Trump il narratore

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E’ complicato parlare di Trump, perché il personaggio è alquanto irritante e perché smesso, nel giudicare la politica americana, commettiamo l’errore di proiettarvi le nostre paturnie e i nostri pregiudizi, appioppando a realtà completamente diverse dalla nostra a capocchia le etichette di fasciste e comunista.

Facendo una fatica immane, cercando di tirare qualcosa di intelleggibile dalle sue sparate demagogiche, appare però come il programma politico del magnate americano è tutt’altro che in rotta con l’amministrazione Bush e Obama.

Diritti civili

Sembra strano, ma sulle questione del matrimonio e adozione omosessuale, della liberalizzazioni delle droghe leggere, dell’aborto e della bioetica, è molto più a sinistra dell’elettore e del parlamentare PD nostrano.

Sul controllo della armi, la sua posizione è in linea con quella dell’americano medio: lo stesso vale per l’immigrazione.

Di fatto Trump non fa che portare che accentuare quanto contenuto nella proposta di riforma legislativa del 2013, messa a punto dalla cosiddetta “gang of eight”, un gruppo formato da otto senatori repubblicani e democratici, tra cui figure di spicco come John McCain, Marco Rubio, Chuck Schumer e Lindsey Graham, che prevedeva un rafforzamento significativo della protezione del confine, attraverso l’assunzione di 20mila agenti di frontiera e l’ampliamento di 700 miglia della barriera con il Messico e l’adozione da parte dei datori di lavoro di E-Verify, un database con cui sarebbe stato possibile verificare lo status migratorio dei dipendenti, e il potenziamento dei sistemi di monitoraggio degli arrivi e delle partenze degli stranieri, in modo da limitare il numero di coloro che prolungano la loro permanenza negli Usa nonostante il visto scaduto.

E la limitazione dell’immigrazione a specifiche minoranze, ha purtroppo numerosi precedenti in America, a cominciare dal Chinese Exclusion Act del 1882, in cui si bloccava l’immigrazione dalla Cina per 10 anni e si impediva agli Han residenti di ottenere la cittadinanza americana.

Relativamente alla sicurezza, Trump vuole ritornare alla pratica dell’interrogatorio tramite waterboarding, vergognosa, ma che n USA era legale sino al 2006 e che, cosa spesso dimenticata, fu utilizzata anche dalla polizia italiana nella lotta contro le Brigate Rosse e contro i NAR.

Economia

Da questo punto di vista, Trump è un democratico ortodosso: è favorevole alla welfare di Obama, sull’educazione gratuita ha posizioni molto simili a quelle di Sanders e per finanziare entrambi vorrebbe incrementare la proporzionalità delle tasse al reddito, aumentandole per i più ricchi.

In più, sostenendo il rilancio keynesiano delle infrastrutture e la politica protezionista per l’industria americana, non fa che riprendere e ampliare la politica della presidenza Obama

Politica Estera

In tale campo, Trump è molto kissingeriano: ritiene come come le principali priorità degli USA siano contenere la Cina nel Pacifico e congelare in qualche modo le dispute nel Medio Oriente.

Per far questo, evitando un overstrechting delle risorse USA, ritiene necessario rafforzare il rapporto con la Russia di Putin, sacrificando posizioni in uno scenario, quello dell’Europa Orientale, che ritiene secondario.

Complessivamente, quindi, nulla di nuovo sotto il sole: tuttavia, imitando quanto fatto da Obama otto anni fa, per rendere tutto digeribile e apprezzabile all’elettore medio, Trump ha impostato la sua campagna elettorale su la grande narrazione del Sogno Americano.

Ma se quella dell’attuale presidente è stata elitaria e di nicchia, quella di Trump fa man bassa di trent’anni di immaginario pop, parlando alla pancia del popolo americano: il non averlo capito, l’aver sottovalutato tale fattore e l’incapacità di contrapporgli una narrazione altrettanto efficace, rischia di essere il principale motivo del fallimento dei vertici repubblicani nel contrastarlo….

E Hillary Clinton allo stato attuale, non sembra in grado di raccogliere il guanto della sfida…

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