I Am Groot

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Non sono un grande estimatore dei film Marvel, ad essere sincero, per un paio di motivi: avendo letto, o meglio, divorato, centinaia di fumetti di supereroi, conosco quasi tutte le storie che vengono presentate sul grande schermo, per cui, purtroppo, mi sono privato del piacere di sorprendermi e meravigliarmi.

Poi, spesso e volentieri, diciamolo pure, i personaggi, come giusto che sia, perchè i loro film devono fare incassi, sono tranciati con l’accetta, privi di spessore e sfumature.

Un’eccezione, sembra strano, sono i Guardiani della Galassia: non solo perchè James Gunn, che sospetto mi dia una pista, come .lettore di comics, ha infilato nel frullatore decine di anni di trame cosmiche della Marvel, con tutte le loro follie e contraddizioni, per tirarne fuori qualcosa di nuovo o perchè ha dato nuova vita a supereroi poco noti al grande pubblico, ma per aver nascosto, dietro una maschera di leggerezza e diciamolo pure, di caciara, una fiaba sulla vita.

I Guardiani della Galassia non sono solo dei perdenti: sono persone che in un modo o nell’altro, hanno affrontato la Perdita e quel sottile cancro dell’anima, che è il sentirsi inadeguati a se stessi, essere consapevoli di come il proprio quotidiano non sia all’altezza delle proprie potenzialità e non avere forza o la voglia, di cambiare le cose.

Un vuoto dentro, che possiamo fingere di ignorare in tanti modi: facendo i pagliacci come Starlord e Yondu, con il rifiuto dell’empatia come Gamora, la malinconia di Drax o l’aggressività di Rocket Raccoon.

Ma che prima o poi, anche a costo di essere feriti, deve essere affrontato, a volte da soli, più spesso con l’aiuto di chi ti è accanto…

E Groot, che dalla saggezza della vecchiaia torna bambino, riacquistando uno sguardo nuovo sulla vita, è forse la metafora più significativa della necessità di questo mutamento, per diventare uomini…

Sguardo di bambino… Mi concedo una piccola divagazione: oggi, mio nipote Valerio compie un anno e sotto sotto, questo post è dedicato a lui… Non so se mai leggerà queste chiacchiere, ma mi sento di fargli questo augurio… Che da grande, possa essere migliore dello zio

It from Qubit ?

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Tra le tante assurde imprese in cui mi infilai ai tempi dell’Università, oltre a un miserrimo contributo al progetto del prof Picardi, che non so dove sia adesso, su una nuvoletta a bere caffè o a cacciare bisonti nelle verdi praterie, ma sono sicuro che si stia pavoneggiando senza ritegno, per l’impresa di Cassini, spiccò una collaborazione con un branco di mattacchioni di Fisica, una sorta di Big Bang Theory all’italiana, che cercavano di realizzare un programma che simulasse un modello di universo basato sulla gravità quantistica a loop.

Ora, premesso che ero un bieco programmatore e che capivo meno dell’uno per cento di quello che dicevano quei cervelloni, fu un’esperienza divertentissima, che però finì in un vicolo cieco, per mancanza di fondi, perché i risultati del modello erano strampalati e perché, diciamola pure, la teoria delle stringhe, magari sarà altrettanto infondata, ma fa più figo…

Però, in piccolo, sotto molti aspetti, quel progetto è stato il trisnonno di quello che stanno facendo in grande gli americani, il It from Qubit, in cui partendo dalla teoria dell’informazione, si cerca di sviluppare modello di universo centrato sulla gravità quantistica…

Ricerche, ricordando che non bisogna mai confondere il modello con la realtà, è come mangiare la ricetta della carbonara invece che il piatto di pasta, che oltre agli impatti teorici, hanno grandi ricadute pratiche, permettendo anche lo sviluppo di algoritmi ottimizzati per il quantum computing.

A proposito, che fine hanno fatto i mattacchioni di fisica ? Diciamo che si sono impelagati in un’altra folle e strampalata impresa, riscrivere la Relatività generale in funzione del campo di Higgs…. O riaprono Santa Maria della Pietà appositamente per loro o nella vita potrò dire anche di aver conosciuto qualche premio Nobel !

Alien: The Crossing, il cortometraggio ufficiale in attesa del nuovo film di Ridley Scott

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Alien: Covenant – Prologue: The Crossing è il cortometraggio ufficiale della 20th Century Fox che funge da ponte fra Prometheuse il nuovo film della saga, Alien: Covenant. Diretto da Ridley Scott, il cortometraggio mostra Dr. Elizabeth Shaw riparare l’androide David, che giocherà un ruolo cruciale nel nuovo film. Alien: Covenant sbarcherà nelle sale cinematografiche a maggio. Buona visione!

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Il futuro commerciale del Quantum Computing

 

Negli ultimi mesi si susseguono con sempre più frequenza gli annunci sul prossimo lancio di computer quantistici general purpose e come sempre accade in questi momenti, tra scetticismo ed entusiasmo, ci si comincia a porre una serie di domande, che sembrano banali, ma che determinano il successo o l’insuccesso commerciale di una tecnologia.

Quali sono i costi ? Cosa possiamo farci ? Quale è il migliore paradigma di commercializzazione ?

Sulla prima domanda, è difficile fare ipotesi: di certo, i prezzi attuali della soluzione ibrida D-Wave non sono praticabili, per soluzioni commerciali. E la soluzione adottata da IBM per Watson, benché interessante, costituirebbe un collo di bottiglia per la diffusione del quantum computing, limitandone la diffusione.

E’ probabile che il pricing quindi, sia dello stesso ordine di grandezza di un mainframe, con un décalage contenuto nel tempo.

Ciò lo renderebbe come investimento appetibile per le grandi imprese, meno per le PMI.
Su come si possa utilizzare, la risposta è abbastanza immediata: i computer quantistici danno il meglio di sé con gli algoritmi altamente parallelizzabili, non con quelli sequenziali.

In più, il costo per transazione diminuisce drasticamente, 1/exp(x) all’aumentare delle dimensioni del set di dati su cui si opera. Queste due considerazioni rendono il quantum computing la killer app per qualsiasi applicazione nell’ambito del big data.

Entrambi gli aspetti, costo e utilizzo, fanno ipotizzare come il paradigma di commercializzazione più efficace sia quello del cloud, su cui si sta orientando IBM. Con un piccolo punto di attenzione.

Nell’ambito dei Big Data, non vale la legge di Metcalfe, ma quella di Bob Briscoe, Andrew Odlyzko e Benjamin Tilly: l’impatto di un nuovo set di dati sul valore, dipende anche dalla sua qualità, non solo dalla quantità.

Per cui non solo conta avere a disposizione, come gli OTP o le compagnie di Telco, gigantic data, ma questi devono essere selezionati secondo le esigenze del cliente finale e interagire con il massimo dell’efficacia con le sue basi dati, che possono essere on premise o su un cloud differente dal fornitore del cloud computing.

Per cui, il modello più probabile sarà quello dell’Hybrid Cloud, con un’interessante variazione rispetto agli scenari attuali: se la potenza computazionale diventa una facility, torna ad essere fondamentale il ruolo della Rete, riportando al centro del business le Telco

La fatica di scrivere

merulana

Un paio di anni fa, almeno credo, fui trascinato dentro a un progetto di antologia dedicata, cosa che spesso capita in Italia, alle ucronie ambientate ai tempi del Fascismo.

Antologia, che tra l’altro non ho la più pallida idea se sia mai andata in stampa, curata da un grande vecchio della fantascienza italiana, Gianfranco de Turris; anche se la pensiamo in maniera opposta su un’infinità di argomenti, però ho imparato, grazie a quel progetto, ad apprezzarne sia la grande cultura, sia lo spessore umano.

All’inizio, provai ad appioppare De Turris l’antenato di quello che sarebbe diventato l’antenato di Marciare per non Marcire. Al di là delle diverse idee sulla guerra e sui generali italiani, il racconto, come spesso mi capita, era troppo lungo e quindi fu scartato; però i consigli che ricevetti, furono fondamentali per buttare giù la stesura definitiva del romanzo.

Poi, tentai il colpo gobbo: un racconto, una sorta di diario di Matteotti, in cui si raccontavano le vicende del rapimento di Mussolini, in un’Italia dominata dalla dittatura di D’Annunzio. Neppure questo piacque, perchè ritenuto, parole testuali di De Turris, troppo simmetrizzante.

Mancando il tempo materiale per scrivere alcunché, tirai i remi in barca. Però, quel tarlo, mi rodeva il cervello. Decisi quindi di trasformare il racconto sul rapimento Mussolini in un romanzo, ambientato all’Esquilino.

I motivi di questa scelta sono tre: il raccontare tante piccole storielle del Rione, i cui problemi si ripetono ciclicamente dalla sua fondazione,il prendere per fondelli i tanti quaquaraquà che in questi anni ho incrociato, per un motivo o per l’altro, a Piazza Vittorio e lo scrivere, come spesso accade nel mondo anglosassone, un pastiche postmoderno e parodistico, per omaggiare Gadda e Brancati.

Così nacque Come un tuono d’Estate, su cui mi gettai alla garibaldina, buttando giù capitoli su capitoli, perdendo, a un certo punto, il filo logico: grazie alle idee ispirate da un libro di inchiesta di Mauro Valentini, Cianuro a San Lorenzo, trovai una sorta di quadra.

Questo inverno, poi, ho deciso di provare a partecipare, con questo libro al Premio Urania: più per vezzo personale, che per altro… Sia per stile, sia per contenuti, sarei il primo ad essere sorpreso, in caso di un’improbabile vittoria… Il problema è che, per come era impostato, il libro era più un libro a la I Senza Tempo di Forlani, che un romanzo di fantascienza vera e propria.

Per evitare polemiche e perché trovavo l’idea di Aleister Crowley come cattivone troppo banale, ho deciso di dare retta al consiglio di Li er Barista

“Mettice du’ alieni, che spacchi…”.

Più facile a dirsi, che a farsi: però grazie anche alle chiacchierate con Davide Del Popolo Riolo, che alimentano la creatività, sono riuscito a infilarceli, questi extraterrestri… E per la prima volta in vita mia, per non perdermi nel filo della narrazione, stu buttando giù una scaletta… Ma che fatica !

La civiltà micenea e la sua espansione nel Mediterraneo

Studia Humanitatis - παιδεία

di D. Musti, Storia greca. Linee di sviluppo dall’età micenea all’età romana, Milano 1989, pp. 49 sgg.

Ingresso alla cosiddetta «Tomba di Agamennone» (o «Tesoro di Atreo»). Tomba a tholos, Tardo Elladico IIIB (1250 a.C. ca.) a Micene. Ingresso alla cosiddetta «Tomba di Agamennone» (o «Tesoro di Atreo»). Tomba a tholos, Tardo Elladico IIIB (1250 a.C. ca.) a Micene.

Nel rapporto di Creta col mondo miceneo, il 1450 a.C. circa, la data di passaggio dal Tardo Minoico I al Tardo Minoico II, è un momento cruciale. Prima di esso il mondo miceneo ha senz’altro subito influenze culturali dalla Creta minoica. L’età micenea si distingue archeologicamente in tre sottoperiodi che, in riferimento alla regione in questione, si considerano come l’ultimo periodo dell’Elladico. Si distingue dunque tra un Tardo Elladico I (1600/1580-1500 a.C.); II (1500-1425 a.C.); III (1425-1100 a.C.). All’interno di ciascuna di queste ripartizioni se ne usano altre, indicate con lettere.

Palazzi micenei scavati in Grecia sono: Micene e Tirinto nell’Argolide, Pilo in Messenia, Tebe e Gla in Beozia, Iolco…

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AmArte versus Poraccismo

Una della malattie che si sta diffondendo sempre di più nel mondo dell’Arte, di cui purtroppo abbiamo avuto un esempio notevole anche all’Esquilino è il cosiddetto poraccismo: si fanno grandi proclami, millantando miracoli, spesso da parte di persone che nella vita hanno dimostrato ben poco.

E quando si arriva alla prova dei fatti, si realizzano misere cose, spesso rubacchiando le idee e il lavoro altrui…

AmArte, invece segue una strada differente: Rodolfo Cubeta, il curatore delle mostre , avrà una caterva di difetti, però ha la rara virtù di essere un uomo di poche chiacchiere e tanti fatti, che associa a visioni e idee, la determinazione e l’olio di gomito per realizzarle.

Tra i numerosi e bravi artisti di questa edizione, uno, però, in particolare, merita un mio applauso: Fasasi, un artista nigeriano, ex rifugiato, che con la sua scultura testimonia il dolore, le paure e le rischi di chi abbandona la sua terra per giungere in Italia…

E che spesso dimentichiamo, considerandoli non persone… Perchè l’Arte è questo, memoria di ciò che preferiremmo dimenticare e testimonianza di quello che non vogliamo vedere..