Andrea Conti a Palermo Parte II

quattro-pizzi

Nei momenti di pace, stanco di ascoltare discussioni su bielle e pistoni o i ricordi dei viaggi africani di Ruspoli, Andrea si dedicava a lunghe passeggiate: a volte si inerpicava per una ripida salita, sino a raggiungere lo strano ingresso di Villa Belmonte, un trionfo di colonne sormontate da canopi e civette, che circondavano un portale decorato da sfingi, frutto dell’amore per l’esoterismo massonico, diffuso nella città nei primi dell’Ottocento da Dufourny.

Aperto il cancello, avrebbe percorso i viali del giardino inglese, che tanto ricordavano quelli di Villa Conti all’Esquilino, proprio accanto a Santa Croce in Gerusalemme, sino a raggiungere l’edificio neoclassico, dal colossale porticato ionico, preceduta da un terrazzamento panoramico con una fontana a conca centrale e attorniata da un giardino all’italiana dalle siepi che rappresentavano simboli rosacrociani.

Andrea, poi, avrebbe continuato, superando la vaccheria e le scuderie, per giungere alla coffee house, a forma di tempietto di Vesta e ammirare il golfo; si sarebbe arrampicato sulle pendici del Monte Pellegrino, sino alla torre ottagonale neogotica.

Oppure si sarebbe diretto verso il Sanatorio Marino, fondato una trentina d’anni prima dal professore Domenico Palazzotto, su un terreno donato dai Borboni, per offrire una clinica gratuita per curare la tisi e il rachitismo ai poveri di Palermo; ma nel 1902 era caduto nelle grinfie del professor Cervello, che era riuscito così a realizzare i suoi sogni…

In un parco ben curato, in riva al mare, Andrea avrebbe osservato, assai perplesso, i padiglioni a forma di chalet svizzeri, decorati con disegni geometrici a vivaci colori, dove ricchi ipocondriaci erano obbligati a una severissima dieta vegetale, a corse e ginnastica nel parco, a clisteri a tutto spiano e a violenti massaggi eseguiti da androidi a vapore.

Poi, ancora ignaro dei pericoli nascosti negli abissi, sarebbe sceso nella grotta del Bagno della Regina, interrogandosi sulla sua origine: un resto punico, il buen retiro dell’abate Gioeni, fondatore del primo istituto nautico in Sicilia o della Regina Carolina di Austria, consorte di Re Ferdinando I di Borbone.

Infine, sarebbe giunto al porticciolo dell’Arenella, a chiacchierare o giocare a carte con vecchi pescatori all’ombra dei quattro Pizzi, la dimora neogotica dei Florio, ottenuta adattando una vecchia tonnara, che tanto piacque allo Zar Nicola I, da volerla replicare nella sua residenza a a Peterhof….

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