Il Foglio e la Gentrificazione dell’Esquilino

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Il buon Davide del Popolo Riolo, scrittore e grande saggio, mi ha segnalato un articolo de Il Foglio, in cui si parla della gentrificazione, termine tra l’altro assai ambiguo, dell’Esquilino, tema tra l’altro affrontato diverse volte nel mio blog.

Articolo che mi ha colpito,  perché è un esempio di fallacia logica, che avrebbe fatto impazzire di gioia il buon Aristotele: forse il primo caso di sillogismo che, partendo da premesse sballate, arriva a conclusioni esatte.

I dati di partenza dell’articolo, infatti, sono in gran parte sballati: dalla demografia al prezzo delle case (nell’ Esquilino, secondo le ultime rilevazioni della borsa immobiliare varia a seconda della fascia, da 3400 a 4700 euro a metro quadro… Sospetto che abbia citato i dati di Monti, che coprono quella forchetta) rappresentano una mitologia simmetrica, ma altrettanto inesistente, dei cosiddetti “degradisti”.

Né la presunta distribuzione di negozi fighetti, che a me, da residente, non torna per nulla, può essere una misura seria del gentrificazione e del suo fallimento: applicando lo stesso criterio, per esempio, l’alta concentrazione di sale gioco, potrebbe essere intepretata, come fanno molti residenti, come un esempio dell’inarrestabile declino urbano.

Più semplicemente, il rione Esquilino è un caso tipico di applicazione della Rent Gap Theory, in cui la variazione del mercato immobiliare, legata a una serie i fattori esterni, ha accentuato il fenomeno, che lo contraddistingue sin dalla sua costruzione, di sovrapposizione dinamica e contraddittoria tra culture e ceti.

Il che porta al paradosso di un’area urbana che coniuga due attributi sociali in altri luoghi incompatibili: il disagio sociale e l’attrattività urbana.

E proprio per reagire a questo paradosso, il rione ha sempre sviluppato una serie di reti sociali, sia per supplire ai limiti di un Comune che lo ha sempre trascurato, sia per costruire un’identità condivisa e inglobante, che tenta di superare il rischio della parcellizzazione.

Per cui, all’Esquilino, il fallimento della gentrificazione, se è avvenuto, non è stato economico, ma culturale: come i piemontesi a fine Ottocento, i nuovi arrivati non hanno imposto la loro cultura e visione del mondo, ma sono stati assorbiti da quella preesistente

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