La paura invisibile

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Stamattina, il buon Li er Barista, mentre era impegnato nel suo duello rusticano con un bignè di San Giuseppe, comprato da Regoli, se ne esce con un

“Aho, ma ‘n finale se la Sora Buggia la butta ‘n caciara sui led, a te che te frega ? E’ mestiere suo, prenne per naso li fessi che l’hanno votata”.

Tutto giusto, ma purtroppo, in una situazione del genere, in cui una nuova tecnologia viene demonizzata, per motivi demagogici, ci sono già passato, quando negli anni Novanta, scoppiò una campagna, che distorse e mutò in barzellata problematiche serie sull’inquinamento e la compatibilità elettromagnetica, sulle stazioni radiobase, al grido

“Li cellulari ammazzano i cristiani”.

Ora è un dato di fatto che il rischio sanitario, legato alle onde elettromagnetiche e dipendente dal surriscaldamento,dalle correnti superficiali e gli effetti ionizzanti, sia molto variabile, essendo legato alla loro frequenza e potenza.

Nel caso delle frequenze di cellulare, dal punto di vista teorico, è assai limitato e in Italia, grazie anche a una legge molto restrittiva, a tutela del cittadino è ancora più ridotto.

Inoltre l’OMS nella revisione dei dati scientifici nell’ambito del Progetto internazionale CEM (Monaco, Novembre 1996) aveva concluso che, sulla base della letteratura attuale, non ci fosse nessuna prova convincente che l’esposizione a RF abbreviasse la durata della vita umana, né che inducesse o favorisse il cancro. Tuttavia, sempre in un’ottica di applicabilità del principio di precauzione, invitava, come d’altra parte per il caffè, a compiere ulteriori studi sul tema.

Studi che, trascurando casi di conclamata malafede, per la maggior parte danno risultati negativi. Gli studi che davano risultati positivi e che hanno superato il peer review o non sono stati confermati da repliche indipendenti o non riescono a fugare il dubbio che siano correlazioni spurie.

Questo non significa che gli scienziati autori di quegli studi non siano competenti o sono in malafede: affrontano soltanto le sfide connesse al paradigma della complessità e alle difficoltà a questo connesso di identificare i legami tra causa ed effetto.

Citando Andrea Ferrero, uno dei papà della Stazione spaziale internazione e che ho avuto la fortuna di conoscero, anche se ho forti dubbi che si ricordi del sottoscritto

Quando i risultati degli studi non danno una risposta definitiva sul reale rischio di una tecnologia, si è portati a temere l’esistenza di rischi imprevedibili non ancora scoperti. In realtà il significato di questi dubbi è opposto: se gli effetti per la salute fossero gravi, i risultati dei vari studi non sarebbero contrastanti e ci sarebbe un sostanziale accordo non solo sull’esistenza del rischio ma anche sulla sua entità. Al contrario, il fatto che i rischi delineati da alcuni studi (e non da altri) sia vicino all’incertezza statistica significa che, se anche questi effetti esistessero, sarebbero minimi e di gran lunga inferiori a quelli di altri fattori di rischio chiaramente accertati che però non suscitano altrettanto allarme (la lista dei possibili esempi purtroppo è molto lunga). Non è possibile dimostrare scientificamente l’assoluta innocuità dei campi elettromagnetici, così come di qualsiasi altra cosa: se si tenta di misurare un fenomeno inesistente, l’incertezza statistica fa sì che si ottenga un risultato piccolo ma non nullo. Dato che si compiono molti studi, ognuno dei quali esamina la correlazione tra esposizione ai campi elettromagnetici e diversi tipi di tumore, necessariamente qualcuno di essi mostrerà per qualche tipo di tumore (diverso a seconda degli studi) una frequenza leggermente superiore rispetto al gruppo di controllo, fatto che spinge a sospettare la nocività dei campi (e qualcun altro mostrerà per altri tipi di tumore una frequenza leggermente inferiore, cosa che non si prende in considerazione perché ovviamente nessuno si aspetta che i campi elettromagnetici siano curativi).

A maggior ragione, quando gli studi a medio termine, che negli anni Novanta non erano disponibili, non danno evidenza di incrementi statisticamente rilevanti di tumori.

Ora, tutti questi argomenti, che sono figli di un semplice buonsenso, era già presenti all’epoca, ma furono sotterrati sotto una valanga di chiacchiere infondate: la paura dell’elettrosmog fu gonfiata da politici arruffoni, da pseudo esperti che puntavano, con consulenze improbabili a riempirsi le tasche alle spalle dei gonzi… Il culmine lo vidi davanti il Galilei, quando, un tizio, con un accrocco costituito da un pezzo di lavatrice, una calamita a ferro di cavallo, un contachilometri, due bobine, un’antenna televisiva e tre pentole pretendeva di misurare l’elettrosmog.

Ora dal marasma e magma di ignoranza e sfiducia per la Scienza, che ha portato alla piaga degli antivaccinisti e di chi crede alle scie chimiche (che detto fra noi, sono ottimi criteri per identificare gli idioti…)

E temo che questi si replichi, ulteriormente ampliato, a valle di questa folle campagna contro i LED

 

 

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One thought on “La paura invisibile

  1. Pingback: No ai cordoli, sì alla smart city | ilcantooscuro

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