Delibera 140/2015

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Alcuni miei amici grillini, nel leggere il mio post sugli sfratti alle onlus da parte del Comune di Roma, mi hanno accusato di essere di parte, visto che l’attuale giunta non ha fatto nulla di più che applicare la famigerata delibera 140/2015 voluta dall’amministrazione Marino.

In realtà come troppo spesso accade a Roma, la situazione è assai più complessa: la delibera era nata dalla consapevolezza che parte degli 860 immobili dati in concessione, invece che per iniziative e servizi di interesse pubblico e sociale, fossero, proprio per il caos amministrativo capitolino, utilizzati per finalità commerciali e abitative.

Delibera che, pur scritta con i piedi, evidenziava due punti inderogabili:

  1. Il fatto che il Patrimonio pubblico fosse un “bene comune”, da gestire con regole chiare, eque trasparenti e partecipati per finalità di interesse collettivo;
  2. Che in qualche modo, si sanassero situazioni di “scrocco” di tali beni, adeguando la
    redditività dell’immobile in funzione sia al suo effettivo valore, sia all’utilità dei servizi svolti a favore della collettività

Per cui, il percorso di riordino della gestione di tale patrimonio immobiliare si sarebbe
articolato un serie di passaggi, dalla messa a bando dei beni non più assegnati,
all’individuazione dei furbetti, di chi si dedicava ad attività commerciali, spacciandole per
culturali, e la modifica della tipologia di contratto d’affitto, e la procedure di rinnovo o messa a bando dell’assegnazione dei beni con le vere finalità culturali.

Infine, era stata indotta una sorta di sanatoria per gli inquilini morosi, dando la la possibilità di mettersi in regola in un tempo di 250 giorni o anche attraverso una rateizzazione definita con atto di impegno.

Ora, per evitare che alle Onlus arrivassero cifre fuori dalla grazia di Dio, era prevista
l’emissione “un Regolamento sulla gestione del patrimonio” che, nella delibera, si diceva
sarebbe stato predisposto dal Dipartimento competente e che doveva essere studiato da una commissione ad hoc, cui aveva partecipato anche il Laboratorio della Sussidiarietà, per
predisporre una bozza di nuovo regolamento.

Regolamento la cui discussione saltò per le note vicende connesse alla caduta della Giunta
Marino… Durante la campagna elettorale, i grillini si opposero a tale delibera con una proposta che nelle sue contorsioni linguistiche, ennesima testimonianza del chi parla male, pensa male e vive male, aveva qualcosa di sensato.. Cito testualmente

una moratoria che permetta di rivendicare gli spazi sociali e di promuovere la redazione di
una carta che stabilisca i principi volti al riconoscimento del valore sociale e dell’autonomia delle esperienze di autogestione attraverso la costruzione di un laboratorio, fatto di consultazioni popolari nei quartieri, di coinvolgimento delle realtà interessate, di confronto con tecnici (giuristi, urbanisti, economisti) al fine di avviare un riconoscimento degli spazi sociali come luoghi dove si pratica l’uso comune degli spazi comuni

Ora, con il senno di poi, non è stata nulla di più che una mossa per raccattare voti. Allo stato attuale, oltre a proseguire l’opera di desertificazione culturale promossa dal commissario Tronca, l’attuale amministrazione,nonostante i proclami, per citare il buon Fassina nella vita capita anche questo, ha predisposto una bozza di regolamento che se frega altamente della solidarietà, della cultura e del welfare, pensando soltanto a fare cassa…

E gli sfratti di questi giorni, sono una diretta conseguenza di questa visione del mondo, basata sul menefreghismo etico e culturale…

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One thought on “Delibera 140/2015

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