Musei a Palermo

 

Posso dire poche cose della mia vita: sono romano, o meglio esquilino di nascita, immagino si capisca leggendo il blog, milanese adottato, ogni tanto rimpiango la mia casuccia affacciata sul Naviglio Pavese, a Conchetta,e palermitano associato.

E in quest’ultima veste, nonostante varie ed eventuali perplessità sul sindaco Orlando, devo riconoscere i suoi successi di questi anni: sta riuscendo nell’impresa improba di ridisegnare la mobilità urbana di Palermo, secondo un modello che pur contestato da molti panormiti, ha tanto da insegnare a Roma.

Anche se a macchia di leopardo, ha cominciato un progetto di riqualificazione urbana che riguarda sia il Centro Storico, sia le periferie disagiate, le cui linee guida potrebbero essere applicate tranquillamente all’Esquilino.

E soprattutto ha rilanciato l’offerta turistica della città: devo dire che, dalla prima volta che mi sono sceso giù, devo ammettere come in termini di servizi e di accoglienza sono stati fatti passi da gigante.

Ora, non so, come dicono spesso sui siti locali, se il centro storico di Balarm sia il più grande d’Europa, però, senza dubbio, contieni infinite storie e bellezze, che vanno dall’eta araba al liberty.

Molto è abbandonato e da recuperare, ma molto è stato fatto… Questo grazie all’iniziativa privata, penso al Palazzo del Conte Federico, il cui conte proprietario, nonostante ogni tanto si faccia prendere la mano dal “famo business”, è una persona privata o delle tante cooperative che aprono chiese e oratori, cito la Terradamare, solo perché mi sono trovato nella tasca un biglietto di Palazzo Asmundo, ma ce ne sono molte altre, tutte degne di lode…

Ahimè, il punto debole di questa offerta turistica, sono i musei. Non ho visto la puntata di domenica dell’Arena di Giletti e non voglio fare di tutta l’erba un fascio, dato che ho incrociato realtà molto differenti: grandi professionalità, come i custodi di Palazzo Branciforte o del Museo Diocesano, persone dalla grande gentilezza e disponibilità, come chi lavora alla Palazzina Cinese o all’Oratorio dei Bianchi, luoghi per cui non ho ancora capito se si paga o no il biglietto, orde di sciammannati come a Palazzo Abatellis.

Mi ricordo quando ci andai, qualche anno fa, per godermi il Trionfo della Morte: fu un’esperienza da commedia, con il senno di poi. Un turista, il sottoscritto, a fronte di una ventina di custodi e qualcuno me lo sarò perso, impegnati nel pettegolezzo, nel discutere della ricetta migliore per la pasta chî vròcculi arriminàti, nel lavorare a maglia e improvvisare una partita a bocce, in cui sono stato cooptato come giudice.

E i pochi che vagavano per le sale, impegnati a sfuggire allo scirocco, alla mie domande si fingevano sordi, oppure, mentivano platealmente, dicendo di avere solo la terza media e di non capire nulla di quanto esposto…

Questo perché alcuni musei, non solo in Sicilia, non sono stati visti come risorse da valorizzare, ma come strumenti di welfare, creando una sperequazione continua, che non può durare e che rende urgente una razionalizzazione…

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