Barboni

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Quando andavo a Ingegneria, mi capitava spesso per passare per via delle Sette Sale, dove c’è la mensa Caritas. E godendomi il sole tra una lezione e l’altra, ho incrociato nella mia vita diversi barboni.

Uno, Gigi, diceva di essere il nipote di Pirandello: non ho mai capito se fosse vero o una balla, ma era uomo colto, capace di leggere i cuori e generoso. Regalava a tutti qualche piccola cosa, trovata per strada, ma non a caso: ogni oggetto era un simbolo, per farti riflettere su chi eri e su che direzione stava prendendo la tua vita.

Un altro era un ragazzo dell’est, che parlava un italiano stentatissimo, ma era un abile scacchista. Passava le ore a giocarci, con passanti o con i curdi di Colle Oppio ed era diventato un’attrazione locale.

O il vecchio orientale, forse cinese, che ogni mattina, anche sotto la pioggia, eseguiva le forme di Tàijíquán davanti all’Ufficio Culturale Egiziano e che il pomeriggio si piazzava in aula studio ad aiutare gli studenti di ingegneria a risolvere esercizi matematici.

Quest’esperienza mi ha ricordato come i barboni non fossero degli invisibili, ma persone, anche sgradevoli, ma da rispettare in quanto esseri umani, con i loro problemi e le loro ferite. E spesso, se si trovavano sulla strada, non era certo per una loro libera scelta.

Tutto questo pippone perchè, in questi giorni su uno dei tanti gruppi facebook sono state pubblicate delle foto di barboni che dormivano sotto i portici di Piazza Vittorio, senza alcun rispetto della loro fragilità, assieme a un commento stizzito.

Potrei dire tante cose: ricordare Benedetto Giuseppe Labre, il vagabondo di Dio o che vent’anni fa la situazione era peggiore e l’Esquilino più solidale. Oppure buttare giù uno sproloquio sul fallimento del welfare o degli effetti deleteri di Roma fa Schifo, con il suo nascondere i nostri peggiori egoismi dietro l’alibi del decoro

Ma alla fine sono solo chiacchiere. E che sono spaventato da ciò che siamo diventati… Una società che non fa distinzione tra cumuli di immondizia e uomini, che vede la solidarietà come una minaccia per i propri interessi privati e che è priva di pudore e remore nello sbattere on line il dolore e la solitudine degli altri, solo per qualche like o per brontolare contro il Comune e il Municipio, mi pare peggiore di qualsiasi distopia raccontata dalla Fantascienza

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