I miei giochi di ruolo

 

Come sapete, in questi giorni sto supportando lo sviluppo di un gioco di ruolo ambientato nel mondo de Il Canto Oscuro: cosa che mi sta facendo riflettere su come il role-playing abbia in qualche modo influenzato la mia scrittura.

Credo di aver cominciato a giocare, come immagino molti con D&D, intorno al 1987 o giù di lì, nella modalità entra stanza, se c’è un mostro piccolo prendilo a mazzate e poi arraffa tutto quel che trovi, altrimenti scappa.

Il che immagino sia stato la causa primaria del blocco psicologico che provo nello scrivere il fantasy: tutte le volte che provo a buttare giù un qualcosa che, anche alla lontana, contenga draghi,nani ed elfi, mi sento un idiota e smetto

Negli anni Novanta, cominciai a giocare a Cyberpunk 2020: il che ha contribuito sia al mio amore per la fantascienza, visto che proprio per interpretare meglio il mio personaggio cominciai a leggere i romanzi di Sterling e Gibson, cosa che mi portò a scoprire La Macchina della Realtà e poi lo steampunk, e a molti dei miei futuri interessi professionali.

E continuo a pensare che quasi raggiunta quella data, il mondo descritto in quel GDR, in un modo eccentrico, si è realizzato: certo, all’Esquilino mancano i grattacieli, ma il melting pot di Blade Runner è una realtà concreta. Corriamo su e giù per il cyberspazio, anche se costituito da social media, e siamo sempre connessi alla realtà virtuale, non con un’interfaccia neurale, ma con un banale telefonino. E le lame di ceramica, invece che per la mortale katana del mio personaggio, sono usati nei coltelli che uso ogni sera per tagliare le verdure…

Dopo Cyberpunk_2020, passai, come molti a Vampire: The Masquerade, travolto, credo che questo sia il termine giusto in una fluviale avventura ambientata all’Esquilino, cominciata nel periodo etrusco, quando il mio gangrel ebbe qualche problema con un paio di gemelli troppo intraprendenti e terminato con il Gehenna, in cui scappava inseguito da un paio di antidiluviani, cercando di salvare le penne al suo compagno di stanza, un malkavian convinto di non essere un vampiro, ma un kriptoniano…

E in parallelo, mi dedicai, per il mio amore per Lovecraft, al buon vecchio Call of Cthulhu e sotto certi aspetti, il mio Lithica non è che una avventura sottoposto a una cura di steroidi…

Infine, mi dedicai a Paranoia, che, per chi non lo conoscesse, immaginate un mondo creato da Kafka, Stalin, Orwell, Huxley, Sartre e i Fratelli Marx… E forse, proprio dalle nottate passate a giocare partite demenziali e a bere birra, è nato l’umorismo folle che ogni tanto fa capolino tra le mie pagine…

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One thought on “I miei giochi di ruolo

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