Il Barocco in Lithica

Ivo

Ogni tanto, qualcuno legge e recensisce Lithica; stavolta è il turno del buon Giampiero Stocco, che ringrazio per l’attenzione e che approfondisce il suo discorso sul suo blog

Intenso e ricco come la sostanza della Roma che è la sua città e la sua ispirazione, ma anche come un romanzo di Lovecraft, con qualche goccia di Poe e molto Stephenson. Questo è Lithica di Alessio Brugnoli. Un’opera non sempre facile o scorrevole, ma ricchissima di sfumature e particolari, godibilissima nel subplot di Beppe e Zerlina, quello che io personalmente ho più apprezzato, un po’più “pietrosa” appunto, o litica nelle parti che rendono omaggio ai classici del fantastico di cui sopra. Spesso ci si perde tra una fontana e una piazza fantasma alla Segno del Comando, ma si apprezza il tentativo di “summa” fantastica in chiave romana. E anche la cote’ steampunk, l’atmosfera verniana di sottofondo non guasta. Un bel 7,5 alle intenzioni, che diventa un sette pieno a lettura ultimata.

Giampiero ha ragione nel definire Lithica contorto, barocco, forse dispersivo: ma è una scelta stilistica ben voluta e ricercata. In una fantascienza italiana che negli ultimi anni si è assopita in romanzi quasi standardizzati, in cui lo stile si appiattisce e si è persa ogni volontà di sperimentazione linguistica, a volte è necessario osare.

Creare dei rizomi, delle reti di citazioni postmoderne che avvolgono il lettore, costringendolo, come dice il mio Ugo, a leggersi un’enciclopedia per capirci qualcosa, dilatare i tempi, è una ribellione alle trame lineari, ai personaggi fotocopiati e alla lingua da doppiatori.

Bisogna ritrovare il coraggio di osare: poi il rischio, come ovvio, è che non tutte

Sempre a proposito di coraggio, Davide Del Popolo Riolo riprende un vecchio discorso

A suo tempo ho fatto ad Alessio i complimenti per il coraggio: non è facile scrivere il seguito del proprio primo romanzo e farlo completamente diverso. Ambientarlo ancora a Roma, con un nuovo caso per il principe Conti e il valletto sarebbe stata una soluzione molto più “facile”. Alessio invece ha scelto una strada più rischiosa e ardua, e questo secondo me è molto apprezzabile

Come già accennato, riscrivere uno stesso romanzo, con piccole variazioni, senza rimettersi in discussione è una mancanza di rispetto sia nei confronti del lettore, che merita di leggere sempre qualcosa di nuovo, sia nei confronti di se stessi, bisogna rimettersi in discussione, sia nei confronti dei personaggi..

Se questi funzionano, con i propri pregi e difetti, perché non provarli in un altro contesto ?

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