A difesa dell’Ottobrata Monticiana

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Ho appena saputo che la tradizionale Ottobrata Monticiana, la festa del rione Monti, che negli ultimi trent’anni è stato vittima di una gentrificazione selvaggia, è stata annullata per una serie di arzigoli burocratici, saltati fuori negli ultimi istanti.

Non mi pronuncio su motivazione e responsabilità, che non conosco… Però, prendo atto come questa decisione faccia scopa con quella della Fondazione Empam, che, ignorando la questione della servitù di passaggio, ha vietato l’uso del suo portico per la manifestazione benefica a favore della ricostruzione della scuola di Amatrice, equiparando gli artisti, anche famosi, che faranno volontariato a una fonte di degrado analoga ai bancarellari abusivi.

Ciò che accumuna le due decisioni è il perverso cortocircuito tra due fenomeni culturali che stanno impoverendo intellettualmente la borghesia romana. Il primo è la cosiddetta “ideologia del decoro”, cosa è ben diversa dal volere strade pulite con regolarità e un basso livello di microcriminalità.

L’ideologia del decoro è una visione del mondo distopica, ben descritta da tanti romanzi di fantascienza, centrata su tre assunti: il primo è l’omologazione a un modello comportamentale che in fondo, è quello dei piccoli borghesi di fine Ottocento. Chi non lo segue, viene disumanizzato, ridotto a oggetto ingombrante, da escludere dal consorzio sociale.

Questa idea escludente, ad esempio, porta per me al concetto folle, ma sembra tanto diffuso tra gli abitanti dell’Esquilino, che un barbone non è una persona con difficoltà e problema, bisognosa dell’assistenza del Welfare, ma una sorta di cumulo d’immondizia, da buttare in discarica.

Il secondo assunto è quello della fossilizzazione dello spazio urbano. La città non può mutare, a seconda delle necessità e delle esigenze dei suoi abitanti, ma deve essere imbalsamata, in un’entità fuori del tempo. Idea che è tutto, tranne che conservatrice.

Come diceva Burke, il conservatore non è un idiota che vuole bloccare la storia, ma un guerriero che combatte per difendere ciò che merita di essere conservato e mutare ciò che merita di essere cambiato.

Il terzo assunto, è quello del rifiuto dei beni comuni: lo spazio urbano è visto come un bene da predare o una proiezione dei propri bisogno egoistici.

Il secondo fenomeno è quello del rifiuto della festa. Come diceva Bachtin, questa ha una forza anarchica e dissacrante, poichè da una parte mostra la vacuità delle sovrastrutture tramite cui le classi dominanti si impongono su quelle dominate. Dall’altra, rovesciando le gerarchie sociali e le culture alte, afferma il potere dissacrante e rigenerativo del riso

Come combattere questo cortocircuito culturale ? Riappropriandosi dello spazio urbano, con feste e iniziative creative e combattendo affinché questo venga gestito in una modalità partecipata e condivisa dai sui principali fruitori, non i burocrati o i politici ambiziosi e in cerca di visibilità, ma i cittadini.

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2 thoughts on “A difesa dell’Ottobrata Monticiana

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