Pasqua Bbefania

befana

Oggi, per noi romani, è la Pasqua Bbefania, il giorno in cui, con ostinata discrezione, per non fare arrabbiare zi’ prete, celebriamo la Commare Secca, Proserpina, che per una volta l’anno smette il suo abituale lavoro di psicopompo, come la Death di Sandman, per distribuire doni ai bambini.

E per renderla digeribile alla nuova religione, le abbiamo costruito attorno un universo di storie: l’abbiamo trasformata nella nonna di Erode, a cui i Re Magi, a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni. Malgrado le loro insistenze, questa non uscì di casa per accompagnarli. Poi la vecchia si pentì di non essere andata con loro e con un cesto di dolci uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci.

Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che
incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù.

Abbiamo trasformato Ade, suo marito, nell’ l’orco o l’uomo nero, per spaventare i bambini capricciosi e costretto i mazzamurelli, i nostri folletti, di solito pigri e dispettosi, a farle da assistenti.

Così, per celebrarla, provo a raccontare, come fatto per la vigilia di Natale, questa giornata, dal punto di vista dei protagonisti de Il Canto Oscuro.

Mi immagino Beppe e Andrea, bambini, correre dal loro lettuccio nelle cucine, quasi travolgendo Marta, per arrivare all’immensa cappa del camino di Palazzo Poli, dove per il tradizionalismo e l’oculatezza del Principe Padre, avrebbero trovato due calzette: una con giocherelli, pastarelle, fichi secchi, mosciarelle (castagne),un’arancia (in romanesco “portogallo”), una pigna dorata e argentata, e un’altra piena di cenere e carbone, per tutte le volta che erano stati cattivi.

Poi sarebbe giunto Padre Pucci, li avrebbe presi per le orecchie e portati all’Ara Coeli, per assistere alla benedizione der Pupo, una statuetta di sessanta centimetri, scolpita, nel legno d’ulivo dell’Orto del Getsemani, alla fine del Quattrocento da un francescano, che rappresentava Gesù Bambino e che aveva la fama di dispensare grazie a destra e manca.

Er Pupo era tenuto avvolto in un tessuto dorato, stretto come le ‘fasce’ che avvolgevano i neonati, ricoperto di ex voto e doni preziosi per le grazie concesse. Si diceva che le sue labbra divenissero rosse al sopraggiungere di una grazia, e pallide quando non c’era più speranza.

E addirittura, i Torlonia mettevano a disposizione una lussuosa carrozza per portarlo al capezzale dei malati in fin di vita.

Subito dopo, affidati a Marta, Andrea e Beppe correvano a piazza Sant’Eustacchio, dove si teneva la fiera della Befana, che coinvolgeva anche le zone limitrofe, come piazza dei caprettari.

Si faceva una gran confusione, piene di casotti, aperti dall’Avvento alla festa della Befana, che vendevano giocherelli, dolciumi e pupazzi del presepe oltre ai classici dolciumi. I pupazzari esponevano befane così vere e brutte, che facevano gelare il sangue ai bambini dallo spavento

E come nel nostro mondo, vi erano continue lamentele contro gli ambulanti. Nel 1887, Costantino Maes ad esempio scriveva:

“Finalmente! I casotti della Befana, che per tanti anni deturparono in queste feste e in carnevale la più monumentale delle nostre piazze, non saranno più eretti; saranno permessi soltanto dei tavoli per la vendita dei giocattoli e delle merci”.

Insomma, nulla di nuovo sotto il sole, visto non c’è molta differenza con le nostre polemiche sulla Bolkestein e sui Tredicine.

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