Donna Franca

 

Come sanno i lettori di questo blog, sto lavorando a un progetto, che non so ancora se porterà a un racconto o a un romanzo, dedicato alle avventure palermitane di Andrea Conti, alle prese con le vicissitudini della famiglia Florio.

Per cui, la notizia della vendita all’asta, pare per circa un milione di euro, del ritratto che Boldini, nel mio universo letterario altro buon amico di Andrea, che fece a Donna Franca e che era il vanto di Villa Igiea, mi ha messo un poco di malinconia: è come se fosse scomparso un cimelio di famiglia, un frammento del mio immaginario.

Dipinto che ebbe una genesi assai complicata: il buon Boldini giunse a Palermo nel 1901, subito dopo la trasformazione di Villa Igea da potenziale sanatorio a hotel di lusso, e si mise di buzzo buono a ritrarre colei che dai siciliani era chiamata Donna Franca, la regina di Sicilia, dal Kaiser Guglielmo II Stella d’Italia, e da Gabriele D’Annunzio, il buon Rapagnetta del mio mondo, l’Unica.

Anche perché Donna Franca aveva tutte le doti per affascinare il pittore: bella, generosa d’animo, di gran cultura e brillante conversazione.

Per cui, Boldini, forse anche per sfruttare al massimo l’ospitalità dei Florio, imbucandosi in più ricevimenti, cene, gite e serate di gala possibili, fu minuzioso in maniera straordinaria: cambiò idea mille volte dell’abito da sera più elegante da fare indossare alla modella, buttò giù un’infinità di bozze preparatorie e infine le prime pennellate.

Con l’arrivo dell’estate e dallo scirocco infernale, Boldini prese baracca e burattini e tornò nel suo studio parigino, in attesa che Ignazio Florio saldasse il conto, per completare l’opera.

Ma purtroppo, il pittore ebbe una pessima sorpresa: il magnate palermitano, che pure non si poneva troppi scrupoli nel tradire la moglie, su alcune cose era alquanto conservatore: ritenendo il quadro troppo sensuale, non era intenzionato ad aprire il portafoglio.

Boldini rimase di stucco: fece notare a Ignazio che quello era il suo stile e che se avesse voluto un quadro differente, avrebbe dovuto chiamare un pittore differente. Ignazio taglio la discussione con un

il lavoro deve rispondere al gusto di chi lo paga

e dato che a Boldini i soldi dei Florio facevano tutt’altro che schifo, si raggiunse un compromesso: il pittore avrebbe dipinto un secondo ritratto, più castigato, nell’occasione di un viaggio parigino di Donna Franca. In più, essendosi per qualche strano motivo affezionato al precedente quadro, lo ottenne in regalo da Ignazio, con le spese di spedizione a Parigi a carico dei Florio.

Così Boldini rifece il ritratto da capo, ricoprendo Donna franca con una veste lunga, addomesticando la scollatura e cingendo le braccia con guanti neri. L’opera piacque a don Ignazio, che la inviò, per farsi pubblicità, alla Biennale di Venezia nel 1903.

Il destino però fu beffardo con il marito geloso: del quadro, infatti, si sono perse le tracce e nessuno ha la più pallida idea di che fine abbia fatto. Nel mio mondo, fu acquistato dal Principe Padre, che, con sommo stupore da parte di Andrea, prese in simpatia Boldini, diventandone grande estimatore e collezionista.

Nel 1924, inoltre Donna Franca si ricordò del quadro di Boldini: contattò il pittore, chiedendo di finire il quadro; solo che, segnata dal dolore e dalle avverse fortune della vita, lo volle meno sensuale e più austero.

Boldini decise di accontentarla senza farsi pagare, realizzò la versione finale, che fece compagnia agli ultimi anni di Donna Franca, nella sua casa romana in via Sicilia 138.

Dopo la sua morte, il quadro finì prima nella dimora dei Rothschild, poi a Villa Igiea e ora chissà dove…

Così per celebrare Donna Franca, ho accroccato un piccolo mosaico di sue foto

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One thought on “Donna Franca

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