Pinguini all’Esquilino

 

Per chi fosse interessato, uno dei brani del mio nuovo romanzo in cui si traspone la storia raccontata nel video, di quando i pinguini dello zoo di Roma invasero il Mercato di Piazza Vittorio. A parlare, nella storica pasticceria Regoli, il protagonista, Enzo Camisasca, e il commissario Ingravallo, di gaddiana memoria.

Don Ciccio alza la testa, per guardare il soffitto e accosta le mani, come se dovesse pregare qualche santo. Storce la bocca, somigliando tanto agli ippopotami arrivati un anno fa allo zoo di Villa Borghese.

“Allora, dormu tranchigghiu…. Putacaso, vi ricordate le bestie rare e preziose che lu governu del Sud America regalò allu nostru prezioso Vate ?”.

“Come no, tartarughe giganti e pinguini ! Come posso scordarlo ? Il mio direttore mi spedì in prima fila all’idroscalo di Vigna di Valle, per descriverne l’arrivo!”.

Il Commissario annuisce con vigore.

“Sì proprio loro ! Però a nuttata scorsa, un gruppo de goliardi, doppu avere fatto lu giro dello bollo e finito di pelare le matricole, non avennu più papiri da appioppare, hanno avuto l’idea, come beffa, di annare allo zoo e prendere codeste bestiacce, per poi accamparle ne lu curtile de Sant’Ivo de la Sapienza.Avevano presu nu furguncino de quelli americani, hanno fatto ‘mbriacà sor Peppino, lu custode de lo zoo, gli hanno fregatu le chiavi, hanno aperto le gabbie de le tartarughe e poi se so’ tuffati ne la vasca de li pinguini, do’ ne hanno accalappiati dieci”.

Rido senza ritegno, immaginando lo spettacolo.

“Mi immagino il mazzo che si sono fatti !”

“Sinè ! Perché se le tartarughe so’ grosse e ce ne vole, pe cunvicelle a spustasse, li pinguini sugno uccellacci infami. Le beccate che si sugno presi, li goliardi… Quannu l’ho ‘ncrociati, erano tutti lividi”.

“Così imparano a fare i cretini ! Però, tutto questo, che c’entra con me ?”.

“ Alla fine, i peduocchie ce l’hanno fatta e sugno partiti per Sant’Ivo. Solo che, ‘mbriachi come cucuzze, hanno decisu di pisciare ‘n compagnia ne la Barcaccia; alla terza sgrullata, si so riggirati e lu furguncini nun ci stea più… Dato che è una cosa che alluma spissu lu compare vostro brasiliano, magari se voi potiste informarvi e convincerlo a restituire le suddette bestie allo zoo.. Tanto che ci tiene da fare ?”

Mi carezzo il mento… Effettivamente, er Braz non è noto per il suo amore per gli animali…Poi mi do una pacca sulla fronte.

“Commissario, basta che non siano commestibili ! Sapete bene che il mio compare, come lo definite, è peggio di voi e si mangerebbe di tutto !”

Don Ciccio impallidisce, comincia a tossire, tenta di abbozzare una risposta, quando, tutto affannato, entra un garzone di macellaio nella pasticceria. Lo riconosco: è lo stesso che mi spedì Don Umberto, per avvertirmi da Alberto, il giorno del rapimento di Mussolini. Speriamo non sia successo qualche altro casino simile.

Il garzone si ferma, rosso come un peperone e comincia a gridare:

“Aiuto Commissà, ce stanno li mostri a l’Esquilino ! Sò animali feroci e crudeli, che co’ ‘n mozzico solo se magneno li cristiani ! Lo giuro su mi padre e su mi madre, che m’hanno pure aggredito, quelli zozzoni ‘nfami …”

Ingravallo aggrotta la fronte.

“Come fare a sapere della mia presenza ? Quali mostri ? Dove è avvenuto il fatto ?”

Il garzone si butta in ginocchio.

“Commissà, nun me arresti ! Tengo famija ! Je lo dica, Camisà, che io nun so’ ‘n boiaccia… Che stavate qua, me l’ha detto Don Umberto… Stava andando a portà er viatico a ‘n moribondo, davanti a li Magazzini Castelnuovo, quanno v’ha visto da lontano… Conoscendove e visto l’orario, ha pensato che fermaste qua pe’ fa colazione…”.

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4 thoughts on “Pinguini all’Esquilino

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