Pareto e le elezioni presidenziali in America

trump

Se dovessimo utilizzare il pensiero di Pareto come base interpretativa della lotta politica americana tra Reagan e Obama, potremmo definirla come una circolazione orizzontale di élites, o meglio di due costellazioni di potere, ideologicamente variegate nel loro interno e che rappresentavano interessi economici simili.

Il voto popolare era lo strumento necessario a legittimare la loro alternanza, che però, in termini di equilibrio di potere cambiava poco.

In questo sistema Obama non era che un outsider: membro del Senato dell’Illinois per tre mandati, dal 1997 al 2004 , dopo essersi candidato senza successo alla Camera dei Rappresentanti nel 2000, nel novembre 2004 fu eletto nel Senato Federale degli Stati Uniti, appoggiando tra l’altro la Legge per la barriera sicura, che autorizzava la costruzione di un muro lungo il confine e rafforzava le misure di contrasto all’immigrazione clandestina proveniente dal Messico…

Nel Partito Democratico vi erano sicuramente figure più rappresentative, per cui, l’ambizioso senatore decise di giocare la carta dell’ascesa verticale delle èlites. Giocando sulla sua appartenenza etnica, pur essendo perfettamente integrato nel sistema di potere, si propose come sua alternativa: in più ebbe l’intuizione geniale, di sfruttare a pieno i nuovi media e proporsi come portavoce della prima generazione che stava vivendo in pieno gli effetti della singolarità tecnologica.

Raggiunta la Presidenza, dato che il suo approccio era essenzialmente tattico, si integrò alla perfezione nell’establishment.

Al termine del suo mandato, i Democratici e Repubblicani, invece di aver imparato la lezione, pensarono che il suo approccio non potesse essere replicabile, cercarono di riproporre un ritorno al Passato, una Clinton contro un Bush

Invece, si sono dovuti scontrare con due fenomeni simili: Sanders, di fatto un outsider ideologico, che ha replicato le modalità comunicative di Obama, con minor carisma e Trump, il quale è un Obama all’ennesima potenza.

Pur essendo colonna portante dell’establishment, si è proposto come la sua negazione, in più ha dato voce nella sua comunicazione, all’immaginario pop americano, che tra l’altro ha contribuito a delineare.

E con lo stesso cinismo, ha orientato la sua campagna in modo da massimizzare non i voti popolari, ma i grandi elettori.

Ora che farà ? Nulla di diverso da Obama, ottenuto il potere, procederà a una sua normalizzazione del suo linguaggio, per proporre una linea politica in continuità con le precedenti amministrazioni…

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2 thoughts on “Pareto e le elezioni presidenziali in America

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