L’Esquilino immaginario

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Oggi la Raggi si è fatta viva all’Esquilino: il che è encomiabile, visto lo stato di abbandono del Rione, che spesso si sente abbandonato dalle istituzioni e sia per avere avuto come risultato concreto l’apertura dei bagni nei giardini di Piazza Vittorio… Per chi non abita in zona, può apparire una sciocchezza, ma essendo la chiusura di un’annosa telenovela, centrata sulle beffe dell’Ama nei confronti dei cittadini, merita di essere citata tra i successi dell’amministazione grillina.

Però, una piccola critica mi sento di farla: da vecchio abitante del rione, mi sento assolutamente preso per i fondelli per il video di propaganda della Sindaca, che non sfigurerebbe tra quelli dell’Istituto Luce ai tempi del Ventennio.

Un video che da ragione a una delle tanti tesi di Alan S. Cooper, ossia che qualsiasi sia l’estrazione politica di un populismo, il linguaggio visivo che esso utilizza è invariante.

Da una parte, i video che utilizza, muti, in bianco e nero, a colori, in digitale, rispecchiano una struttura narrativa abbastanza banalotta: arriva il politico di turno, si guarda intorno, scopre un problema, lo risolve, tra gli applausi di un coro plaudente, costituito da tipi, non da persone, per simboleggiare l’universalità e la trasversalità del consenso.

In cui, i potenziali contestatori, coloro che ad esempio vorrebbero ricordare alla Raggi come, nonostante la sua retorica orwelliana sul rilancio dei mercati rionali, per fare cassa con il provvedimento sulle AGS li ha di fatto condannati alla chiusura

Dall’altra, la semplificazione estetica del contesto in cui ci si trova a operare: nel video di propaganda, costituito da inquadrature di plastica, non si vedono né i problemi, neppura una traccia dell’immondizia, del mercato abusivo di via Ricasoli o dei palazzi degradati, nè le ricchezze dell’Esquilino.

Il Rione pare uno di quei sobborghi americani, con il monumentino ben curato, i suoi giardini, la botteguccia, abitato esclusivamente da piccoli borghesi bianchi, un ottimo scenario per le ambigue visioni di Hopper e Wood, che nascondo l’orrore dietro un’apparente normalità.

Un’immagine astratta e aliena, nata dalla paura del Reale, che è forse il vero fondamento del Grillismo, che nega la multiculturalità e l’anarchia caotica e vitale che, sin dai giorni di Gadda, rappresenta sia la maledizione, sia la forza che spinge l’Esquilino verso il futuro.

 

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2 thoughts on “L’Esquilino immaginario

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