Sepolcri

Santa Caterina

Quando ero bambino, mio nonno, durante la Settimana Santa, mi trascinava per l’Esquilino alla cosiddetta visita dei Sepolcri, ben diversi dalle Quarantore, che venivano allestiti nelle chiese del Rione. L’abitudine era di visitarne da cinque, quante erano le piaghe di Cristo a sette, quanti i dolori della Madonna (lo so che sembra un’imprecazione, ma non riesco a scriverlo in maniera più elegante…).

Ora potete capire, quale fosse il mio entusiasmo, nel compiere questa passeggiata… Ai tempi del corso prematrimoniale, e immagino che sarà un elemento a favore nell’eventuale processo di canonizzazione del parroco di Sant’Eusebio, vista la pazienza che ha avuto nel sopportare con encomiabile pazienza le mie baggianate, scoprii come il termine Sepolcri fosse improprio….

Il nome esatto è infatti altare della reposizione, ossia lo spazio della Chiesa allestito al termine della Messa in Coena Domini del Giovedì Santo, destinato ad accogliere le specie eucaristiche consacrate e a conservarle sino al pomeriggio del Venerdì Santo quando verranno distribuite ai fedeli per la comunione sacramentale.

Anche se, essendo l’ostia consacrata, per la transustanziazione il Corpo di Cristo, ed essendo questo nascosto alla vista del fedele, come metafora del Santo Sepolcro funziona assai bene…

Comunque sia, la tradizione di decorare l’altare della reposizione, che risale all’età carolinga e che fu rilanciata da San Filippo Neri, si declina in due forme differenti a Nord e a Sud Italia.

Nel Nord Italia, specie nell’area ligure e piemontese, questi erano decorati con i cartelami, apparati temporanei realizzati su legno, tela, latta o cartone e decorati a tempera o olio, che raffigurano scene sacre con figure umane e strutture architettoniche disegnate a dimensione reale e possono assumere forma di propilei o cornici o comporsi di sagome staccate le une dalle altre, schermando parti di chiese o cappelle.

Uno dei più noti, è quello della parrocchia di San Matteo a Laigueglia, provincia di Savona.

Da Roma in giù, sino a Malta, passando per Salento, Basilicata e Sicilia, l’altare della reposizione è addobbato con fiori bianchi, vino fatto bollire con incenso e semi di grano, seminati all’inizio della Quaresima e fatti germogliare al buio che simboleggiano il passaggio dalle tenebre della morte di Gesù alla sua Resurrezione.

Addobbo che segue delle regole particolari:a destra vi è il deserto, un giardino incolto e inospitale, a sinistra l’Eden, con i suoi fiori e la sua erba fresca, mentre al centro si trova il tabernacolo contenente l’Eucaristia, con sotto i segni della passione…

Tra i più particolari, in cui mi sono imbattuto, sono senza dubbio quelli di Palermo, sia nella chiesa di Santa Caterina, sia nella Casa Professa

 

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