Tra dieci anni esisterà ancora l’Apple ?

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Sto per scrivere un post che, probabilmente, mi farà prendere a pernacchioni vita natural durante, però, più ci rifletto, più sono convinto di non avere così torto: ho l’impressione che, se continua così, tra dieci anni, con molta difficoltà sentiremo parlare di Apple.

Per giustificare tale impressione, comincio citando un caso di scuola: la Nokia. La sua .versione moderna fu fondata nel 1966 attraverso la fusione di tre imprese che si dedicavano alla produzione di cavi, di tavole di legno e pneumatici: tutti business che entrarono in forte difficoltà con la crisi petrolifera del 1973.

Kari Kairamo, che divenne CEO mi pare nel 1977, per evitare di far finire l’azienda con le gambe all’aria impostò una nuova strategia, fondata sulla produzione di elettronica di consumo, in particolare televisori e sull’esportazione. Strategia che però non sembrava dare i frutti sperati.

In tutto ciò, il mercato della telefonia cellulare era alquanto trascurabile. Benchè Nokia avesse prodotto uno dei primi portatili fornendo all’esercito finlandese una tecnologia sviluppatada Salora e il mercato di massa scandinavo fosse in boom, chi aveva sfruttato al meglio le opportunità era la la svedese Ericsson.

Nel dicembre 1988 Kairamo si uccise, forse come conseguenza del disturbo bipolare che sembrava perseguitare la sua famiglia, che per motivi di business. Però questo diede inizio a un periodo drammatico per la società finlandese, dovuto al crollo dell’URSS, che essendo il primo partner commerciale di Helsinki, mandò la nazione in recessione.

Il momento peggiore si ebbe sempre nel 1991, quando il principale azionista, una banca, offrì a Ericsson la propria quota in Nokia. Ericcson non accettò, subodorando qualche sola.

Ma proprio nel momento più buio, più per fortuna che per preveggenza, furono prese delle decisioni che avrebbero cambiato il futuro della società. Nokia, che già aveva in attività un telefono digitale nel sistema GSM europeo, decise di operare con tutti i tre sistemi: GSM, TDMA (che sembrava dovesse prevalere negli Usa) e PDM giapponese. Sistemi diversi, ma telefoni uguali ovunque in nome della nuova strategia.

In più fu abbandonata la precedente politica che consisteva nel vendere più marche (Mobira, Radio Shack e marche private di operatori cellulari) e fu adottato un solo marchio, Nokia, e una sola politica di marca.

I primi telefoni della nuova serie 2100 furono lanciati sul mercato nel 1993. L’obiettivo
era venderne almeno 400.000: ne furono venduti 20 milioni, la maggior parte con il
sistema GSM. Le vendite negli Usa furono modeste e così quelle in Giappone.

Fu individuato come il problema fondamentale nell’avere successo nel Paese del Sol Levante fosse nel peso: i cellulari Nokia, indistruttibili, mi ricordo come uno cadendo dalle mani mio papà, non solo rimase intatto, ma scheggiò la mattonella del pavimento, pesavano il doppio dei prodotti venduti a Tokio.

Per cui fu fatta partire un progetto che ottimizzava questo aspetto e al contempo, cominciava a trasformarsi in un’azienda a “monocultura”, con un unico set di prodotti. Benchè avesse affrontato momenti di crisi, legati alla saturazione del mercato, come nel 2001 e 2004, con la relativa discesa delle quote di ricavi, Nokia cercò di invertire il trend nel 2005, con l’accordo con Microsoft, che Windows Media 10, fosse installato sui telefoni Nokia, il che provocò una serie di lamentele, visti i suoi bug, da parte dei consumatori.

Eppure, nonostante tutto, la posizione di Nokia sembrava solida, finchè Steve Jobs il 9 gennaio 2007 durante la conferenza di apertura del Macworld tenutosi in California. Jobs introdusse l’iPhone come una combinazione di tre dispositivi: iPod con schermo touchscreen, telefono cellulare rivoluzionario e Internet. Una Killer App che fu sottovalutata da Nokia, che cominciò a perdere quote del segmento di mercato più redditizio, quello dei clienti ad alta propensione alla spesa.

Però, la situazione non era ancora così tragica Nokia nel 2010 aveva un profitto del 65% dato dagli Smartphone, contro il 39% di Apple e il 23% di Samsung. Stava dominando il mercato in tutto il mondo (tranne il Nord America) e si aspettava solo di completare meglio il passaggio da telefonini semplici a smartphone.

E questo poteva avvenire con i modelli N8 e l’E7. Entrambi sembravano rivoluzionari per il tempo. L’E7 aveva uno schermo grande più o meno come l’iPhone 6 ed era sottilissimo.
L’N8 invece era il primo smartphone a girare video in HD, con la monoscocca in alluminio e la migliore fotocamera del momento.

Il dramma avvenne nel 2011: di colpo fu abbandonato Symbian, che garantiva la presenza nel mercato dell’utenza più conservatrice, non fu adottato Android, ricordo ancora la demenziale intervista sul tema Anssi Vanjoki, ex capo della divisione smartphone di Nokia, che rifiutava il concetto che non software, ma l’hardware, il design e il brand avrebbero creato una fidelzzazione del consumatore e l’adozione di quel fallimento di sistema operativo che era Windows Phone.

E così cominciò il tracollo dovuto in fondo al fatto che la Nokia non innovava più, ma si limitava a perfezionare. Invece di essere all’avanguardia della tecnologia, era al traino. Pare strano, ma forse la stessa cosa sta avvenendo per l’Apple.

Anche la società di Cupertino sta diventando una monocultura: i conti del telefonino contribuiscono al 60% delle entrate della Mela e in termini assoluti, la sua quota di mercato, si sta progressivamente erodendo.

In più l’Apple non è più al top dell’innovazione: non solo iPhone 7 e iPhone 7 Plus non presentano nessuna rivoluzione tecnologica rispetto al passato, ma solo limitati miglioramenti. Inoltre è molto indietro in quella che potrebbe essere la nuova killer app della telefonia mobile.

L’integrazione spinta dell’IA e dei big data con il dispositivo, cosa ben diversa da fornire qualche funzionalità in più a Siri, la cui rete neurale è già molto indietro rispetto a quelle che ad esempio sta implementanto Huawei: si tratta di puntare sulla proattività, con funzione predittive capaci di anticipare i nostri bisogni, sulla simbiosi con l’utente, per proporci acquisit secondo i nostri gusti o gestire al meglio le interazioni con il mondo esterno, l’integrazione con l’IoT, con la robotica e con la realtà aumentata.

Chiunque ci riuscirà a raggiungere questo obiettivo, si chiami Google, Facebook o un non meglio identificato produttore cinese o europeo, farà fare in dieci anni o meno all’Apple la fine della Nokia…

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