Zio Karl e Non è la Rai

RADIO E TELEVISIONE:PAROLE E IMMAGINI CHE HANNO FATTO L'ITALIA

Non sono stato mai un grande estimatore di Boncompagni; per esempio, Macao, nel cui cast comparivano alcuni miei amici, mica l’ho mai capito, come programma.

Proprio per questo, però, sono perplesso dal fatto che tanti intellettualoni lo stiano lapidandolo post mortem, accusandolo di essere, grazie all’ingegneria sociale eseguito tramite i media, o meglio, tramite Non è la Rai, il colpevole della presenza nelle politica italiana di Berlusconi, Salvini e Grillo.

Accusa che, secondo me, è alquanto campata in aria: l’ingegneria sociale è un mito come l’araba fenice e qualunque tentativo di implementarla nel concreto è destinato a fallire, non per le impalpabili caratteristiche della Natura umana, ma per il semplice fatto che la Società è un sistema complesso, soggetto a tutti i vincoli e regole della Teoria del Caos.

Ossia, è un sistema caratterizzato dalla forte dipendenza puntuale dalle condizioni iniziali (il cosiddetto effetto farfalla) e dall’indipendenza complessiva dalle stesse condizioni iniziali (l’evoluzione del sistema sarà sempre vincolata nello spazio delle fasi dai suoi attrattori strani).

Il che significa che da una parte non si possono valutare gli effetti a medio termine di qualsiasi azione sul sistema, dall’altra, questo, nella sua globalità, sarà dotato di una certa inerzia al cambiamento totale.

Per cui, l’effetto di un programma tv diretto a un target specifico, che di fatto portava in televisione i contenuti e i linguaggi che delle riviste adolescenziali che erano nate negli anni Ottanta, è quello che è…

L’altro spunto di riflessione è come tale polemica dimostri come in Italia si possa soloni di sinistra, pur capendo ben poco di marxismo.

Forzando la riflessione di Gramsci, assai più complessa, sulla superstruttura, hanno rovesciato la dialettica tra rapporti di produzione e i meme con cui la classe egemone cerca di giustificarli.

Per citare zio Karl

Nella produzione sociale delle loro esistenze, gli uomini inevitabilmente entrano in relazioni definite, che sono indipendenti dalle loro volontà, in particolare relazioni produttive appropriate ad un dato stadio nello sviluppo delle loro forze materiali di produzione. La totalità di queste relazioni di produzione costituisce la struttura della società, il vero fondamento, su cui sorge una sovrastruttura politica e sociale ed a cui corrispondono forme definite di coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona il processo generale di vita sociale, politica ed intellettuale. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza. Ad un certo stadio di sviluppo, le forze produttive materiali della società entrano in conflitto con le esistenti relazioni di produzione o – ciò esprime meramente la stessa cosa in termini legali – con le relazioni di proprietà nel cui tessuto esse hanno operato sin allora. Da forme di sviluppo delle forze produttive, queste relazioni diventano altrettanti impedimenti per le stesse. A quel punto inizia un’era di rivoluzione sociale. I cambiamenti nella base economica portano prima o dopo alla trasformazione dell’intera immensa sovrastruttura. Nello studio di tali trasformazioni è sempre necessario distinguere tra la trasformazione materiale delle condizioni economiche di produzione, che può essere determinata con la precisione propria delle scienze naturali, e le forme legali, politiche, religiose, artistiche o filosofiche – in una parola: ideologiche – in cui l’uomo diviene conscio di questo conflitto e lo combatte. Così come non si può giudicare un individuo da ciò che egli pensa di sé stesso, questa coscienza dev’essere spiegata partendo dalle contraddizioni della vita materiale, dal conflitto esistente tra le forze sociali di produzione e le relazioni di produzione.

Ora i media appartengono alla sovrastruttura: non sono la causa dell’evoluzione della società, ma un suo effetto.

Essi riflettono il disgregarsi dei rapporti di produzione della Seconda Rivoluzione Industriale a cui la borghesia ha prima risposto con l’autoillusione consolatoria ( i programmi di Boncompagni, il milione di posti di lavoro di Berlusconi, il Welfare indiscriminato), poi, con l’approssimarsi della Singolarità, con la paura, che alimenta gli attuali populismi.

Processo che prima ha portato alla mercificazione dei strumenti di liberazione personale, come l’uso del corpo, poi alla loro demonizzazione: processo di cui la carriera artistica di Boncompagni è specchio e sintesi…

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...