Raggi o non Raggi ?

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Dato il poco tempo trascorso dalla sua elezione, non pretendo di tirare un bilancio provvisorio della giunta Raggi: però, se mi è concesso, vorrei evidenziare come, nonostante i proclami “rivoluzionari” dei grillini in campagna elettorale, vi sia una sorta di continuità tra l’amministrazione Marino e quella Cinque Stelle.

Continuità nel bene, penso a quanto fatto ad Ostia, al tram 8 o al Grab e purtroppo nel male, cosa che a medio termine potrebbe fare incorrere la Raggi nelle stesse difficoltà del precedente sindaco. Per cui, preferisco concentrarmi nell’analisi di questi punti di attenzione.

Rifiuti: La situazione della “Mondezza” è senza dubbio complessa: per decenni è stato applicato, da amministrazioni di qualsiasi risma e colore, il modello Malagrotta: ossia, utilizzare per lo smaltimento dei rifiuti un soggetto privato, che oltre a guadagnare cifre notevoli, ha avuto un potere sovradimensionato di inferenza sulla città, visto il suo regime di monopolio, invece che investire sul riciclo e sulla differenziata.

Al contempo, si è impoverita di competenze e risorse l’AMA, per renderla uno strumento di gestione del consenso elettorale e delegare all’esterno alcune sue attività, alimentando il circolo vizioso di “Mafia Capitale”.

Con Marino, sicuramente in un modo non eccellente, pieno di contraddizioni ed errori, si è cercato di proporre un modello alternativo, più moderno ed europeo.

La Raggi invece, sta dando segnali molto contradittori sull’argomento: da una parte la nomina della Muraro, che secondo Li er Barista

“è come se l’Alleati avessero messo Goering a fare il pubblico ministero a Norimberga”

è un segnale di controrivoluzione, visto che l’assessore, organico al vecchio modo di gestire i rifiuti, ha riproposto, con la scusa dell’emergenza, dimenticando che ad Agosto il problema si sarebbe risolto da sé, con la diminuzione fisiologica del calo dei rifiuti il vecchio approccio di privatizzare gli utili e socializzare le perdite, dall’altra la nomina di un ottimo professionista come Stefano Bina all’AMA e i nuovi investimenti promessi sui TBM indicano la volontà di continuare con la strada tracciata dalla precedente giunta.

Burocrazia: non entro nella questione stipendi e costi della politica, anche se, devo evidenziare come a fronte di un 11% di tagli realizzati da Marino, con tutta la zavorra di Mafia Capitale, abbiamo un 6% di tagli promessi, il che è un presa per i fondelli per gli elettori, visti i proclami elettorali, come per la precedente giunta, si è evitato di valorizzare le risorse interne, che non sono tutte mele marce, per coinvolgere personalità esterne che forse non hanno le competenze e la conoscenza più adeguata della realtà romana, per svolgere al meglio il loro compito.

Lo stesso caso Romeo, con tutte le sue sfumature,  non contribuisce certo motivare e diminuire il tasso di scontento di impiegati, senza la cui collaborazione non si può gestire una città complessa come Roma

Cultura: Senza ombra di dubbio, la Cultura è stata la cenerentola della giunta Marino. La Raggi con una nomina di spessore, ha probabilmente cercato un cambio di passo. Tuttavia, è indubbio che, in queste settimane, Luca Bergamo non abbia lasciato molte tracce di sè. Speriamo che questa evanescenza finisca con l’arrivo dell’autunno

Comunicazione: E’ indubbio che, come Marino, la Raggi abbia i media romani contro: ciò dipende sia dagli interessi degli editori, sia dal fatto che entrambi siano “Sindaci di Minoranza”. A differenza di Marino, la Raggi sta però tentando di lanciare una narrazione “inclusiva”, capace di dialogare con le diverse realtà della società romana, con una serie di gesti simbolici, come ad esempio il pranzo di Ferragosto alla Caritas di Colle Oppio.

Il problema della Raggi è nei suoi sostenitori, tanti rumorosi, quanto irritanti, degni dell’Istituto Luce del Ventennio, che, con una visione manichea della realtà, aliena da ogni sfumatura, rischiano di alienarle quella parte del corpo elettorale romano, che pur non essendo pienamente convinto di Grillo, le ha dato fiducia per mancanza di alternative.

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