Obama vs Trump

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Negli Stati Uniti, le modalità di passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo presidente sono normate nel dettaglio: in più vi è una sorta di accordo tra gentiluomini, in cui il presidente uscente non prende decisioni politiche che impatteranno sull’entrante e quest’ultimo, in cambio, mantiene basso il suo profilo comunicativo.

Nel caso di Obama Trump, questo accordo è saltato, sia per antiche ruggini personali, legati alla questione birthers, sia perché  entrambi, anche se non lo ammetterebbero mai, sono assai simili.

Pur essendo parte dell’establishment, per vincere l’elezioni si sono spacciati per outsider, entrambi hanno incentrato la campagna elettorale sullo storytelling e sull’uso delle nuove tecnologie.

Antipatia che ha raggiunto il suo culmine nella dichiarazione di Obama, secondo cui, se fosse stato possibile presentarsi per il terzo mandato, avrebbe stracciato Trump.

Ora, da scrittore di ucronie, però ho qualche dubbio su tale esito, a partire dal fatto che il buon Barack sta compiendo lo stesso errore compiuto dai vertici repubblicani e della Clinton, sottovalutare l’avversario, scambiando la sua immagine pubblica, confusionaria e caciarona, con la realtà, ossia di un tattico abile e furbo, capace di utilizzare alla perfezione i dettami di Sun Tzu.

Inoltre, Obama avrebbe dovuto affrontare tre difficoltà, molto simili a quelle di Hillary

  1. A differenza di Trump, non poteva più proporsi come alternativo al potere costituito, ma anche in maniera inconsapevole, sarebbe stato identificato con questo dall’elettore medio, che avrebbe canalizzato sul magnate newyorkese la sua voglia di rivalsa e cambiamento:
  2. La narrazione di Obama è molto meno immediata e più ristretta di quella di Trump, che da star dei reality show, oltre a saccheggiare l’immaginario pop americano, ha dato al suo storytelling una dimensione “escatologica” che rispecchia quanto descritto da Harold Bloom in The American Religion;
  3.  Paradossalmente, Obama aveva un’idea vecchia dei social media, ossia di megafono elettorale, analogo alla radio e alla televisione; Trump, invece, li ha considerati anche come fonte di big data, che gli ha permesso di gestire al meglio quella che è stata la novità epocale di queste elezioni: l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale per il profiling dell’elettore e la definizione di una campagna elettorale parcellizzata e orientata alle esigenze del singolo.

Per cui, sospetto che il risultato non sarebbe cambiato…

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