Editoria e Realtà Aumentata

Enrico_3

Nonostante la accuse, che spesso arrivano da persone ben più ignoranti del sottoscritto, di essere un tuttologo, ammetto di avere tante lacune. Per esempio, capisco poco di fotografia e non so andare più di un mi piace o non piace.

Per cui, benchè sia affascinato dalla potenza espressiva e dalla drammaticità delle immagini del libro In quel preciso istante. Retroscena di un reportage in Kenya di Guillermo Luna, che sarà presentato domani nella Sala Giuseppina del Palazzo del Freddo, poco altro in più saprei dire.

Preferisco quindi concentrarmi su un aspetto che conosco meglio, data la mia esperienza professionale di scrittore di fantascienza, che è la Realtà Aumentata. Sotto molti aspetti, la sua diffusione è un ottimo indicatore dell’evolversi della Singolarità, il mutamento epocale, dagli esiti imprevidibili, causato dalla crescita esponenziale della nostra capacità di gestire e processare quantità sempre più grandi di Dati.

Dieci anni fa, la Realtà Aumentata era tema di romanzi di fantascienza. Cinque anni fa, si cominciava a parlare delle prime applicazioni che uscissero dall’ambito militare. Tre anni fa, arrivavano le prime applicazioni commerciali. Ora sono arrivate al grande pubblico, sia nell’ambito dell’intrattenimento e pubblicitario, sia in quello culturale, si pensi alle mostre dell’Ara Pacis o quella prossima, della Domus Aurea.

E grazie a Guillermo e Enrico, l’editore che ha creduto nel progetto, ora arriva nell’editoria, in un esperimento che si potrebbe definire connettivista, non solo perchè lega Passato, la carta, e Futuro, il virtuale, o rompe i confini che esistono tra diversi media, ma soprattutto perchè, a suo modo, rompe la semantica tradizionale della Fotografia.

Semantica, che può essere declinata in infiniti modi, ma che è basata su un principio base: quando eseguo scatto, scelgo, consapevolmente, di isolare dal flusso del Reale un istante e una porzione di spazio, rendendola eterna, trasformandola in un’idea platonica..

Cosa che in dei casi, specie nei reportage, che dovrebbero narrare storie, può creare fraintendimenti nell’osservatore, che decontestualizza l’immagine, rileggendola tramite la propria cultura, il proprio vissuto, la propria sensibilità estetica.

Cosa che a volte arricchisce il messaggio, a volte lo impoverisce, ma in ogni caso lo cambia, trasformando ciò che vorrebbe essere un documento in un’opera aperta.

Con la realtà aumentata, questo fenomeno di decontestualizzazione, che non potrà essere mai eliminato, perchè centrato sull’essere altro dell’osservatore rispetto al fotografo, muta, sostituendo all’osservazione distaccata la condivisione dell’esperienza, al distacco l’empatia.

Questo Essere nel Tempo, questo confrontarsi con la propria finitezza, inglobando la storia rappresentata con la propria, aiuta a rivivere, in una sorta di catarsi, il messaggio del reportage, contestualizzandolo più di mille commenti e parole.

E immagino le infinite potenzialità di questo approccio, se applicato, ad esempio, ai libri d’arte o ai fumetti..

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One thought on “Editoria e Realtà Aumentata

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