo vero scopo fosse quello di mantenere viva la fantasia, il sogno, l’ utopia, cioè qualcosa di umano.

  1. Bè, Kolosimo era appunto, a 12 anni, una delle mie letture preferite. Dopo non lo è più stato; anzi, lo detestavo. Più tardi sono tornato parzialmente ad apprezzarlo. Lo considero uno che sapeva unire le sciocchezze alle cose vere; non è da disprezzare. Aveva sia erudizione che astuzia, e sapeva scrivere bene. Soprattutto, credo di capire che il suo vero scopo fosse quello di mantenere viva la fantasia, il sogno, l’ utopia, cioè qualcosa di umano. Qualcosa di vero, di sentimentale. Il realismo non basta, ci vuole anche il sogno; benchè io stesso trovi puerili molta parte dei suoi scritti, ho capito di aver imparato molto dai suoi libri, perchè vi erano riportate anche notizie vere che non ho appreso da altre fonti.
    Meglio lui di Piero Angela, esponente quest’ ultimo di una scienza esclusiva, tecnocratica e liberista, meno realista di quella di Kolosimo e di sicuro più disumana.
    Il passaggio dal fascismo al comunismo? Nessuno è perfetto, nessuno è lineare. Anche per questo considero Kolosimo un uomo vero.

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