Derek Walkott

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Per una volta, non parlo di fantascienza, di singolarità o delle stranezze dell’Esquilino, temi abituali di questo blog. Vorrei celebrare invece un uomo e un poeta, Derek Walcott, premio Nobel della letteratura nel 1992, morto ieri.

Mi ha stupito come, in un’ Italia, in cui tutti dicono di essere poeti, la notizia sia stata accolta dall’indifferenza generale

Forse, perchè, come dice bene Li er Barista, si ha l’idea che scrivere versi sia molto più semplice del leggerli.

Per leggere la poesia vera è una sorta di cannibalismo: significa mordere e l’assimilare l’anima di un altro, le sue emozioni, le sue paure, le sue utopie.

Bisogna avere coraggio, per affrontare una simile sfida, che potrebbe schiacciarci… Per questo, ce ne teniamo ben lontani.

Specie per un poeta come Derek, anticontemporaneo. In un mondo in cui si alzano muri, in cui la paura del diverso, nel piccolo e nel grande, sta diventando la principale bussola delle nostre vite, lui celebrava la plurità, l’idea che l’Uomo fosse una pianta dalle molte radici…
Così si raccontava

Io sono solamente un negro rosso che ama il mare, ho avuto una buona istruzione coloniale,
ho in me dell’olandese, del negro e dell’inglese,
sono nessuno, o sono una nazione

Anticontemporaneo, perché, in una società postmoderna, che si vanta di aver visto e provato tutto, manteneva lo stupore del bambino dinanzi al mondo, la scoperta di quel mistero che è l’irrompere dell’Essere nel Reale, il gusto di vivere quella grande avventura chiamata vita.

Per celebrarlo, non c’è che miglior commiato di una sua poesia, intitolata, come una profezia,

CONCLUDENDO

Vivo sull’acqua,
solo. Senza moglie né figli.
Ho circumnavigato ogni possibilità
per arrivare a questo:

una piccola casa su acqua grigia,
con le finestre sempre spalancate
al mare stantio. Certe cose non le scegliamo noi,

ma siamo quello che abbiamo fatto.
Soffriamo, gli anni passano, lasciamo
tante cose per via, fuorché il bisogno

di fardelli. L’amore è una pietra
che si è posata sul fondo del mare
sotto acqua grigia. Ora, non chiedo nulla

alla poesia, se non vero sentire:
non pietà, non fama, non sollievo. Tacita sposa,
noi possiamo sederci a guardare acqua grigia,

e in una vita che trabocca
di mediocrità e rifiuti
vivere come rocce.

Scorderò di sentire,
scorderò il mio dono. E’ più grande e duro,
questo, di ciò che là passa per vita.

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