Il futuro commerciale del Quantum Computing

 

Negli ultimi mesi si susseguono con sempre più frequenza gli annunci sul prossimo lancio di computer quantistici general purpose e come sempre accade in questi momenti, tra scetticismo ed entusiasmo, ci si comincia a porre una serie di domande, che sembrano banali, ma che determinano il successo o l’insuccesso commerciale di una tecnologia.

Quali sono i costi ? Cosa possiamo farci ? Quale è il migliore paradigma di commercializzazione ?

Sulla prima domanda, è difficile fare ipotesi: di certo, i prezzi attuali della soluzione ibrida D-Wave non sono praticabili, per soluzioni commerciali. E la soluzione adottata da IBM per Watson, benché interessante, costituirebbe un collo di bottiglia per la diffusione del quantum computing, limitandone la diffusione.

E’ probabile che il pricing quindi, sia dello stesso ordine di grandezza di un mainframe, con un décalage contenuto nel tempo.

Ciò lo renderebbe come investimento appetibile per le grandi imprese, meno per le PMI.
Su come si possa utilizzare, la risposta è abbastanza immediata: i computer quantistici danno il meglio di sé con gli algoritmi altamente parallelizzabili, non con quelli sequenziali.

In più, il costo per transazione diminuisce drasticamente, 1/exp(x) all’aumentare delle dimensioni del set di dati su cui si opera. Queste due considerazioni rendono il quantum computing la killer app per qualsiasi applicazione nell’ambito del big data.

Entrambi gli aspetti, costo e utilizzo, fanno ipotizzare come il paradigma di commercializzazione più efficace sia quello del cloud, su cui si sta orientando IBM. Con un piccolo punto di attenzione.

Nell’ambito dei Big Data, non vale la legge di Metcalfe, ma quella di Bob Briscoe, Andrew Odlyzko e Benjamin Tilly: l’impatto di un nuovo set di dati sul valore, dipende anche dalla sua qualità, non solo dalla quantità.

Per cui non solo conta avere a disposizione, come gli OTP o le compagnie di Telco, gigantic data, ma questi devono essere selezionati secondo le esigenze del cliente finale e interagire con il massimo dell’efficacia con le sue basi dati, che possono essere on premise o su un cloud differente dal fornitore del cloud computing.

Per cui, il modello più probabile sarà quello dell’Hybrid Cloud, con un’interessante variazione rispetto agli scenari attuali: se la potenza computazionale diventa una facility, torna ad essere fondamentale il ruolo della Rete, riportando al centro del business le Telco

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2 thoughts on “Il futuro commerciale del Quantum Computing

  1. Pingback: Novità dalla computazione quantistica | HyperHouse

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