Andrea Conti a Palermo Parte I

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Il 2 gennaio, per chi non lo sapesse, è il giorno in cui si apre la stagione dei saldi a Palermo: per non farmi trascinare da moglie e suocera in un vagare senza meta per negozi, ho deciso di improvvisare un piccolo viaggio tra realtà e letteratura, sulle tracce del soggiorno panormita di Andrea Conti.

Chi ha letto Lithica, forse ricorda come Andrea, per un periodo della sua vita, antecedente alla vicende narrate ne Il Canto Oscuro, sia stato ospite dei Florio, con cui ha mantenuto ottimi rapporti. In futuro mi piacerebbe raccontare questa storia, magari approfittando delle prossime edizioni dei Penny Steampunk.

Una storia ambientata nel 1905, in cui, con Beppe ammalato di scarlattina, Andrea è costretto a partecipare, come rappresentante delle Industrie Automobilistiche Conti, alla prima edizione della Coppa Florio. In cui, magari è costretto a fare da copilota e navigatore a Eugenio Ruspoli, che in questo mondo è rimasto solo ferito nell’incidente di caccia in Somalia e dismessi i panni dell’esploratore, si è buttato anima e corpo nella sua seconda passione, le corse automobilistiche.

Così, rimurginando su queste cose, mi sono trovato davanti a Villa Igiea: che, cosa poca nota ai più, nel 1899, nacque non come albergo, ma come sanatorio per la tubercolosi, in cui il professor Vincenzo Cervello, la versione locale del John Harvey Kellogg, che meriterebbe anche lui un film analogo a Morti di Salute, avrebbe potuto sperimentare le sue e costose terapie per ricchi e nobili malati.

E Cervello era talmente abile nella parlantina, da coinvolgere nell’impresa Ignazio Florio jr, di solito, come il Principe Padre, molto oculato negli investimenti, che comprò una decrepita villa neogotica dagli eredi dell’ammiraglio Domwille, che, mica scemo, aveva preferito invecchiare al sole siciliano che tra le nebbie londinesi, e diede l’incarico a Ernesto Basile di trasformarla in casa di cura.

Ahimè, pochi mesi dopo arrivò a Palermo un gruppo di medici svizzeri, per collaudare il progetto sanitario: dopo tre giorni di bisbocce a spese dei Florio a Villa Igiea, fecero notare che le terapie pensate da Cervello per la tubercolosi fossero lievemente bislacche e come Basile avesse le idee assai confuse su come si costruisse un sanatorio.

Florio, non si perse d’animo: dopo aver cacciato a pedate Cervello, decise in maniera repentina di trasformare tutto in hotel, che verrà inaugurato il 19 dicembre del 1900 e che ospitera il Kaiser Guglielmo II, lo Zar Nicola II e Andrea Conti.

Mi immagino Andrea giungere dal mare, su una lancia ad aria compressa, affittata nel porto de la Cala, con l’aquila scaccata in bella vista. Da lontano, comincia a scorgere un grande blocco diviso in corpi minori che avanzano e arretrano nello spazio. E quanto più si avvicina, il suo occhi indugia, incerto se essere ammirato o perplesso, sulle torri, le merlature, i pilastri, le raggiere bugnate e le aperture ad arco ogivale che animano la facciata citando lo stile neogotico e quello neoclassico della adiacente villa Belmonte.

Sbarcato, sale per una graziosa scala scavata negli scogli, gettando uno sguardo ai finti ruderi di un tempietto circolre dedicato a Igiea, e si infila in un viale coperto da arcate in ferro battuto, a loro volta rivestite di bouganvilees.

Saluta la giunonica ed elegante Donna Franca Florio, ritratta come la mamma di Andrea, da Boldini, che per l’occasione indossa alcuni dei suoi leggendari bijoux, come la collana dalle 365 perle, ognuna per uno dei tradimenti del marito, e comincia a vagare per le stanze di rappresentanza e saloni, per giungere infine ad ambienti più intimi e defilati, ammirando le languide fanciulle dipinte da Ettore De Maria Bergler, le pitture di Giuseppe Enea, Di Giovanni e Cortegiani, le decorazioni a stucco dei fratelli Li Vigni, i lampadari della ditta Caraffa, gli arredi realizzati dalla Ducrot ma disegnati appositamente da Basile, i porta fiori e i cache-pot in Ceramica Forio.

E infine sfidare a biliardo presso il circolo degli Stranieri, gli altri partecipanti alla gara, come Alessandro Cagno, Luigi Storero o Vincenzo Lancia

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