Follow your dreams

Banksy-Follow-Your-Dreams-Cancelled

Ho un paio di sogni nella vita, nell’ambito della Street Art. Il primo è rendere il tunnel di Santa Bibiana una pinacoteca a cielo aperto per i writers romani, dove legalmente, in spazi e tempi delimitati, possano dedicarsi alle loro sperimentazioni: per capirci, una sorta di Stockwell Hall of Fame in salsa capitolina.

E a quanto pare, un’associazione, che non ha nulla a che vedere con il sottoscritto e con le Danze di Piazza Vittorio, ci tengo a specificarlo, perchè no pretendo di avere il monopolio della Street Art all’Esquilino non piace farmi bello con le fatiche e le idee altrui, specie quando, come in questo caso, sospetto si siano state versate lacrime e sangue per venirne a capo, è quasi riuscita a realizzare quest’idea…

Cosa che mi rende felice, perché più iniziative di questo genere si realizzano, maggiore è la vivibilità del Rione, ottenuta tramite la bellezza condivisa.

L’altro sogno, ancora più complesso da realizzare, è vedere un intervento di Banksy al Mercato Esquilino: questo perché il buon ragazzo di Bristol è forse il miglior interprete delle contraddizioni del contemporaneo.

Writers senza infamia e senza lode, è riuscito a portare alla perfezione una tecnica, quella dello stencil, già usata da altri grandi artisti come John Fekner e Blek le Rat, trasformandola in uno strumento, come la serigrafia per Warhol, per giocare con ironia con le paturnie e le contraddizioni della società in cui vive.

Ma se il buon ruteno, vivendo ai tempi del boom consumistico, demistificava la realtà concreta della Merce e dei beni di massa, Banksy, figlio della società postcapitalistica e webcentrica, si confronta con l’impalpabile mondo del virtuale, con le sue fake news, le sue paure e i suoi brand immateriali

Brand che è il suo stesso anonimato: nella società dei big data, questo sarebbe un segreto di pulcinella, basterebbe una settimana al massimo di lavoro per associarlo a un nome e un cognome.

Ma in una sorta di illusione collettiva, si finge di non conoscere la sua identità, perchè questa, paradossalmente lo virtualizza, dando l’illusione che sia un’entità astratta, libera dal Tempo e dallo Spazio, indulgente giudice delle nostre debolezze.

E proprio queste contraddizioni, figlie di una società magmatica e gassosa come quella contemporanea, trovano massima espressione urbana nell’Esquilino, il laboratorio cyberpunk della civiltà del futuro… Per cui sarebbe bello che i due mondi si incontrassero…

P.S. Proprio per evidenziare questa dimensione cyberpunk del nostro rione, Mauro Sgarbi permettendo, mi piacerebbe associare un marker digitale al nuovo murale di via Giolitti, al fine di sperimentare la realtà aumentata anche nella Street Art

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Il demone di carta, la letteratura di genere in Italia e il futuro: intervista a Luigi Milani

KippleBlog

Ciao Luigi, è un piacere averti ospite qui sulle pagine virtuali di Kipple Officina Libraria. Per chi ancora non ti conoscesse, ti andrebbe di iniziare illustrandoci il tuo percorso letterario?

LM: Ciao Roberto, per me è un grande onore comparire sulle pagine di questo blog, da sempre tra i miei preferiti. Ho cominciato a scrivere una ventina d’anni fa, spinto e direi soprattutto confortato dai consigli di amici preziosi come Francesco Costa, Luciano Tas e Lia Levi.

La mia prima raccolta di racconti, Memorie a perdere, risale al 2009. Nel corso degli anni ho pubblicato alcuni romanzi e parecchi racconti, cercando di spaziare il più possibile tra i vari generi letterari: noir, mistery, sovrannaturale, horror e fantascienza, senza disdegnare la denuncia sociale, come nel romanzo «Ci sono stati dei disordini».

Negli ultimi anni ho scritto alcuni romanzi brevi tra l’horror e il noir in coppia con l’amica…

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Il Murale dell’Aula Magna dell’Ex Caserma Sani

Nell’ambito delle discussioni sull’opportunità del murale di Mauro Sgarbi al Mercato Esquilino, saltò fuori, come argomento a favore, il progetto di decorazione dell’Aula Magna dell’ex Caserma Sani, promosso dalla Carnegie Mellon University e dal Comune di Roma, grazie all’impegno e all’interessamento dell’artista e professore Douglas Cooper.

Progetto che vide coinvolto il nostro Centro Anziani e che fu finanziato, oltre che dall’università americana, anche dalla Fondazione Olivetti,dalla Roy A. Hunt Foundation e dalla Bitner Foundation.

Ora, mi ricordo che se ne parlava intorno al 2004/2005, ma essendo in quel periodo cominciata la mia personale versione di Casa Surace con il trasferimento a Milano, non seguì più la questione.

Anzi, visto che da quando ero tornato a casa, non ne avevo più sentito parlare, davo per scontato che quel progetto fosse abortito; finché, un settimanella fa, parlando con i miei amici del Mercato Esquilino, feci la mia solita figura da idiota…

L’opera non solo era stata realizzata, ma meritava di essere ammirata: così cominciò la mia peripezia. Tentai più volte di imbucarmi nell’Aula Magna, dove, a causa delle sessione d’esami, fui buttato fuori,  nonostante tentassi di fingermi un turista inglese tonto e sperduto…

Alla fine, grazie alla gentilezza e disponibilità dei custodi dell’Università, che meritano un elogio pubblico, sono riuscito a spuntarla…

E sono rimasto a bocca aperta, per un’opera monumentale che è un grande atto d’amore per Roma e l’Esquilino… Ho scattato qualche brutta foto, perchè non rendono l’emozione che si prova nel vedere il tutto dal vivo, le ho caricate sui vari gruppi dell’Esquilino che si trovano su Facebook, convinto di essere spernacchiato, come l’unico che non avesse visto dal vivo tale capolavoro…

E invece, la seconda sorpresa: a quanto pare, non ero il solo a non conoscerla. Dello sforzo e del lavoro del 2005, si era persa memoria.

Ed è un vero peccato: sarebbe cosa buona, ma forse è una pia illusione che l’Esquilino si riappropriasse di un pezzo della sua storia, visto che tanti suoi abitanti vi hanno fatto da modelli e che, compatibilmente con le esigenze della facoltà, tale spazio potesse essere utilizzato per i tanti eventi culturali del Rione..

Esce l’antologia Aleppo c’è, a cura del collettivo Bibbia d’Asfalto a supporto di Medici senza Frontiere

KippleBlog

Kipple Officina Libraria presenta la raccolta di AA.VV. Aleppo c’è, curata dal collettivo Bibbia d’Asfalto. Dall’introduzione del Collettivo, estrapoliamo questi passi:

Abbiamo chiesto a scrittori e poeti di denunciare la tragedia umanitaria della Siria, prendendo come simbolo Aleppo, centro di carneficine e orrori che si sono susseguiti per mesi, interminabili e lunghissimi mesi, sotto i nostri occhi, impotenti ma offesi, immobili ma sensibili. Abbiamo detto ad Adorno che dopo Auschwitz non è solo doveroso ma necessario riparlare di stermini; che la Poesia lì non è morta, o se lo è, è rinata forte e urlante.
La poesia, si sa, è fatta di parole. Di parole, non di soluzioni. Di cuore, non di falso buonismo. L’abbiamo scelta non per coprire il rumore delle bombe, ma per riempire quel vuoto assordante che viene dopo. Abbiamo scelto la poesia per costringere ognuno di noi, al caldo sicuro del proprio quotidiano, a…

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Lo sviluppo esplosivo dell’industria spaziale – 1

Il tredicesimo cavaliere 2.0

robot, industria spaziale, stampa 3D Nasce l’industria spaziale

I progressi nella robotica e nella produzione incrementale (additive manufacturing / 3D printing) sono diventati elementi chiave per le prospettive dell’industria spaziale. È diventato fattibile avviare sulla Luna un impianto autosufficiente e auto-espansivo a costi ragionevolmente bassi. Sono stati sviluppati semplici modelli matematici per identificare i principali parametri del successo di una installazione riuscita. Essi indicano che una installazione basata esclusivamente su risorse proprie può essere ottenuta con appena 12 tonnellate (MT) di materiale industriale vario trasportato sulla Luna durante un periodo di circa 20 anni. Meno di un LEM, il modulo di allunaggio dell’Apollo, che ne pesava circa 15. L’equipaggiamento sarà inizialmente gestito da una postazione remota, poi passato alla piena autonomia in modo che l’industria possa espandersi fino alla Fascia Principale degli Asteroidi e oltre. La strategia iniziale si basa su un sistema di sub-replicazione che evolve verso la piena auto-sostenibilità (l’isolamento…

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Savana e dintorni: 4 specie a rischio ma lontane dai riflettori

OggiScienza

SPECIALE MAGGIO – Di fronte alla parola estinzione la maggior parte di noi pensa a una tigre, a un panda, a un rinoceronte o a un elefante. Ovvero alle “specie bandiera”, che grazie al loro carisma fanno da ambasciatrici e catturano l’interesse del pubblico verso la conservazione e la tutela dell’ambiente. Ma le specie in pericolo sono sempre di più e tante le diamo per scontate, ignorando che rischiano anche loro di scomparire. È il caso di molti abitanti della savana (e dintorni), non solo animali ma anche straordinari alberi.

Baobab di Grandidider (Adansonia grandidieri)

Non c’è viaggio in Africa dal quale non si torni con le foto dei baobab, imponenti, maestosi, enormi, che svettano su strade accidentate e aridi paesaggi, incorniciando il tramonto con i propri rami. Delle otto specie note che appartengono al genere Adansonia, sei sono endemiche del Madagascar: non si trovano che lì…

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Chi s’ è arrubbata ‘a monnezza de Roma ? (Epilogo)

Epilogo 

Passarono un paio di giorni, credo.  Questa volta, non avevo né bevuto, né bisbocciato. Anzi, stanco per una giornata folle al lavoro, con l’acqua alla gola per rispondere a un bando gara, avevo comprato da Radici, il locale salentino a via Emanuele Filiberto, una porzione di riso patate e cozze a portare via e una burrata. Le avevo mangiate, buttando le confezioni nella pattumiera, tanto sarebbero scomparse, se poi per merito dei mazzamurelli o per qualsiasi altro motivo,  era un altro paio di maniche, e poi subito a letto.

Mentre armeggiavo per la cucina, per preparare il caffè e capire dove fossero finiti gli ultimi osvego, ebbi la sensazione che qualcosa non andasse. Mi girai verso la pattumiera. Era piena. Sospirai. Non avevo sognato tutto…  E in qualche modo, Baillardo ce l’aveva fatta.

Il silenzio fu interrotto dal suono di un canto, proveniente da migliaia e migliaia di voci.

Compagni avanti, il gran Partito

noi siamo dei lavoratori.

Rosso un fiore in petto c’è fiorito

una fede ci è nata in cuor.

Corsi alla finestra del salone. Per viale Manzoni e via Principe Eugenio, marciava una folla sterminata di mazzamurelli,  alzando il pugno chiuso verso il cielo e cantando l’Internazionale.  Molti portavano bandiere rosse, ritratti di Marx e striscioni di ogni dimensione e colore.

Su alcuni d questi era scritto La proprietà è un furto, Proletari di tutto il mondo unitevi , Potere a chi lavora, ma,  sulla maggior parte, spiccava un Sindaca caccia li sordi

Così fu il mio turno, di scoppiare a ridere senza ritegno.

Anche nella mia famiglia abbondano anarchici e marxisti, nonno Ottavio se la passò brutta con i fascisti e ho persino un cugino che ha fondato un suo personale partito comunista, non sono mai stato interessato alla politica attiva: in compenso, mi ha sempre affascinato l’estetica delle grandi manifestazioni…

Uno dei ricordi che ho da bambino, sono le manifestazioni del 77, che percorrevano Viale Manzoni, con tante bandiere e slogan ritmati

Probabilmente avrà avuto ragione Ionesco, saranno diventati tutti notai, ma quella massa di persone ha colpito il mio immaginario: per cui, mi sono divertito a rendere loro omaggio, sperando che vi siate divertiti a leggere questo racconto, tanto quanto io mi sono divertito a scriverlo..