Villa Zito

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Per i non palermitani, Villa Zito è uno dei pochi edifici di via Libertà sopravvissuti al Sacco di Palermo, l’infame speculazione edilizia voluta da Salvo Lima e Vito Ciancimino che portò alla distruzione di un intero quartiere liberty compreso tra via Notarbartolo e la Favorita.

Villa, nata come edificio agricolo nella prima metà del Settecento, era alla periferia della contrada Terre Rosse; questo le permise di essere acquistata a fine Settecento dai Principi di Carini, per avere una dimora rustica per la villeggiatura nei mesi più caldi dell’anno.

Nel 1909 fu acquistata dal commerciante di agrumi Francesco Zito Scalici, che le diede il nome e la fece ristrutturare dall’architetto Michele La Cavera, in uno stile che fossimo a Roma, chiameremmo umbertino: di fatto vi sono molte somiglianze tra la villa e le palazzine che sono all’Esquilino in via Luzzatti.

In più Zito rifece la decorazione pittorica dei soffitti a volta, sia del piano nobile sia del pianoterreno, alcuni in stile floreale, altri di ispirazione neoclassica, altri ancora caratterizzati da uno spirito eclettico, di cui non si conosce l’autore.

Nel 1926 la villa fu acquistata dal Banco di Sicilia, che la usò come sede degli uffici gli del Credito Agrario e del Credito Fondiario, finché nel 1983 decise di trasformarla nella sede espositiva della sia collezione archeologica, poi trasferita a Palazzo Branciforte, poi di una splendida pinacoteca, con opera che vanno dal Barocco alla seconda metà del Novecento…

Oggi, per sfuggire, per dirla come mia suocera allo malo tempo, sono andato a visitarlo, sia per godermi le splendide vedute di Lojacono, sia per la curiosità di vedere la mostra delle nature morte di Guttuso.

Anche se non sono uno dei suoi grandi estimatori, visto che ritengo che troppo spesso il pittore di Bagheria abbia fatto tacere la sua vena malinconica e tragica per dare fiato a una scontata retorica populista, debbo dire che questa mostra mi ha fatto ricredere su alcune cose.

Nelle Nature Morte Guttuso ha saputo fondere le suggestioni del Barocco, con la loro riflessioni sulla transitorietà e futilità della vita, con l’arte del Novecento, da Cézanne a Sironi, da Picasso a Morandi, tutto reinterpretato con esplosione di colore e una pennellata vitale e selvaggia.

Piccola nota a margine: nella villa sono conservate anche opere del futurista Peppe Rizzo, che, a suo modo, tentò di replicare tra Palermo e Monreale l’idea di arte totale e di design di Balla e di Depero…

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