Settimana Santa a Palermo Parte II

Palme_a_Palermo

Prima di riprendere il discorso sulla Settimana Santa a Palermo, lasciando la parola a Christian Pancaro di Palermobella, un piccolo appunto personale… Il mio nonno materno, altro vir esquilinus, durante la Seconda Guerra Mondiale fu aviere presso l’aeroporto militare di Boccadifalco.

Tra l’altro, dopo anni, ho scoperto che i bellissimi caccia di cui mi parlava erano i Reggiane Re. 2000 GA e un pochino mi commuove capire da chi ho ripreso l’amore per un’estetica dieselpunk…

Re.2000_propaganda

Comunque, tornando a noi, mio nonno, ovviamente, in libera uscita scendeva a Balarm… E rimase colpito e affascinato dalla città. Mi raccontava con entusiasmo e nostalgia della
Cattedrale, della passeggiata del Foro Italico prima della sistemazione del secondo dopoguerra, degli Eremiti, del Mercato del Capo, dei vicoli della Kalsa e dell’Albergheria…

E ogni volta che capito in quei luoghi, provo un poco di malinconia, pensando alle emozioni che avrebbe provato nel rivederli…

Tornando a noi, tutta queste chiacchiere per dire che mio nonno, mi raccontava come se fosse una cosa stranissima ed esotica, l’abitudine delle Palme Intrecciate in vendita davanti alle chiese palermitane…

Comunque, lascio la parola alla mia fonte…

E si arrivava alla Domenica delle Palme con le numerose e bellissime palme intrecciate messe in vendita (uso ancora vivo) davanti le chiese con i venditori che gridavano: “Biniritta a Parmaaa…!!!” e i tanti fanciulli che facevano a gara per acquistare un ramo di palma, particolarmente intrecciato,o di ulivo e in massa attendevano la benedizione del Sacerdote.

Un rito che faceva parte dell’antica e venerabile liturgia era la “Tuppuliata” che si faceva al ritorno della processione liturgica davanti la porta della chiesa si disponevano due cori,uno all’interno e l’altro all’esterno di essa ed intonavano,a cori alterni, l’inno “Gloria Laus et honor” terminato il quale il Suddiacono o il sacerdote bussava con la croce astile e di conseguenza si aprivano i battenti ciò per significare che per mezzo della croce sono state aperte le porte del cieli all’umanità;seguiva l’interminabile canto del “Passio” cantato da diversi cantori che interpretavano varie parti tra cui il Cristo, generalmente il sacerdote,il cronista e la turba effettuata dalla schola cantorum la quale,spesse volte,eseguiva composizioni di un certo rilievo (famose quelle della chiesa del Carmine) dove la polifonia rendeva più spettacolare il racconto  incantando i fedeli che ascoltavano,spesso per un’ ora di fila,l’interminabile racconto delle fasi conclusive della vita terrena di Cristo.

Nel pomeriggio,fino al sec. XVIII,presso la chiesa di Santa Maria di Loreto al Ponticello,la
confraternita della Sacra Lega,svolgeva una processione eucaristica (con la quale inaugurava le quarantore) che prevedeva la sfilata di numerosi confrati,ciascuno dei quali portava una palma.Nei primi tre giorni successivi,nelle varie parrocchie , rettorie, confraternite etc. si svolgevano diverse funzioni propedeutiche alla Triduo quali Quarantore, precetti, prediche ed esercizi spirituali.

Abitudine, quelle delle Palme intrecciate, tra l’altro non solo palermitana. A Bordighera, ad esempio, si ha la stessa usanza e il frutto di questo particolare artigianto è chiamato parmureli, la cui origine è legata alla storia del trasloco dell’obelisco di Caligola a Piazza San Pietro, voluto da Sisto V e guidato dal Fontana.

Sisto V, tutt’altro che tenero, infatti è noto come er Papa Tosto, per non distrarre gli operai, aveva ordinato il silenzio assoluto, pena la decapitazione.

Però, il capitano marittimo Giovanni Bresca, di Bordighera, si accorse che per l’attrito le funi impiegate per sollevare l’obelisco stavano erano prossime al punto di rottura e per istinto, gridò

“Acqua alle funi”

Consiglio prontamente eseguito dal Fontana, che permise così l’assestamento dell’obelisco. Sisto V, che non solo fece tagliare la testa a Bresca, ma diede alla sua famiglia il privilegio di fornire ogni anno al Vaticano le palme per la commemorazione della domenica delle Palme.

Abitudine, quella delle palme intrecciate, presente in un altro luogo che ho nel cuore, Bova, la capitale della Grecanica Calabrese; qui le palme sono intrecciate in modo da rappresentare delle figure femminili, un ricordo di Persefone e Demetra, e sono portate in processione sulle stiddhe, supporti di canne selvatiche infine decorate con nastri colorati, merletti, rami di mimosa, fiori, frutta e primizie di stagione come olive, fave, bergamotto, mandarini e ancora Musulupe (particolarissime forme di formaggio realizzate con stampi a figura antropomorfa).

Stidde

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2 thoughts on “Settimana Santa a Palermo Parte II

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