Crazy Human

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E invece dentro al San Niccolò ci passai l’anno tutto intero, a contare i pezzi che se ne andavano: non soltanto i suppellettili, ma anche gli infermieri che cambiavano parrocchia e gli ospiti che trovavano rifugio in una casa famiglia: ma soprattutto i matti che ci morivano. Lo sentivano, mica erano scemi, che quell’assurdo mondo faceva come l’intonaco muffito: che si si sbriciolava a toccarlo appena.

E’ un piccolo brano di un libro che mi continua a commuovere, Voi Onesti Farabutti, di Simone Ghelli. Ogni volta che lo leggo, mi scavano dentro le pagine dedicate al rapporto con il nonno, simile e diverso da quello che io ebbi con i miei, e quelle che raccontano le sue vicende, come obiettore di coscienza, presso l’ex ospedale psichiatrico di Siena.

A volte, lo confesso, mi sento come Mariolino, con la sua fame di libertà o l’Osvaldo, l’analfabeta che rubava libri, sognando forse di essere qualcosa di diverso. Oppure, come Giovanni, il matto che non voleva nessuno.

Perché Simone, nei suoi racconti, ha il dono di ricordarci una cosa: che quelli che chiamiamo matti, non sono diversi da noi. Sono persone, schiacciate dalle loro ferite e dai loro problemi, che sono molto simili ai nostri, con cui scendiamo troppo spesso a compromessi, ignorandoli e facendo finta di tirare avanti.

Un tema simile sarà trattato dagli artisti che dalla sera del 2 dicembre a quella del 4 dicembre esporranno a Torino presso l’Art Garage, in via Tirreno 19, per la mostra Crazy Human, curata da Togaci e allestita Karen Lucich.

Mostra a cui parteciperanno Gianluca Bonanni, Sarah Bowyer, Francesco di Lernia, GhissBross (Simone e Sara Ghirlanda), Jins (Paolo Gillone), Michele Liuzzi, Moreno Pisapia, Ivan Ventimiglia, il cui vernissage sarà accompagnato dalla misca degli Arcote Project, consisterà in selezione di opere d’arte contemporanea per sovvenzionare il lavoro di ALMM, Associazione Onlus per la lotta contro le malattie mentali.

Opere in cui si evidenzia come l’Arte e Follia non siano modi per guardare il mondo con altri occhi, scoprendone la dolorosa inconsistenza…

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