Ponte Lupo

 

Una delle rogne che il Principe Padre scaricava spesso ad Andrea Conti, era quella di gestire i rapporti tra i turbolenti sudditi, chiamiamoli così, del ducato di Poli e Guadagnolo e i Barberini.
I motivi del contendere erano molti: le faide tra Poli e Casape, il comune confinante, feudo che i Barberini, dopo averlo appioppato a tradimento ai Pio di Savoia, erano stati costretti da Brancaccio a riprenderselo al ritorno del Papa Re dopo le vicende napoleoniche.

Cosa che il Principe Padre non riteneva un pessimo affare, visto che, grazie a metodi più o meno ortodossi, la produzione olearia di quel feudo era cresciuta in maniera impressionante.

Però, tra i Polesi e i Casapesi, vi era una faida antica, nonostante le numerose parentele, di cui nessuno aveva ben capito l’origine. E almeno un paio di volte al mese, Andrea Conti e il marchese Luigi Sacchetti, marito di Maria Barberini, dovevano sedersi a tavolino per mediare tra i loro rissosi sudditi: anche perché il Cardinal Colacchia era stato ben chiaro…

La Giustizia Pontificia, già ingolfata dalle cause tra i numerosi parenti di Beppe, non voleva avere nulla a che fare, con quelle teste matte.

Il secondo motivo del contendere consisteva negli usi civici che la comunità di Poli aveva sulla tenuta Barberini di Camporazio, che i sudditi dei Conti, come dire, interpretavano in maniera alquanto estensiva…

Un lontano zio di Beppe, si era addirittura autoproclamato padrone e custode di Ponte Lupo, organizzando scampagnate, alquanto costose, per i nobili inglesi impegnati nel Gran Tour.

Però, a dire il vero, Ponte Lupo, porzione visibile dell’acquedotto romano costruito nel 144 a.C. dal pretore Quinto Marcio Re (da cui il nome Acqua Marcia) all’ epoca della distruzione di Cartagine, meritava di essere visitato.

Andrea rimaneva sempre affascinato dalle sue arcate, quando accompagnava a caccia il Principe di Salina, nel fosso delle Acque Rosse o valle dei Morti, così battezzato nell’ 800 per l’abbondanza di reperti umani e archeologici allora rinvenuti.

Di fatto, l’Acqua Marcia era il nume tutelare della valle dell’Aniene. Era uno tra i più lunghi acquedotti romani (91,4 km, quindi più lungo anche del moderno acquedotto del Peschiera che ne misura 86) e la sua portata era di 190.000 metri cubi d’acqua al giorno. Le sorgenti abbondanti e purissime della Marcia si trovavano, secondo quanto riporta Frontino, all’altezza del XXXVI miglio della via Valeria nei pressi di “Marano Equo”e la sua acqua era stata lodata da Plinio, Clarissima acquarum omnium, la chiamava e pare fosse la preferita per tagliare il vino alla corte imperiale.

Ne cantavano le lodi il buon Cassio Alberto

E fondato cotesto grand’Arco nel fine della Tenuta di S.Gio. Camporaccio, spettante oggi agl’Eccell.Barberini, sopra al Torrente denominato Acqua Rossa. Sul dorso sosteneva due larghi Spechi, l’orifico de quali s’estende a palmi 12. Enc.4. Dall’Ala Meridionale sovrastava all’inferiore della Claudia per primi 79. Quello che tragittava l’Aniene; alla Settentrionale si appoggiava di struttura circa VI palmi più biffo quel della Claudia, la quale oltre al Ponte continuava per retta linea il suo corso per tratto di III miglia a Valle Inversata, dove è situata la Chiesuola di S.Maria in Cavamonte

e l’eruditissimo Nibby

E in questo punto che i tre acquedotti, della Marcia, Claudia, ed Aniene nuovo traversavano la ultima falda degli Appennini, quindi fu d’ uopo costruire nelle valli ponti magnifici o stupende arcuazioni, delle quali rimangono ancora avanzi , che tanto più sorprendono, quanto meno son noti. E nella vallata di s. Antonio un poco di sotto al ponte di questo nome veggonsi ancora le tracce del ponte, sul quale passava la Marcia: come nell’alti» vallone della Mola si ammira ancora l’arcuazione di 20 fornici , pel tratto di 750 piedi, costrutta di tegole e mattoni,e che chiamansi gli Archi della Mola. Quello della Claudia, e dell’Aniene Nuova, essendo di livello molto più alto, fu d’uopo costruire ponti ancora più alti : le due acque sovrannotate passavano sopra quello di s. Antonio, ponte che ha sette archi , e 120 piedi di altezza verticale; e dopo quel punto, dividendosi, la Claudia traversava il vallone meridionale sopra il ponte s. Pietro, diriggendosi di là al ponte Lupo: l’Aniene volgendosi verso oriente traversava il vallone pel ponte denominato le Forme Rotte, sotto il villaggio diruto di Castel s.Angelo, e di là da esso, sotto lo stesso villaggio, ed in vista di Villa Catena, traversava una altra valle profonda, che perciò dicesi dell’Inferno, onde il ponte, e l’arcuazione ha lo stesso nome: e poscia andava a congiungersi coll’ acquedotto della Claudia al ponte Lupo ricordato di sopra.

E quando Andrea, uscito dalla sua Villa Catena, cercava pace nei boschi, lo ammirava, sognando di essere in quadro di Caspar David Friedrich

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