Il Venerdì Santo a Palermo

Come molti sanno, l’anno scorso, per caso, mi sono ritrovato nel bel mezzo delle processioni del Venerdì Santo a Palermo: spettacolo affascinante, che secondo me non è valorizzato, dal punto di vista turistico.

Ve ne sono ben 14, ognuna organizzata da una confraternita differenti: di queste, non ne abbiano a male le altre, quattro sono le più rinomate.

La processione organizzata dalla congregazione dei Cocchieri, che si muove dalla chiesa della Madonna dell’Itria sita in via Alloro, in piena Kalsa, all’epoca alla centro della Palermo bene, che dava lavoro ai conducenti delle carrozze.

Chiesa dalla facciata molto semplice, ma con una straordinaria cripta che sino al 1700 inoltrato serviva come luogo di sepoltura dei defunti, mummificati, della congregazione dei Cocchieri

La congregazione, una sorta di sindacato dell’epoca sotto copertura religiosa, comprendeva cocchieri maiuri, quelli a servizio delle casate nobiliari, staffieri, stallieri, palafrenieri e camerieri. fu fondata nel 1596, con finalità di perseguire la pratica delle virtù cristiane, di venerare e promuovere il culto di Maria SS. Addolorata e del Cristo morto, per l’autoassistenza fra i confrati, e per fornire tangibilmente un’aiuto ad alleviare le sofferenze della povera gente.

E oltre alla solenne messa a solenne messa cantata nel giorno della Madonna dell’Itria, che si celebra nella terza domenica di Pentecoste, doveva organizzare la processione del Venerdì Santo.

Processione che prevede il trasporto per le strade della Kalsa di due ferule, una dedicata all’Addolorata e una al Cristo Morto, portate a turno da 32 persone. Apre il corteo una grande croce di legno, accompagnavano ai lati due membri in marsina, seguivano i confrati con livree azzurro ed oro in rappresentanza della casa Branciforte di Trabia e di Butera, marrone e argento per la casa Settimo di Fitalia e Giarratana, giallo e verde per la casa Valdina, giallo e azzurro per la casa Baucina, rosso e giallo per il Municipio, nonché altre di casa Galati, Mazzarino, Scalea, tutte scortate da figuranti i che indossano armature tardo medievali.

 

La seconda processione è organizzata dalla confraternita di Maria SS. Addolorata dei fornai o panettieri, fondata nel 1922 con sede presso la chiesa di Sant’Isidoro all’Albergheria. La processione è preceduta nel primo pomeriggio, da una rappresentazione davanti alla chiesa della Crocifissione e morte di Gesù: intorno alle 18.00 le statue dell’Addolorata e del Cristo Morto partono dalla sede della confraternita, scortate da figuranti vestiti con armature romane e si conclude a notte fonda

La terza processione, che si snoda da via Cassari per le viuzze della vecchia Vucciria, è quella organizzata dai confrati della Madonna del Lume, detta anche Madonna dei Casciari poiché la congrega è formata da artigiani per gli artigiani che un tempo la popolavano costruendo e vendendo casse, scale di legno, tavoli, “seggi di zabbara” e altri oggetti di legno.

La statua dell’Addolorata, opera dello scultore Girolamo Bagnasco, risale al tardo 700 e per la processione è vestita come una qualsiasi persona, perfino con la biancheria intima; il fercolo è interamente portato a spalle per l’intero percorso processionale dai confrati, abbracciati a due a due per risparmiare spazio, che indossano una tunica nera con bordatura viola. I membri dell’esecutivo (dai “capoasta”, che indirizzano le aste, a quelli che con la “trottula” segnalano le pause e le ripartenze) indossano, invece, un frac.

Il Cristo Morto è,invece, un simulacro di cartapesta di autore ignoto che risale alla fine del XVIII secolo. il Giovedì Santo viene traslato dalla cappella dei Miseremini della Chiesa di San Matteo e deposto all’interno di un’urna dorata portata su una ferula e accompagnati da personaggi, detti giudei, vestiti come i mori del teatro dei pupi.

La quarta, invece è quella della Nostra Signora de la Soledad, organizzata dall’omonima congregazione, fondata nel 1590, fondata per replicare a Palermo i Misteri della Passione del Cristo morto, con le relative flagellazioni, come consuetudine spagnola.

Inizialmente composta soltanto da fedeli spagnoli, fu successivamente formata da signori e nobili siciliani e ancora oggi la processione del Venerdì Santo è accompagnata per un tratto dal Sindaco con le guardie municipali in grand’uniforme e il gonfalone.

Anche in questo caso, vi sono due ferule, vare in palermitano, portate ognuna da 32 32 confratelli guidati da due “capi vara” con i classici abitini scuri e seguiti dagli incappucciati i quali sfoggiano la tunica bianca con il cappuccio di colore nero o blu secondo la maestranza d’appartenenza.

 

 

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