Andrea Conti a Palermo Parte IV

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Andrea, a Palermo, non doveva preoccuparsi solo della gara automobilistica: il Principe Padre, nel sua inquieta ricerca di nuovi modi per arricchirsi, aveva eseguito degli investimenti nella città siciliana, ben attento a non intralciare gli interessi dei Florio e dei Whitaker.

Aveva comprato un enorme tenuta nella Conca d’Oro, tra Ciaculli e Croceverde, comprendente A Ricchizza, il Baglio Galati e il Fondo Alliata, in cui oltre a coltivale arance e limoni, aveva valorizzato un agrume locale, il marzuddu o mandarino tardivo, che stava avendo un grande successo sulle tavole dei nobili e dei cardinali romani.

Nella stessa Ciaculli, dopo una lunga lotta contro la malavita locale, vinta grazie all’appoggio degli agenti segreti del Cardinal Colacchia, il Principe Padre aveva fondato tre manifatture, dedicate alla produzione di marmellate, di rosolio e di profumi alla zagara. Tali attività, avevano colpito la fantasia di uno scrittore catanese, tale Verga, che vi aveva dedicato una novella.

Se il Principe Padre la considerava un ottimo modo per farsi pubblicità, tanto da utilizzarla come strenna natalizia, Andrea la trovava alquanto noiosa.

Ma gli investimenti della famiglia Conti a Palermo non si limitavano a questo: in società con i Peroni, aveva fondato una fabbrica di birra, in località Borgo Vecchio, progettata da Giovannoni, con accanto uno châlet di legno in stile Liberty, con giardino esterno, che fungeva da mescita.

A Badia, invece, aveva fondato una manifattura, per la produzione di purganti, utilizzando come materia prima la terra bianca della zona, ricca di carbonato di magnesio.

E infine, proprio accanto ai box improvvisati nella Reale Manifattura Tabacchi, aveva rilevato uno stabilimento termale, che sfruttava la sorgente della grotta dell’Acquasanta, dalle caratteristiche simili a quelle di Montecatini.

Lo stabilimento occupava i locali della barocca Villa Lanterna, era stato fondato nel 1871 dai fratelli sacerdoti Pandolfo. Lo stabilimento era chiuso d’inverno e aperto dal 1 Maggio al 31 Ottobre, si potevano fare dei bagni freddi, alla temperatura naturale dell’acqua di 18°-19° al costo di un tarì, ma grazie al processo di riscaldamento si potevano fare anche i bagni caldi, a 25°-36°, e caldissimi fino a 42° al costo di 2 tarì. Successivamente i sacerdoti decisero di commercializzare l’acqua che poteva anche essere bevuta, al prezzo di un carlino alla bottiglia. C’era anche la possibilità di fare delle docce che esercitavano la loro azione meccanica su un punto preciso del corpo con getti d’acqua ascendenti, dal basso verso l’alto, discendenti, dal basso verso l’alto, e laterali in orizzontale.

Lo stabilimento aveva in un edificio camerini da bagno distinti in familiari e singolari e nell’altro  la macchina a vapore per il riscaldamento dell’acqua, le sale da soggiorno e da pranzo e gli ambienti di servizio.

Nel 1892 vendettero tutto al Principe Padre: negli ultimi anni, grazie alla presenza di villa Igiea e alle ehm attività del professor Cervello al Sanatorio Marino, il giro di affari si era ampliato notevolmente, tanto che lo stabilimento originale era stato ampliato, sino a comprendere la cosiddetta “nave di pietra”, la sede del più antico collegio nautico del Regno delle due Sicilie, voluta da Monsignor Gioeni e Valguarnera dei Duchi D’Angiò.

La forma peculiare, di galeone, compresa di alberi, pennoni, sartie, vele era stata voluta proprio per far prendere confidenza agli allievi con le navi vere ed era stata restaurata dal Principe Padre, come una sorta di attrazione turistica.

Così Andrea fu costretto, in rappresentanza del Principe Padre, a visitare tutti questi luoghi, dove fu accolto, con suo grande stupore, come se fosse un Padre della Patria; il che però riaccese l’ira di Francesco Siino e Antonini Giammona, i principali capi delle cosche palermitane, che interruppero la loro faida, per organizzare la loro vendetta nei confronti dei Conti…

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