Misoneisti

Smart_City

Qualche giorno fa, per caso, ho trovato delle vecchie copie di Paese Sera, dal 1978 al 1981,
forse conservate perché da bambino andavo pazzo per la loro pagina di strisce di fumetti. Per curiosità, ho cominciato a sfogliarne la pagine, compiendo una sorta di viaggio nel Tempo, in una Roma che sembra tanto diversa dall’attuale.

A un certo punto, però, comincio a ridere come un idiota: c’è un articolone, infatti, sulla rivolta degli abitanti del Centro Storico sul passaggio dalle lampade a vapori di mercurio, dalla luce simile a quella dei tanti odiati LED, alle lampade ai vapori di sodio ad alta pressione. Scelta, come quella di oggi, fatta per risparmiare.

E gli argomenti sono tali e quali a quelli di oggi: che la luce giallastra è contraria alla tradizione di Roma, che è urbanisticamente inadeguata, che vi sono studi che dicono che faccia male alla salute e che provochi problemi al sonno.

Poi, quasi rischio di soffocare: tra i nomi dei contrari alla luce ai vapori di sodio, trovo quella di un’ex politicante, che immagino all’epoca compisse i primi passi e che oggi è una pasionaria affinché queste rimangano.

A questo punto, comincio a sospettare che, tra venti o trent’anni, quando i led saranno
sostituiti da tecnologie più efficienti ed efficaci, ci sarà un’analoga alzata di scudi a loro difesa, magari guidata sempre delle stesse persone, se come auguro loro, saranno ancora vive e lucide.

Per cui, data la ciclicità della vicenda, questa è indipendente dalla tecnologia, dall’estetica e dalle preoccupazione per la salute: è figlia invece di due componenti, la prima, diffusa in tutto l’Occidente, è il Misoneismo, la seconda, tipicamente romana, è lo scontro tra due modelli di intendere il Centro Storico.

Benché l’Occidente stia applicando sottili strategie psicologiche per esorcizzare il cambiamento sociale ed economico indotto dalla Singolarità, questo comincia però ad essere percepita dal grande pubblico.

La possibilità che la nostra vita ci sfugga di mano, che cadano tutte le certezze che la
accompagnano ogni giorno, ci induce alla paura del diverso, ad abbandonare ciò a cui siamo abituati e che troviamo rassicurante. Al contempo, il dissolversi di modelli di interpretazione del Reale che consideravamo consolidati, il rifiuto della fatica di costruirne nuovi, crea un vuoto dentro di noi, che cerchiamo di colmare con la nuova forma di superstizione che che il complottismo, perché chi non crede in Nulla, tende poi a credere a tutto.

Cose che in Italia sono peggiorate dall’incapacità della scuola di fornire un’educazione
scientifica adeguata: ci riempiono la testa di formule e teoremi, che scordiamo appena abbiamo terminato l’interrogazione, invece di formare il nostro modo di ragione e invitarci a comprendere come quanto è scritto sulle pagine dei libri si rapporti con il Concreto.

A Roma, poi, come accennavo, si aggiunge questo scontro, che dura dal 1870, sul ruolo del suo centro storico. Da una parte vi è chi ha l’idea, secondo me distopica, di renderlo una sorta di resort, in cui i ricchi possano vivere tranquilli e circondati dall’arte, senza essere disturbati dalle persone comuni, con le loro incombenze e i servizi di cui hanno necessità.

Idea che in passato si è realizzata con il piccone risanatore, cancellando le zone popolari, e che ora invece, con la scusa del decoro, si cerca di mettere in pratica riducendo la vivibilità degli spazi comuni.

A questa idea, si contrappone un modello di rinascita urbano, basato sulla smart city,
sull’efficienza energetica, la pedonalizzazione, il modello sharing di trasporto urbano, in cui, in un’ottima transumanista, la tecnologia non è più vista come nemica, ma come strumento per realizzare una società più partecipata e più green.

Modello che non è utopico, visto che a Barcellona stanno già procedendo su questa strada. E la diatriba sui LED, non è che un piccolo scontro in una battaglia più ampia…

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