Street Art e Collettività

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Mettiamola così: è destino che i murales di Blu non abbiano pace… E questo per problemi estetici o di contenuti socio-politici, ma per motivi che paiono saltare fuori dalle baruffe del mio condominio.

Se a Bologna, più per capriccio e per marketing che per protesta, è stato l’artista a volera cancellare la sua opera, a Milano sembra che vi sia la tentazione da parte del Pac di fare la stessa cosa, per un murale, che detto fra noi, è invecchiato assai male, e nel tentativo di crearsi un alibi, la direzione del Padiglione di Arte Contemporanea ha affidato la decisione di imbiancare il muro a un sondaggio on line.

Cosa assai ridicola, ma che nasconde, una domanda assai interessante: se il murale, di sua natura transitorio, è un bene comune, chi decide della sua persistenza ? Non certo l’autore, il curatore o il politico di turno, perché questo significherebbe privatizzare una proprietà collettiva, il cui valore non nasce dalle decisioni del mercato, ma dalle percezione e del significato che gli viene attribuito dalla comunità che gli vive attorno.

Comunità, che se non riconosce più nell’opera, può cancellarla e sostituirla con altro, però a valle di un processo partecipato più ampio e serio della carnevalata milanese…

Carnevalata che ha anche un altro aspetto, che non conoscevo e che mi lascia perplesso, sospetto che l’informazione sia alquanto parziale, della cosiddetta “street art della mutua”.

Ossia che nella protesta a difesa del murale di Blu qualcuno degli artisti presenti abbia chiesto di essere mantenuto dal Comune di Milano.

Ora premesso che mi pare ridicolo immaginare che un writers o un muralista si voglia ridurre a un travet, quello che non mi convince è l’argomento usato dall’articolo degli Stati Generali per sbeffeggiare tale richiesta, ossia la contrapposizione tra Street Art e Sistema, qualunque cose esso sia.

Contrapposizione che potrà essere valida nella New York di Trump, ma che in Italia è parzialmente presente: la ricchezza, anche problematica, come evidenziato prima, della Street Art italiana è nel suo dialogo con le Comunità e con i suoi corpi intermedi.

Dialogo in cui l’Arte non si limita a riqualificare un territorio, ma gli dona simboli civici e utopie, ricevendono in cambio il cibo di cui si nutre: i sogni di un’intera collettività

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