Una Cadillac rosa, all’improvviso…

THE-MAGIC-DOOR

eri pomeriggio, mentre passeggiavo per il centro, per digerire un pranzo troppo abbondante e smaltire l’umore malmostoso, per la vicenda delle installazioni al Mercato Esquilino, per la quale sia ben chiaro, non do responsabilità all’artista, ma a chi, con eccessivo cinismo, si è appropriato delle idee e del lavoro altrui, all’altezza del Caffè Sant’Eustachio, mi cade lo sguardo su un catalogo, in mano a un tizio anonimo, sulla cui copertina spicca una Cadillac rosa…

Ma io quella la conosco, ripeto dentro di me… Rischiando di passere maniaco, la fisso; leggo il nome di Massimo Balestrini, poi The Magic Door, strabuzzando gli occhi e rischiando di farmi andare di traverso la granita al caffè…

Così, vengo travolto dai ricordi, di sei o sette anni fa, ad occhio, anche se sembra passata una vita… Di una sera di fine primavera, con una cena con Massimo alla Taverna Sant’Anna, che neppure esiste più, luogo dove tra l’altro buttai giù parecchie pagine del mio primo romanzo e uno sguardo al quel leviatano di laterizi che è il tempio di Minerva Medica, a Santa Bibiana.

Un gelato da Fassi, mentre un tenore cinese, per ammazzare l’attesa della fila, improvvisava recital d’arie d’opera, a uno e consumo della sua comitiva, e uno sguardo alla Porta Magica.

Massimo, quella sera, assorbì le contraddizioni e le stratificazioni dell’Esquilino, che è un laboratorio del futuro e la realizzazione concreta delle visioni di Blade Runner e le rielaborò con la sua arte immaginifica e visionaria, trasformandole in metafore universali, in vertigini di segni e significati e un crogioli alchemici, che mutano in riflessioni sul libero arbitrio e senso etico tutta l’immondizia visiva della società postmoderna.

Massimo, così raccontava la sua opera

“Il profilo bianco e immacolato di una porta magica nel cielo, che ricalca (solo nella forma) quella famosa dei giardini romani, si staglia come una nuova visione morale per una civiltà che ha perso le speranze nel mito post moderno del sogno americano”

mentre

“un pesante pachiderma cavalcato da un bambino incauto, attraversa l’aurora, metafora di una crescita interiore ed esteriore…”

E così, per caso, una cadillac rosa ha fatto esplodere un fuoco d’artificio di ricordi, rendendomi consapevole del tempo passato e di quanto sono vecchio..

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