Pappagalli, robot e mirror image cognition

pippi

Piccola premessa: quanto sto per scrivere, non ha alcuna valenza scientifica, mancando sia una specifica metodologica, sia per la limitatezza del campione, sia per le sue specifiche caratteristiche, l’essere un agapornis ancestrale allevato a mano, il che lo rende molto differente dagli esemplari selvatici.

Le prossime righe sono una sintesi delle mie osservazioni sulle relazione tra il mio pappagallo e il test dello specchio. Inizialmente, come evidenziato dalle letteratura scientifica, il mio agapornis  roseicollis non si riconosceva nell’immagine riflessa: come spesso accade in questi casi, considerava la sua immagine come un potenziale rivale, che attaccava, dando anche una serie di craniate alla superficie riflettente.

Passando i mesi, però ha imparato progressivamente a capire la differenza tra riflesso e realtà: questo è accaduto per apprendimento. Era mia abitudine, per divertirmi, di fargli le boccacce allo specchio. Dopo qualche settimana, quando facevo ciò, invece di concentrarsi sull’immagine, ha cominciato a girarsi, per canticchiare.

Il passo successivo è stato smettere di aggredire lo specchio: ora, dopo un anno, lo utilizza come strumento per identificare le piume da pulire. Il passo successivo è stato di replicare, in maniera alquanto artigianale e quindi poco significativa, l’esperimento di Helmut Prior, Ariane Schwarz, Onur Güntürkün e Frans De Waal sulle gazze europee, ossia segnando con colore lavabile il suo becco.

Appena vista la sua immagine, il mio agapornis, cosa che odia fare, è corso a lavarsi. Se dovessi formulare delle ipotesi, da questa esperienza, potrei arguire:

  1. Nei pappagalli, a differenza delle scimmie antropomorfe, dei cetacei, degli elefanti e delle gazze, la mirror image cognition non è cablata nei circuiti neurali;
  2. Però, con un opportuno addestramento, magari più efficace del mio, molto inconsapevole, possono essere addestrati a tale compito;
  3.  La mirror image cognition non implica autocoscienza: ad esempio, se registro il canto del mio pappagallo e glielo faccio ascoltare, lui è convinto di essere in presenza di un altro esemplare della stessa specie.

Da appassionato di machine learning, mi colpisce il fatto come conclusioni analoghe si siano verificate anche nell’ambito della robotica...

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One thought on “Pappagalli, robot e mirror image cognition

  1. Molto interessante! Solo un dubbio: il canto del tuo pappagallo come l’hai registrato? Perché se con microfono di bassa qualità e poi ancora di più se salvato come mp3 (che “pasticcia” un po’ col segnale, lavorando in particolare sui parametri che noi, noi “umani”, percepiamo poco/male/per niente) potrebbe anche essere che a te sembra uguale, ma il pappagallo sente un qualcosa che è diverso dal suo, e reagisce di conseguenza.

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